“Cartella Clinica”, il romanzo breve perfetto per l’estate

La letteratura è come il crimine: non va in vacanza. Ma si sa, l’estate è respiro generale e ci si può prendere una pausa da pesanti tomi per ricercare romanzi brevi. Come freschi cicchetti alcolici, sono perfetti per sentirsi culturalmente appagati tra un aperitivo e un concerto in piazza.

Cartella Clinica, il nuovo romanzo di Serena Vitale, non è propriamente un racconto da spiaggia, ma si inserisce sicuramente nella top tre dei libri da recuperare in ferie. 

La trama

Edito da Sellerio, Cartella Clinica è, insieme, un racconto famigliare, una presa di coscienza e un tenero messaggio d’amore postumo della scrittrice alla sorella, morta giovanissima.

Rossana Vitale, sorella dell’autrice, brillante pianista, alla complicata età di 17 anni, nel 1958, inizia a guardarsi allo specchio con insistenza.

A dispetto di quanto possano negare tutti, ne è sicura: ha gli occhi storti. È per questo che fin da bambina aveva l’istinto di cavare gli occhi alle sue bambole?

È l’inizio della “sindrome schizofrenica”.

Rossana verrà osservata, analizzata, curata in molti istituti. Le “cure” utilizzate non avranno mai altro effetto di quello di spegnerla.

fonte Pinterest

Sono anni in cui vengono ancora utilizzate tecniche che ormai sono riconosciute come vere e proprie torture. Lobotomia, elettroshock, lacci e cinghie per legarla a letto. Una ragazza giovane e bellissima scompare lasciando un guscio vuoto e rabbioso.

“Ad ogni ritorno la vedevo cambiata. Gli stessi lineamenti, ma come appiattiti, e i bellissimi occhi dilatati, senza luce.”

Nel 1961, dopo circa due anni in una prestigiosa clinica romana (ma con le medesime “tecniche di cura”), Rossana verrà trovata morta, a soli 19 anni.

L’opera

Nelle sue 115 pagine, il breve romanzo unisce stralci autentici della cartella clinica di Rossana e del decorso della sua malattia fino al completo declino. Ma anche aneddoti di una tipica famiglia del sud Italia negli anni ‘50, con personaggi che ad oggi definiremmo quantomeno strani: lo zio travestito da hawaiana, il nonno con le sue amanti e il padre violinista con le sue stramberie.  E poi le rigidità di pensiero che ingabbiavano soprattutto le donne.

fonte Pinterest

Serena Vitale analizza quegli anni in maniera lucida e precisa e, con l’alternare di episodi clinici e famigliari, ci consegna eventi tenuti a lungo nascosti, o senza volerlo rimossi.

A distanza di 64 anni dalla morte della sorella, è arrivato dunque il momento dell’esame di coscienza nella speranza di rispondere alla più terribile delle domande: perché non me ne sono accorta?

“Neanche di ciò io ho ricordo. Quasi fossi vissuta in un altro luogo, in un’altra casa. Eppure Rossana e io dividevamo la stanza (…). Lì Rossana si pettinava, lì,è possibile, si guardava allo specchio “continuamente”. Non lo avevo mai notato”

È  dunque anche una lunga confessione. Come se la morte di Rossana fosse anche una colpa da espiare per non essersi resa conto del suo dolore. Solo le cartelle cliniche riportavano l’immagine di una sorella completamente differente da quella conosciuta: presentava tendenze a isolarsi e manifestò spesso il desiderio di morire perché brutta ed infelice.

“E io dov’ero? Possibile che fossi cieca e sorda?”

L’autrice

Serena Vitale nasce a Brindisi (Puglia)nel 1945, città che traspare come un’ulteriore personaggio nelle sue descrizioni. È scrittrice e traduttrice di celebri autori come Bulgakov, Dostoevskij e Kundera. Con i suoi romanzi precedenti ha ricevuto numerosi premi tra cui: il Premio Chiara, il Grinzane Cavour, il Bagutta, il Brancati e altri. Sicuramente, però, quest’ultima opera resta tra le più autentiche che abbia scritto. È una lunga lettera alla amata sorella, un forte grido di dolore, ma anche un sussurro di colpa. Finalmente, è una liberazione.

“(Mamma) Sono più bassa, certo, e meno bella, molto meno. Sono però un’altra tua figlia, lo capisci? Non sono Rossana. Lei non c’è più – è morta, morta! Non voglio essere la sua brutta copia!”

a cura di
Rossana Dori

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