Song Exploder e Hurt: il lato chiaro di Trent Reznor

Song Exploder e Hurt: il lato chiaro di Trent Reznor
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Song Exploder è un podcast musicale creato da Hrishikesh Hirway, musicista e produttore americano. Dal 2014 ogni due settimane presenta musicisti che parlano del processo creativo alla base di un singolo in particolare, destrutturando la canzone e ricostruendo invece quelli che erano i tempi in cui è nata. Recentemente, ad esempio, sono stati ospitati gli Imagine Dragons per Follow You, o Yusuf / Cat Stevens per la meravigliosa Father and Son. Nel 2020 diventa uno show su Netflix, comprensivo di volume 1 e volume 2, ognuno con 4 episodi. Dua Lipa, The Killers, Alicia Keys, R.E.M alcuni dei nomi presenti.

Dall’altra parte, Trent Reznor è il frontman dei Nine Inch Nails, band industrial Metal originaria di Cleveland. Il loro secondo disco è un concept album dalla trama volutamente complessa, noto come The Downward Spiral. Esso racconta di un protagonista che, col susseguirsi delle tracce, realizza di non poter fuggire da un sistema che lo sottomette, se non con il suicidio. 

Sebbene nel 2017 Trent Reznor partecipò già a Song Exploder con The Lovers, i loro cammini si incrociano una seconda volta nell’omonima docuserie. Trent torna per raccontare l’ultima traccia di The Downward Spiral, la fine del percorso da lui ideato: Hurt.

Hurt: la fine del percorso

I hurt myself today

To see if I still fill

I focus on the pain

The only thing is real.

Come accennato, The Downward Spiral è la storia di un individuo che cerca la salvezza tra sesso, droga, autodistruzione e disprezzo di sé, tentando di trovare un motivo. Verso la fine, il disco si fa schizofrenico e la follia del protagonista si manifesta. Hurt è la sua ultima traccia, ed è tuttora un singolo famosissimo: questo è dovuto forse al fatto che è uno dei brani che ha subito più cover in assoluto, tanto che, dopo una splendida interpretazione di Johnny Cash, Trent dichiarò fieramente “questa canzone non è più mia“. Una fama che si può trovare nella potenza semplice del testo, nella crudezza delle immagini che evoca e, parlando della versione dei NIN, anche nel mix.

Nello scavare dentro Hurt, infatti, tanti sono gli elementi che l’hanno resa così celebre. Dalla discussione viene fuori infatti come siano i dettagli e le varie scelte musicali e cinematografiche a renderlo tale: “mi piace l’idea che sia necessario impegnarsi per capire” racconta. L’intervistatore ha con sé la primissima registrazione del brano, e durante l’episodio l’ascolta con l’artista.

Per cominciare, si parla della voce di un giovane Trent, che nonostante l’usuale grinta e rabbia risulta flebile, diversa, fragile. E’ il risultato, racconta, della volontà di voler a tutti i costi trasmettere una determinata emozione, unita alla frustrazione del milionesimo take ed alla vergogna di cantare qualcosa di così intimo. Un dettaglio interessante è come la stessa voce sia distorta e panpottata (spostata) da un lato, che conferma la volontà di nascondersi dietro al brano.

La canzone inizia con un suono distorto, un fruscio come se il disco fosse appena stato ritrovato dalle frequenze poco udibili, tecnica che Trent prende in prestito dal cinema come tecnica per indurre disagio nell’ascoltatore. Come dice nell’episodio, è una lezione che impara da David Lynch. Il disco, per altro, è disseminato di suoni subliminali e sovrapposti. Nel ritornello, poi, il fatto che ci siano più chitarre che suonano le stesse note è un elemento che contribuisce alla narrativa della canzone, trasmettendo ingenuità, imprecisione, insicurezza.

Song Exploder: per fare luce

In questa puntata, Trent racconta di sé un lato più chiaro. Ma di Trent si potrebbero dire molte, molte più cose, che sicuramente prima o poi affronteremo. Basti pensare ai suoi lavori per il cinema: nel 2011 vince l’oscar per la migliore colonna sonora per The Social Network, nel 2021 invece ha ben due candidature: Mank e Soul, film d’animazione con il quale poi vince la sua seconda statuetta.

Notare come sia un lucido ragionamento a guidare le emozioni, come siano delle scelte artistiche a dare più valore al testo, è meraviglioso. Fragilità, inadeguatezza, depressione. Perché lato chiaro, quindi? Perché, per una volta, Trent si libera delle maschere violente e degli Yamaha spezzati durante i concerti, e si lascia illuminare per quel che è. 

La versione docuserie su Netflix di Song Exploder sorprende, in quanto molto intima e dettagliata. Racconta, contestualizza e descrive l’ispirazione di alcune delle più grandi menti musicali e performers. Fare luce su questo aspetto, aiuta a comprendere la bellezza di una canzone. Song Exploder fa questo. Una visione ed un ascolto consigliati.

a cura di
Nicolò Angel Mendoza

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