La Milano olimpica aveva bisogno di concludere queste due settimane con un concerto che ha riportato indietro nel tempo tutti i presenti, ad un momento dove il Brit Rock era uno dei generi di riferimento della musica mondiale. Ecco a voi Miles Kane e un concerto che i presenti non dimenticheranno per molto tempo
Miles Kane torna in città e, ancora prima che parta la prima nota, l’aria sa di birra, pelle e aspettativa. Poi, d’un tratto, esplode la chitarra e la serata decolla.
Dopo molti giorni di brutto tempo e piogia a Milano l’aria è fresca, ma sorprendentemente mite per fine inverno, e davanti ai Magazzini Generali c’è già quel viavai nervoso da grande serata.
Sul palco, Miles è come ce lo ricordavamo: elegante, sfrontato, magnetico. Uno che non deve dimostrare niente a nessuno, e proprio per questo finisce per prendersi tutto.
Giacca nera, sguardo da fuorilegge e la stessa fame di sempre. La band lo segue con precisione chirurgica: ogni riff taglia, ogni coro viaggia dritto allo stomaco.
Quando parte Baggio c’è un attimo di magia pura: luci soffuse, mani in aria e qualche occhiata commossa.
Nessun artificio, solo musica sincera e la prova che, dopo anni di palco, Kane sa ancora giocare col tempo e con i cuori.
A fine concerto la gente sorride. “Era ora che tornasse”, mormora qualcuno, e ha ragione: ogni volta che Miles Kane torna a Milano, sembra riportare con sé un pezzo di Inghilterra, ma con l’anima più viva che mai.

La scaletta completa:
- Electric Flower
- Rearrange
- Troubled Son
- Cry on my giutar
- Without You
- Love Is Cruel
- Inhaler
- Blue Skies
- I Pray
- Baggio
- Colour Of The Trap
- My Love
- Walk On The Ocean
- Lust For Life
- Coup De Grace
- Never Taking Me Alive
- Don’t Forget Who You Are
- Come Closer
a cura e foto di
Andrea Munaretto






































