“Fever Dreams Pts 1-4”: le allucinazioni febbrili di Johnny Marr diventano musica

“Fever Dreams Pts 1-4”: le allucinazioni febbrili di Johnny Marr diventano musica
Condividi su

Johnny Marr, ex chitarrista dei The Smiths, torna con un nuovo progetto solista. Esce oggi, 25 febbraio, “Fever Dreams Pts 1-4”, quarto disco del musicista britannico, a distanza di quattro anni da “Call The Comet”, che nel 2018 raggiunse la Top Ten inglese

Pubblicato per BMG, l’album si divide in quattro capitoli con diverse uscite: si tratta di un doppio LP composto da 16 tracce scritte e registrate allo studio Crazy Face Factory (famoso, tra le altre cose, per essere stato il set del video di Love Will Tear Us Apart dei Joy Division). Marr ha lavorato al disco insieme al suo team storico: il co-produttore Doviak, il bassista Iwan Gronow e il batterista Jack Mitchell. I cori sono della cantautrice americana Meredith Sheldon, mentre al basso in tre brani troviamo Simone Marie Butler dei Primal Scream.

Copertina disco
Johnny Marr: dagli Smiths alla carriera da musicista “solitario”

Dalla fine degli Smiths nel 1987 Johnny Marr non è mai rimasto con le mani in mano. Non poteva rimanere a guardare mentre gli altri facevano musica, perché “gli altri” avevano bisogno di lui. E poi perché Johnny Marr non voleva smettere di suonare, così come non lo vuole ora. Le collaborazioni con numerosi gruppi e artisti ne sono la dimostrazione: oltre ad essere un richiestissimo turnista, Johnny Marr ha scritto, suonato e registrato con nomi come Beck, Talking Heads, The Pretenders, Oasis, John Frusciante e molti altri.

Di recente, l’ex chitarrista degli Smiths ha lavorato insieme ad Hans Zimmer per la composizione del brano di Billie Eilish, No Time To Die, colonna sonora dell’ultimo film della saga di 007.
Marr aveva già lavorato insieme al compositore e produttore tedesco nel 2013 per la realizzazione della colonna sonora di The Amazing Spider-Man.

Potrei dilungarmi parecchio sul ruolo che Johnny Marr ha avuto in questi anni per la musica, contribuendo alla realizzazione di diversi progetti musicali importanti. Ma l’intento di riflessione qui è altrove, ovvero sul ruolo che musicalmente Johnny Marr ha avuto per se stesso.

Parliamo di quattro album in studio, il primo uscito nel 2013, il secondo l’anno successivo. Call The Comet arriva qualche anno dopo (e le recensioni sono state positive). Ci è voluto così tanto a partorire l’idea di dover realizzare dei progetti musicali completamente suoi, che forse sono arrivati troppo tardi. Dei lavori che sì hanno confermato le abilità di Marr come musicista (pur non essendocene bisogno), ma che hanno mostrato come fare il frontman non sia esattamente il suo mestiere.

Fossero usciti dieci o quindici anni prima, questi dischi probabilmente avrebbero avuto il loro senso, anche se si vede chiaramente l’assenza di un percorso artistico ben definito. In generale, la carriera in solitaria post Smiths non è stata un gran successo, Marr non è mai riuscito a trovare veramente la sua strada.

Per questo motivo Fever Dreams Pts 1-4 non solo arriva nel momento sbagliato, ma mi azzarderei a dire che forse non sarebbe mai dovuto arrivare.

Fever Dreams Pts 1-4: un disco dilungato nel tempo

I sogni febbrili sono un fenomeno misterioso, delle allucinazioni che ti lasciano in uno stato confusionale. Non sai perché ti siano capitati, sai solo che si tratta di un’esperienza di cui avresti volenteri fatto a meno.
Ecco, forse non c’è titolo più adatto per questo album, perché descrive perfettamente il suo contenuto.

Il 15 ottobre del 2021 uscì l’EP Fever Dreams Pt 1, la prima parte dell’album completo che conteneva le prime quattro tracce, mentre il 17 dicembre dello stesso anno ne arrivarono altre quattro con Fever Dreams Pt 2.

Spirit Power & Soul apre il disco il maniera fredda e con un potente uso dei sintetizzatori, Receiver regala “un po’ più di chitarra”, ma senza esagerare. All These Days è decisamente uno dei pezzi più a fuoco dell’intero progetto, dove Marr riesce a dare anche la giusta interpretazione vocale, insieme a Hideaway Girl, che nel ritornello ricorda molto lo stile degli Smiths.

Passano inosservati Ariel e Lightning People, troppo deboli e anonime. Funzionano meglio invece Sensory Street e Tenement Time, che riescono ad attirare di più l’ascoltatore con un’utilizzo della chitarra molto più rock, ma niente di particolarmente emozionante.

L’11 gennaio esce il singolo Night And Day, presente in Fever Dreams Pt 3. Senza dubbio il brano più riuscito dell’intero album, il più radiofonico, il più accattivante. Un pezzo che attira, ma che fa anche arrabbiare. Sì, perché con questo brano sembrava quasi che Johnny Marr avesse finalmente trovato la sua strada, e invece no. Se tutto l’album fosse stato sulla stessa lunghezza d’onda di Night And Day, forse avremmo potuto dare un senso alla carriera solista di Johnny Marr nel 2022.

In Fever Dreams Pt. 3 ci sono anche The Speed Of Love e Rubicon, due brani più introspettivi, oltre che Counter Clock World, che non ha la stessa potenza dei precedenti.

Si chiude la quarta parte con God’s Gift, Ghoster, The Whirl e Human. Purtroppo questa risulta la parte peggiore di tutto l’album, quattro pezzi che non lasciano nulla e che vorresti saltare in fretta.

Abbiamo ancora bisogno di Johnny Marr?

L’album è frutto di un lavoro di scrittura e composizione avvenuto in un momento in cui la vita sociale era sospesa, quindi l’attenzione di Marr si è rivolta alla vita interiore e psicologica. Un peccato per il risultato.

Veramente abbiamo ancora bisogno di Johnny Marr?

Il suo contributo ai diversi progetti musicali è stato così essenziale? Forse il fatto di provenire da un gruppo di successo come i The Smiths è stato una sorta di maledizione. Sempre in disparte, mai protagonista, e nel momento in cui decide di diventare il protagonista, i prodotti non convincono.

Siamo nel 2022 e la musica è andata avanti, credo che continuerà ad andare avanti anche senza i nuovi album di Johnny Marr.

a cura di
Valentina Dragone

Seguici anche su Instagram!
LEGGI ANCHE – “Martin Luther King vs FBI” – Luci e ombre dell’uomo che scosse l’America
LEGGI ANCHE – Sky Arte presenta “My Generation”
Condividi su
Valentina Dragone

Valentina Dragone

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *