Old Boy: il cult sudcoreano di Park Chan-wook torna in sala in versione restaurata

Old Boy: il cult sudcoreano di Park Chan-wook torna in sala in versione restaurata
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Nel 2004 Quentin Tarantino, presidente di Giuria alla 57esima edizione del Festival di Cannes, celebra Old Boy di Park Chan-wook definendolo “il film che avrei voluto girare io”. Old Boy lascia la Croisette con il Grand Prix Speciale della giuria in tasca e all’uscita nelle sale il consenso di critica e pubblico è unanime.

Capolavoro (è proprio il caso di scomodare questo termine) del cinema sudcoreano, Old Boy è uno dei migliori film degli anni Duemila. Un cult che oggi, diciotto anni dopo l’uscita in patria, abbiamo il piacere e l’onore di rivedere in versione restaurata.

Dal 9 giugno il secondo capitolo della cosiddetta Trilogia della Vendetta torna dunque in sala per la prima volta rimasterizzato in 4K, nel suo formato originale di ripresa. Un ottimo restauro, effettuato sotto l’attenta supervisione del regista, frutto di un lavoro durato più di anno. E manco a dirlo il risultato è una festa per gli occhi.

old boy
La trama (no spoiler)

Per quei pochi che non lo avessero visto, Old Boy è la storia di Dae-su, un uomo comune che conosciamo alle prese con un piccolo guaio con la polizia nel giorno del compleanno di sua figlia. Rilasciato dopo aver passato qualche ora in cella per ubriachezza molesta viene misteriosamente rapito.

Non sappiamo perché, non sappiamo da chi; unico indizio, un ombrello viola dalle trame geometriche perfette sotto il quale non sappiamo chi si stia nascondendo. Dae-su passa quindici anni rinchiuso in una stanza. Mangia ravioli fritti, guarda la tv, tiene un diario, si allena tirando pugni a una sagoma disegnata su un muro.

Dalla tv apprende che è accusato dell’omicidio della moglie, tenta il suicidio due volte e due volte viene salvato dai suoi misteriosi carcerieri. Scava una breccia nel muro e formula ipotesi su chi possa celarsi dietro questa tortura psicologica che pare non avere fine.

Un giorno viene addormentato con un gas narcotico e si risveglia in una valigia, in libertà. Da quel momento ha un unico scopo nella vita: vendicarsi di chi gli ha fatto subire tutto questo.

*** Da questo momento in poi seguono grossi spoiler sulla storia e sul finale *** Proseguite nella lettura solo se avete già visto il film!

Impossibile analizzare e riprendere i motivi per cui precipitarsi in sala a (ri)vedere Old Boy senza fare spoiler. Il consiglio è di proseguire nella lettura solo se si conosce il film. Se così non fosse, il consiglio è quello di fare ammenda, recuperarlo come ne andasse della vostra vita e tornare qui.

Vediamo allora cinque motivi per andare a vedere la versione rimasterizzata di Old Boy.

Il restauro

Se anche dal punto di vista tecnico Old Boy era già un film perfetto, il restauro riporta in vita ogni minimo dettaglio del film. Come accade per tutte le opere d’arte più belle.

Immagini pulitissime, esaltate dalla risoluzione 4K in ogni loro particolare, frame dopo frame. E così, se possibile, si gode ancor di più per come Old Boy è fotografato, per come le luci sfiorano e incorniciano i volti e i dettagli degli spazi. Per chi poi non avesse avuto la fortuna di vedere il film in sala in occasione dell’uscita italiana nel 2005, questa è un’esperienza da non lasciarsi sfuggire.

La regia di Park Chan-wook: quando il virtuosismo diventa magistrale

Old Boy è una lectio magistralis di regia. Il film tocca vette altissime nella messa in scena, nello stile, nei movimenti di macchina e in ogni singola inquadratura. Park Chan-wook è un Virtuoso della macchina da presa. In Olb Boy gioca tra fermi immagine (quello iconico della traiettoria del martello di Dae-su), primi piani e dettagli, movimenti di macchina e sequenze virtuosistiche mai banali.

Dalla famosa tortura dei denti ai dettagli geometrici sulle scatole di Woo-jin, al primo piano di Dae-su che addenta un polpo vivo. Per non parlare della sequenza di lotta di Dae-su nell’edificio dove è stato imprigionato; interamente girata con carrello laterale senza stacchi di montaggio per restituire lo stile di un beat’em up.

Altra sequenza memorabile è quella in cui Dae-su ricorda di aver seguito Woo-jin e di averlo sorpreso ad avere un rapporto incestuoso con sua sorella Soo-ah. Due piani temporali magnificamente montati, fluidi e concatenati grazie anche ad un uso magistrale della macchina da presa.

La vendetta, il doppio, la rinascita

Sono questi i tre nuclei tematici principali attorno ai quali si dipana la vicenda di Old Boy. Dae-su cerca vendetta nei confronti di chi lo ha imprigionato. Woo-jin vuole vendicarsi di Dae-su, colpevole di aver rivelato la sua relazione incestuosa con la sorella e a suo dire responsabile del suo suicidio.

La vendetta, agghiacciante, di Woo-jin si compie attraverso un piano – che si avvale dell’uso dell’ipnosi – che porta Dae-su ad innamorarsi e ad avere rapporti sessuali che con quella che scopriamo essere sua figlia Mi-do. Vendetta che una volta compiuta non lascia nulla a Woo-jin che si toglie la vita in una scena ad altissimo tasso di pathos, terribile e straziante insieme.

Il tema del doppio entra in gioco in diversi momenti del film, soprattutto sul finale. Ricorrendo a sua volta all’ipnosi, Dae-su prova a rinascere, cancellando il mostro che è diventato, come un uomo “nuovo”.

Il finale di Old Boy, con quelle impronte così significative sulla neve, col primo piano su Dae-su che cambia espressione e con la sua ambiguità lascia lo spettatore letteralmente senza fiato. Un finale perfetto, che spinge a rivedere il film più e più volte, per comprendere appieno la storia e le sue implicazioni filosofiche e psicologiche.

“Sorridi e il mondo sorriderà con te. Piangi e piangerai da solo”

Old Boy è ricchissimo di citazioni diventate a loro volta dei veri e propri cult. Quella di cui sopra – colpevolmente eliminata dallo spento remake di Spike Lee del 2013 – è forse la più simbolica, certamente la più nota. Racchiude in sé un altro dei nuclei tematici del film, quello della solitudine, ed è scandita in diversi momenti cruciali della storia.

Solitudine espressa anche attraverso la metafora del sogno delle formiche e dalla splendida allucinazione di Mi-do in metropolitana. “A tante persone sole che ho conosciuto è capitato di vedere delle formiche prima o poi. Ho provato a capire perché. Le formiche si muovono in gruppo, lo sai? Credo sia questo il motivo per cui molte persone sole pensano alle formiche.”

“Sebbene io sappia di essere peggio di una bestia, non crede che abbia anch’io il diritto di vivere?”. Altra citazione emblematica del significato della parabola di Dae-su, che sottopone una miriade di riflessioni e spunti a chi guarda. E che parla alla testa e alla “pancia” dello spettatore, come del resto fa tutto il film.

La colonna sonora

Chiudiamo i nostri cinque motivi, che appena scalfiscono la superficie dei perché tornare in sala a vedere Old Boy, con una nota sulla colonna sonora. Sorretta da un alternarsi di composizioni classiche per orchestra a brani composti da Yo Jeong-wook, ha l’andamento delle emozioni e dei pensieri di Dae-su. E di quelli di chi assiste, incantato e turbato, a un pezzo unico di storia del Cinema.

a cura di
Anna Culotta

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