Le infinite notti di Samantha Harvey, edito NNE, rientra nei racconti Le Perenni, storie di vite, ricordi e fragilità narrate in prima persona
Le infinite notti è il diario di un anno di insonnia. Un anno di riflessioni, di ansie e di paure che hanno accompagnato l’autrice durante le sue lunghe, interminabili, “infinite notti” di veglia.
Il circolo vizioso di ansia e insonnia
Le infinite notti descrive alla perfezione il loop infernale che si crea all’interno della tua mente quando steso nel letto sai di aver bisogno di dormire perché sei stanco, perché il giorno dopo hai una lista interminabile di impegni che ti richiederanno il massimo delle energie eppure non riesci a dormire. Le ore passano e sai che avrai sempre meno tempo per riposarti, sai che ormai il giorno dopo sarai “spacciato” e ti obblighi a non pensarci, a rilassarti, a svuotare la mente e dormire. Ma non succede, sei ancora lì, ancora sveglio, sempre sveglio.
Dopo una notte insonne rimpiangi la stanchezza che credevi di provare quando da adolescente andavi a letto tardi. Giorno dopo giorno ti svegli debole, stanco, la tua mente non riesce più a svolgere le funzioni basilari che le sono richieste. È come una macchina che rimane sempre accesa, prima o poi cederà, prima o poi si spegnerà per sempre. E non basterà mettere sotto carica la batteria.
Quando non dormo il mondo diventa un posto pericoloso. […] All’inizio di teme la morte, poi succede qualcosa di peggio: si teme la vita.
Vivere nel presente
La riflessione che più mi ha colpito all’interno de Le infinite notti è quella sul tempo. L’autrice, infatti, si interroga sulla cultura del popolo indigeno dell’Amazzonia brasiliana, i Pirahã. Nella loro lingua esiste un solo tempo verbale: il presente. Il fatto di non poter parlare né del futuro né del passato, si chiede, impedisce loro di percepirne l’esistenza? Sono forse più sereni e felici proprio perché conoscono solo il qui e ora?
È interessante fare un confronto tra questa riflessione e ciò che avviene durante le notti di insonnia. Il tempo rallenta, sembra quasi fermo. Durante le notti di sonno, nel momento in cui ci svegliamo, sembra quasi che il tempo sia durato un attimo: poco prima è sera, poco dopo è mattino. Ma quando resti sveglio tutta la notte e vedi i secondi che scorrono sull’orologio è come se quel tempo non passasse mai. A differenza dei Pirahã, quindi, si rimane intrappolati in un presente infinito, che sicuramente non rende più sereni.
Cos’è il tempo se non qualcosa di indomabile? Un insormontabile muro di presente.
Le infinite notti di Samantha Harvey è una lettura interessante per chi almeno una volta nella vita ha sperimentato una notte insonne. È un diario scritto da un’altra persona, ma leggendolo ci si riconosce al punto che si ha il dubbio che possa essere il proprio racconto di vita. È una rappresentazione veritiera e a tratti anche avvincente di quello che l’insonnia provoca al nostro corpo e alla nostra mente.
a cura di
Giulia Focaccia

