“Days Of Ash” è l’EP che segna il ritorno degli U2 sulla scena musicale con brani originali. Non avevamo delle grandi apsettative sulle nuove canzoni ma direi che ci siamo ricreduti abbastanza.

No dai, non ditemi che avete amato quella loffia operazione dell’album Songs of Surrender. Praticamente brani riproposti in una nuova veste ma privi della forza e dell’energia che gli originali avevano in canna. Quindi no, quando nel 2023 Bono, in un’intervista a Mojo ha dichiarato “stiamo accendendo gli amplificatori” è scoppiata una risata generale. Poi, diciamocelo, una rockstar con un colore improbabile di capelli non fa una gran figura.

Invece lo confesso. L’ascolto di Days of Ash mi ha sorpeso. La chitarra fragorosa che apre American Obituary fa capire subito il tono del disco. E il testo non va sul sottile. Viene revocata la figura di Renée Good uccisa a colpi di arma da fuoco dagli agenti dell’ICE a Minneapolis il 7 gennaio. E il coro “Il potere del popolo è molto più forte del popolo al potere” rieccheggia gli appelli di Patti Smith e di John Lennon. Un modo per legittimare un’attenzione verso ideali di pace e libertà in un momento buio della nostra storia.

L’EP “Days of Ash” continua con una ballata intensa con la voce matura e fortemente espressiva di Bono: The Tears of Things. Un brano che cita Davide e Golia, Michelangelo, Mussolini e l’ombra di Adolf Hitler. Come ha sostenuto Larry Mullen jr “una canzone che doveva respirare lentamente, come una veglia”. Non una denuncia urlata, ma una memoria che lavora in profondità”.

Songs of the Nature ha un andamento più radio friendly ma non per questo manca di sostanza. Innanzitutto nel testo che cita volutamente Sarina Esmailzadeh, sedicenne iraniana uccisa nel 2022 durante le proteste seguite alla morte di Mahsa Amini. «Sarina, you are the song of the future» – «Sarina, tu sei la canzone del futuro» – trasforma una vita spezzata in promessa collettiva.

“Wildpeace” introduce le parole di Yehuda Amichai, uno dei maggiori poeti israeliani contemporanei. Non una pace celebrativa, ma fragile, interiore. “One Life at a Time” riporta l’attenzione su Israele e Palestina. Il riferimento è ad Awdah Hathaleen, attivista e documentarista palestinese tra i protagonisti e collaboratori di “No Other Land”, premiato con l’Oscar, ucciso nel 2023 a Umm al-Kheir. Il volto sorridente del filmmaker ritorna nel video, mentre i panorami sono filtrati in rosso. Bono parla di “un’ossessione per i numeri che ci rende insensibili”. La canzone ribalta la prospettiva: non il conflitto come scenario, ma la vita singola come centro.

Chiude il disco “Yours Eternally” scritta col supporto di Ed Sheeran. E’ stato lui che ha passato al cantante degli U2 il numero di telefono del soldato/cantante ucraino Taras Topolia (frontman della band Antytila), che si è esibito con Bono e The Edge in una stazione della metropolitana di Kiev nel 2022 e che fa anche un cameo vocale qui. Malgrado lo sforzo di porre l’attenzione su di un’altra guerra, quella in corso in Ucraina, questo forse è l’anello debole del disco.

Complessivamente si sente nel disco la volontà della band di partecipare attivamente a un momento di incertezza mondiale sul piano dei diritti umani. A chi aveva giudicato la band come un’accolita di ricchi miliardari bolliti loro rispondono con un sound che arriva in faccia. Il basso di Adam Clayton non era così ben in evidenza forse dai tempi di “The Joshua Tree”. La sua citazione di “She’s Lost Control” nel brano “One Life at a Time” è lodevole. Ma anche la chitarra di The Edge ritorna ad essere struggente, con delay ed effetti ridotti al minimo. Insomma questo disco lascia ben sperare in un ritorno in grande stile.

Dopo l’impegno politico e musicale di Springsteen a seguito dei disordini di Minneapolis, gli U2 hanno deciso di tenere alta la bandiera della musica come vessillo di valori da salvaguardare. Il loro impegno e la voglia di far suonare gli strumenti come non facevano da tempo è un segnale di come non va detta mai l’ultima parola sulla musica. E ancora una volta ridà un senso all’arte in quanto elemento salvifico dell’umanità e della libera espressione.

a cura di
Beppe Ardito

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di Beppe Ardito

Da sempre la musica è stata la mia "way of life". Cantata, suonata, scritta, elemento vitale per ridare lustro a una vita mediocre. Non solo. Anche il cinema accompagna la mia vita da quando, già da bambino, mi avventuravo nelle sale cinematografiche. Cerco di scrivere, con passione e trasporto, spinto dall'eternità illusione che un mondo di bellezza è possibile.

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