Non ricordo da quanto tempo seguo su Instagram (e prima ancora sul blog) Francesca Crescentini, in arte Tegamini, una delle più acute e divertenti bookblogger esistenti, ma so di aver sempre letto con piacere qualsiasi cosa da lei scritta. Da quando mi sono addentrata nel mondo dei libri mi è sempre stata d’ispirazione, la ritengo una delle poche creator che hanno davvero qualcosa da dire e che riescono sempre a farlo nel modo più giusto e divertente. Ho trovato anche svariate affinità fra me e lei, purtroppo non nelle capacità creative ma più fra le sventure e il segno zodiacale in comune (i due sono correlati).
Questo può ben spiegare la mia gioia – anzi il mio giubilo, per usare una terminologia che più si addice al caso – quando mi è giunta la notizia che Einaudi avrebbe pubblicato un suo romanzo. E dopo un’attesa più o meno lunga, finalmente, ecco ad aprile sugli scaffali La vendetta è un ballo in maschera.
Svestendo i panni della groupie e tornando a un giudizio più oggettivo, ma restando comunque una persona adorante qualsiasi esperimento postmoderno, l’opera prima di Tegamini mi ha davvero stregata.

Non è una sfida facile quella di immergersi completamente in un libro classico e, contemporaneamente, impararlo, raccontarlo, farlo parlare di sé e cercarvi – se possibile – delle risposte. Il libro in questione è Il Conte di Montecristo, la premessa è quella di una persona che tutti presuppongono abbia letto TUTTO lo scibile umano. E invece arriva per tutti quel momento – a noi non-Tegamini capita anche molto più di frequente – in cui l’edotto di turno ti piazza il “Ma come, non l’hai letto? Ma è un libro IMPRESCINDIBILE“.
Passati i cinque minuti in cui vorresti lanciare dalla finestra il suddetto edotto e i suoi criteri di imprescindibilità, tale ‘critica’ può certo diventare uno spunto. Crescentini inizia il viaggio nella lettura del Montecristo per colmare una ‘lacuna’ letteraria ma anche principalmente per trovare risposte al dolore che le ha lasciato il lutto della madre, scomparsa alcuni anni fa.
Questo perché la storia del Montecristo – in a nutshell – è una storia di vendetta, un sentimento piuttosto umano che viaggia a braccetto con la rabbia; entrambe sorgono nell’animo quando ci troviamo vittime di un susseguirsi di fatti dolorosi incomprensibile razionalmente. Può la letteratura offrire riparo, e nell’ordine degli eventi narrati, provare a restituirci un ordine delle cose?

Di certo a Tegamini è servita per regalarci un’opera che racconta non solo un libro celeberrimo come se vi fossimo dentro (sì, un po’ di spoiler ci sono, ma d’altronde è un libro dell’Ottocento e il tempo necessario è trascorso), ma anche come espediente per raccontarci in parallelo la sua, di vita, segnata da un evento molto difficile da affrontare e accettare ma al contempo piena di amore, affetti e avventure divertenti che vi strapperanno più di una risata.
Non un saggio, non un romanzo, un racconto libero ma perfetto: La vendetta è un ballo in maschera è un multiplo viaggio in più vite, un’esplorazione e una profonda riflessione sulla vita. Se tutti i classici ci fossero raccontati così, probabilmente la schiera di lettori sarebbe assai più nutrita: nel frattempo la sottoscritta è già su Vinted a cercare la sua copia (chi leggerà, coglierà il riferimento).
a cura di
Martina Gennari

