Don’t look up! Storia di come moriremo tutti: non per colpa di una cometa, ma a causa della stupidità umana (SPOILER!)

Don’t look up! Storia di come moriremo tutti: non per colpa di una cometa, ma a causa della stupidità umana (SPOILER!)
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Per la regia dell’acclamato Adam McKay (“The Big Short” e “Vice”) e con i Premi Oscar Leonardo DiCaprio, Jennifer Lawrence e Meryl Streep, in sala e su tutte le piattaforme Netflix arriva finalmente l’attesissimo film “Don’t look up”.

“Moriremo tutti, cazzo!” grida una sconvolta Jennifer Lawrence, con gli occhi fuori dalle orbite, davanti alla telecamera. In diretta TV.
Durante la messa in onda di “The Daily Rip”, l’iconico programma condotto da Jack e Brie.
Il programma più seguito d’America, quello che l’americano medio non si può assolutamente perdere – e che passa dal trasmettere la proposta di matrimonio fatta da un’infedele popstar alla diva ecologista di turno, all’ironizzare sulla fine del mondo imminente.

“Moriremo tutti, cazzo!”.
Ed è subito meme. Nel film, sì, dove la faccia di Kate subisce ogni sorta di modifica e viene postata e ripostata ovunque (cosa, d’altro canto, non del tutto nuova alla nostra J.L).

Da qui in poi “Don’t look up” entra nel vivo, e, con toni leggeri ma piuttosto dissacranti, Adam McKay ci regala un’altra piccola perla del suo Cinema, lasciandosi andare senza tante cerimonie ad una divertente critica all’americanismo più sfrenato e alla società in cui viviamo.
Ma andiamo con ordine, perché questo film, di primo impatto un satirico sci-fi, mette molta – forse troppa – carne al fuoco.

Una trama semplice ma efficace


Il professor Randall Mindy e la dottoranda Kate Dibiasky fanno un’importante scoperta: una cometa gigantesca, grossa come il monte Everest, è in rotta di collisione con la Terra, contro la quale andrà a schiantarsi dopo soli 6 mesi e 14 giorni esatti.

Randall e Kate scoprono che la cometa impatterà sulla Terra, causandone la distruzione
Randall e Kate scoprono la cometa

La cometa, chiamata anche killer di pianeti, porterà all’estinzione della razza umana e di qualsiasi altra forma vivente sul nostro pianeta. In corsa contro il tempo, Randall e Kate saranno però ostacolati dal più temibile e invincibile dei nemici: la stupidità umana.
Circondati da sociopatici filantropi, giornalisti di mero gossip e un Presidente megalomane, i due lotteranno strenuamente per far sentire la loro voce e mostrare a tutti una scomoda verità che, sebbene sia sotto gli occhi di tutti, i più non hanno il coraggio d’accettare.

Jonah Hill, Leonardo DiCaprio, Jennifer Lawrence e Meryl Streep
Un cast stellare


Il film vanta sicuramente d’un cast d’eccezione – che potremmo addirittura definire stellare!
Accanto al poliedrico, e ormai affermato, DiCaprio, ritroviamo, dopo una lunga assenza dalle scene, una Jennifer Lawrence decisamente in parte. L’attrice interpreta Kate, una giovane e talentosa dottoranda, dalla ferrea morale che, pur cadendo spesso in preda ad una profonda isteria, ha le idee ben chiare su quale sia la cosa giusta da fare.

Cosa che non si può dire di certo di Randall Mindy, il controverso personaggio interpretato da Leonardo DiCaprio. Da insicuro idealista, Randall diventa un influente personaggio di spicco, “il professore più sexy d’America”, e sembra godere a pieno di questa notorietà finché la piega presa dagli eventi e la rivelazione circa la sua futura morte non lo riporteranno coi piedi per terra.

Jennifer Lawrence (in dolce attesa) e Leonardo DiCaprio alla premiere di "Don't look up"
Jennifer Lawrence e Leonardo DiCaprio

Qui DiCaprio si rivela ancora una volta abilissimo nel mettere in scena la complessità del suo personaggio, e fa sfoggio di tutta la sua bravura lasciandosi andare, davanti alle telecamere, ad un appello pieno di pathos che tiene lo spettatore col fiato sospeso.

Abbiamo poi tanti altri nomi: Meryl Streep, che interpreta il megalomane e ignorante Presidente degli Stati Uniti, affiancata dall’esilarante Jonah Hill. Ma anche Rob Morgan, Timothée Chalamet, Cate Blanchett, Mark Rylance, Himesh Patel, Ron Perlman e Ariana Grande.
Insomma, un cast estremamente eterogeneo, che, con questi nomi, siamo sicuri saprà conquistarsi l’attenzione di molti.

Il cast
Un film potente, che fa riflettere


Come molti film di McKay, “Don’t look up” è costruito su più livelli. Lo spettatore, armato di pop-corn e Coca Cola, sarà libero di godere del film, di facile comprensione, semplicemente spegnendo il cervello, oppure potrà approcciarsi ad esso in modo più critico e consapevole.

La pellicola infatti, nonostante il ritmo divertente e scanzonato, suggerisce una riflessione più profonda sul mondo che ci circonda e che critica, tra le righe. Essa non esita a porre l’accento, in modo brillante e sagace, su una serie di problemi propri della società in cui viviamo. Problemi con i quali ognuno di noi si trova a fare i conti, tutti i giorni.
Possiamo passare in rassegna brevemente alcuni di essi, soffermandoci sui più importanti.

Critica alla classe politica…

La critica alla politica e alle sue figure al vertice è sicuramente un problema attuale, che interessa moltissimi paesi occidentali.
In questo film McKay ci fornisce l’immagine di una classe politica inadeguata, che tenta di risolvere i problemi in modo superficiale e approssimativo. Il governo dello Stato è infatti nelle mani di personaggi incompetenti, che agiscono per mero interesse personale e non si curano del benessere del popolo.

La perdita della credibilità politica emerge con chiarezza nel momento in cui le principali decisioni su cui si basa il futuro del Paese – e la distruzione di una cometa destinata a portare all’estinzione di massa rientra decisamente tra queste – sono influenzate dai principali finanziatori delle campagne elettorali.
La politica che si mette a servizio dei potenti. La politica che si piega, cedendo al fascino del denaro.

O quando assistiamo con sgomento ai discorsi fatti, durante il film, dal presidente e dai suoi collaboratori, che, indifferenti riguardo al destino del popolo, decidono che la cosa migliore da fare sia quella di “attendere e accertarsi”.

Colpisce, in tutta la sua ignoranza, la scena dove, alla Casa Bianca, essi discutono sulla percentuale di probabilità che si verifichi la caduta della cometa sulla Terra. Questa percentuale viene di fatto abbassata al 70%, come se si trattasse di un’asta al ribasso, e non di un evento che di fatto accadrà con assoluta certezza.
Questo perché, come afferma il Presidente Orlean, “non si può andare in giro a dire alla gente che ha il 100% di possibilità di morire”.

Emerge, tra le altre cose, anche la critica al nepotismo (rappresentato qui dalla figura del figlio Jason Orlean), e all’assegnazione, in modo totalmente arbitrario, delle alte cariche dello Stato a persone che, di fatto, non avrebbero le skills adatte per ricoprire quei ruoli.

Il Presidente Orlean tiene un comizio politico per convincere gli elettori dell'inesistenza della cometa
Il Presidente Orlean
… ai pazzi megalomani…


Ma Adam McKay sembra deciso a non farsi mancare nulla, determinato a colpire la società in ogni suo aspetto, seppur minimo e marginale.

Ed è forse proprio per questo motivo che, ad un certo punto del film, in modo totalmente inaspettato, ci viene presentato un personaggio, a prima vista insignificante, con cui dovremo ben presto fare i conti. La sua utilità non ci apparirà fin da subito chiara.
Ahimè, esso risulterà essere invece – SPOILER – un personaggio chiave! Colui che determinerà le sorti del mondo – arrivando di fatto a condannarlo.

Sto parlando di Peter Isherwell, il ricco proprietario della BASH, che rappresenta qui il freddo uomo d’affari deciso a farsi carico del peso e dei problemi dell’umanità. Caratterizzato da una lunga serie di stereotipi, Peter vorrebbe essere visto da tutti come un integerrimo filantropo. In realtà, la vera essenza del personaggio è totalmente diversa: quella di un megalomane sociopatico che fatica a stabilire una connessione con il resto del mondo.
Cosa esilarante, trattandosi proprio del proprietario di un’azienda di cellulari!

La scena in cui battezza come “Primo” la macchina da lui creata, definendosi poi padre di essa (“Crono”), strappa una risata allo spettatore, ma mostra Peter per quello che realmente è. Un folle svitato che non ha la più pallida idea di quello che sta facendo.
Messaggio che arriva forte e chiaro, e che vediamo impresso negli occhi di uno sconvolto professor Mindy.

… alla stupidità della razza umana


Arriviamo poi ad un problema gigantesco, ampiamente trattato, del quale potremmo stare a parlare per ore: la stupidità della razza umana.
Il regista ce ne dà un assaggio, mostrandoci la società per quella che è (e in modo decisamente poco velato a dire il vero). Un mucchio di persone stupide e ignoranti, la cui opinione muta col mutare degli eventi.

I loro comportamenti e le loro decisioni non sono mai frutto di una riflessione lucida e consapevole. Al contrario, queste masse incolte sembrano bersi ogni sorta di storia strampalata, raccontata loro da web star di poco conto e celebri personaggi di spicco. Insomma, un gregge di pecore beeeelanti, che si lascia spesso infinocchiare da discorsi privi di contenuto. Discorsi che, ben confezionati e studiati a tavolino, mirano a confondere, con la loro portata travolgente.

McKay riesce qui a fornirci il ritratto della società in cui viviamo, dipingendola con tinte vivide e colori vivaci: l’opinione pubblica e il suo mutare, influenzata dai social e dalle tendenze. L’ignoranza dilagante e diffusa della massa (in una sola parola: #lanciochallenge), che viene strumentalizzata da chi ne può trarre maggior profitto. Il bisogno e il desiderio, propri delle persone, di commentare ed esprimere la propria opinione su tutto, anche riguardo questioni di cui si è, di fatto, privi di competenza.

La folle ostinazione di chi non accetta una verità che, per quanto scomoda, risulta a tutti ben visibile. Sotto gli occhi di tutti – o per meglio dire sopra -. Una verità a cui sarebbe facile accedere, semplicemente volgendo lo sguardo in alto, verso il cielo, per rendersi conto dell’effettiva esistenza della cometa, che avanza spedita verso la Terra.
Appare dunque evidente come ciò che condanni, in realtà, le sorti del nostro pianeta non sia la caduta di una cometa, bensì la stupidità della razza umana.

Randall e Kate in studio per parlare della cometa e delle conseguenze che avrà la sua caduta sulla Terra
Randall e Kate da “The Daily Rip”
La cometa come metafora di un problema più grande


E’ interessante, infine, come la caduta della Cometa Dibiasky non funga che da pretesto per parlare di un problema più grande, che interessa tutti noi da vicino. Mi riferisco, ovviamente, a quello ambientale, che a lungo andare potrebbe provocare danni irreversibili al nostro pianeta.

Leonardo DiCaprio, da sempre molto sensibile e attivo riguardo queste tematiche, ha rilasciato una recente intervista, dove afferma di aver accettato la parte del Professor Mindy proprio perché questi argomenti vengono affrontati implicitamente nel corso del film. DiCaprio ribadisce inoltre come, al giorno d’oggi, risulti di fondamentale importanza sensibilizzare le persone riguardo a problemi come il cambiamento climatico. Problemi innegabili, perché scientificamente dimostrati, che non possiamo (e non dobbiamo) più ignorare.

La Cometa Dibiasky si dirige veloce verso la Terra
La Cometa Dibiasky
Film da… Oscar! Si o no?


A mio parere… decisamente sì. Non solo, mi aspetto che il film venga candidato all’Oscar per la maggior parte delle categorie più importanti (Miglior Film, Miglior Attore/Attrice Protagonista, Migliore Regia, Migliore Sceneggiatura). Assieme a “Dune”, era forse la pellicola che attendevo di più nel 2021, e, devo ammettere, non ha disatteso le mie aspettative, rivelandosi, di fatto, un ottimo film.

Promosso o bocciato?


Promosso a pieni voti. A tratti esilarante, a tratti impegnato e serio, riesce a trattare temi complessi in modo brillante e leggero, senza risultar mai troppo pretenzioso. Un vero gioiellino.
“Don’t look up” ha saputo regalarmi emozioni e risate, tutto quello che mi aspetto faccia un buon film.

C’è una scena che mi porterò a lungo nel cuore: quella finale, quando il panico dilaga e la gente è ormai in preda all’isteria di massa che precede la fine del mondo. E’ in quegli ultimi istanti di vita che si rivela la vera natura delle persone. C’è Brie, che preferisce bere e “buttare merda” sugli altri. Jack, che propone di scopare e pregare. Chi si reca dal marito, chi dalla figlia. C’è il boom di richieste delle ragazze in topless.

Infine ci sono i nostri protagonisti, che, dopo aver cercato fino all’ultimo di salvare il pianeta, si trovano tutti insieme a casa di Randall, per consumare un’intima – ultima – cena . Circondati dall’affetto di coloro che amano, riescono a trovare una morte serena, comprendendo il valore di quello che hanno e godendone fino all’ultimo.
Acquista dunque significato la frase di Jack Handey, posta ad inizio film: “Vorrei morire serenamente nel sonno come mio nonno, non gridando di terrore come i suoi passeggeri”.

Ad ogni modo, per quanto mi riguarda, solo una domanda mi assillerà per sempre d’ora in avanti. Continuerò a chiedermi, assieme a Kate, perché il Generale abbia fatto pagare loro quegli snack.

“Don’t look up”

A cura di
Maria Chiara Conforti

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