Sick Tamburo & Tre Allegri Ragazzi Morti – Eur Social Park, Roma – 19 luglio 2026

Due band, un’unica città Natale, trent’anni di amicizia in tre ore di palco: Sick Tamburo e Tre Allegri Ragazzi Morti, quando il volto coperto diventa il modo più sincero per raccontarsi

È ancora giorno quando arrivano i primi fan vestiti di nero, sudati già prima di entrare, con le maschere dei Tre Allegri Ragazzi Morti spinte sulla fronte come occhiali da sole dimenticati dopo il tramonto.

Dall’altra parte dell’oceano, si gioca la finale del Mondiale. Qui, all’EUR Social Park, uno di quei posti che a Roma diventano arena solo per gentile concessione dell’estate, nessuno ha intenzione di guardarla. Questo perché non capita spesso che due band si scelgano a vicenda per intere serate, invece di limitarsi a incrociarsi in un festival qualunque. Ed è ancora più raro che a farlo siano proprio i Sick Tamburo e i Tre Allegri Ragazzi Morti, due band nate a Pordenone che portano avanti due strade parallele, mai davvero distanti.

Sick Tamburo: il mestiere di vivere

Salgono in silenzio. Elettra Pizzale prende il basso e resta ferma, immobile, come chi ha il compito di tenere il pavimento sotto i piedi degli altri. Alice Chiara, seconda chitarra imbracciata come si tiene un argine nel punto in cui serve maggior resistenza. Carlo Bonazza, alla batteria, tiene il tempo con intensità e direzione. Davanti a tutti, Gian Maria Accusani: palm mute, distorsione, voce incrinata e passamontagna nero che nasconde il volto solo per lasciar passare tutto il resto.

Quando bevo apre la serata e già iniziano a rovesciarsi le birre. Forse è l’amore e Agnese non ci sta dentro corrono senza fiatare. Poi arriva Ho perso i sogni, tratta dal nuovo album, “Dementia” (qui la nostra recensione), e Gian Maria rompe il ghiaccio con il pubblico, invitandolo a farsi sentire. In scaletta, sempre dall’ultimo disco, trovano spazio anche Mi gira sempre la testa, Silvia corre sola e Mexican, brano che dà il nome al tour estivo.

Oltre la collina, Sei il mio demone, Qualche volta anch’io sorrido tengono il ritmo alto, per poi rallentare, ma solamente a livello di bpm (battiti per minuto), su Menomale che ci sei tu, Il colore si perde, Fino a farcela e La mia mano sola.

Un pensiero a parte per Un giorno nuovo, che suona come un’alba che porta con sé nuove possibilità, raccontando come la speranza possa nascondersi nei gesti più quotidiani e silenziosi: quelli di rimettere un piede davanti all’altro. GM, brano dei Prozac+, suonato davanti al pubblico romano, diventa per Gian Maria un gesto liberatorio, come urlare il proprio nome prima di uscire di scena.

L’asta di un secondo microfono si sposta al centro del palco e sale Davide Toffolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti per il featuring su Il fiore per te. Fianco a fianco, un’amicizia che precede le loro band e affonda le radici nei Futuritmi, quando da ragazzi si suonava per urgenza, senza interrogarsi troppo sul futuro.

A.I.U.T.O. chiude il primo atto. Dopo tutte le birre finite a terra, arriva il momento di riempire i bicchieri.

Tre Allegri Ragazzi Morti: uno, nessuno, centomila

Il sole è già un ricordo quando salgono sul palco i Tre Allegri Ragazzi Morti. Davide Toffolo, voce e chitarra, Enrico Molteni al basso e Luca Masseroni alla batteria. Con loro, senza maschera, anche Andrea Maglia alla chitarra.

La ballata delle ossa e Mai come voi aprono il concerto. Occhi bassi arriva da un disco di venticinque anni fa, “Mostri e normali” del 1999, e non ha perso un giorno. Il principe in biciclettaPuoi dirlo a tutti e La faccia della luna scorrono tutte d’un fiato: il segno di una band che, in oltre millecinquecento concerti, ha imparato a non concedere mai spazio a lunghe pause e silenzi.

In Questa grande città, con l’omaggio sempre necessario a Bella ciao, entra nel set l’anima cumbia del trio friulano, quella parte di viaggio e di strada esplorato dal 2016 con il disco “Inumani”. Fortunello e Signorina Prima Volta tornano poi a premere sull’acceleratore e muovono il pubblico dalla prima all’ultima fila.

Robot Rendez-Vous è l’unico brano tratto da “Garage Pordenone”, il disco del 2024 che celebra il trentesimo compleanno dei TARM e il ritorno fisico alla città che li ha fatti nascere. Una casa in cui si rientra anche solo per passare una mano sulla porta, per ricordarsi che la chiave gira ancora.

L’asta si sposta di nuovo. «È la festa di una città, di Pordenone», anticipa Davide Toffolo. Questa volta a comparire sul palco, senza passamontagna, è Gian Maria Accusani. Betty tossica, uno dei pezzi più amati dei Prozac+, prende vita a due voci: Davide e Gian Maria. La stessa immagine di prima, capovolta. Per tre minuti le due band smettono di essere due storie diverse, ma lo stesso viaggio che torna al punto di partenza.

Mio fratellino ha scoperto il rock’n’roll, Voglio, Il mondo prima – insieme a Marcella De Gregoriis alla voce – e La sola concreta realtà chiudono la parte prima dei bis. La mia vita senza te e Bengala continuano a scavare, fino a Ogni adolescenza e Alle anime perse: due modi di raccontare che l’incredibile spettacolo de la vida non finisce mai davvero, nemmeno con la muerte.

La tatuata bella arriva alla fine, inaspettata, come certe storie quando smetti di crederci. Avanza con un passo lento verso l’uscita e rimane addosso come un segno sulla pelle, come un saluto alla finestra ma senza distanza.

Dopo il fischio finale

Una nazionale alza una coppa ricoperta d’oro. Qui si alza un pubblico, tenuto insieme da un’etichetta, La Tempesta Dischi, fondata dagli stessi TARM per non dover più chiedere permesso a nessuno. Per una sera, due band hanno portato sul palco le proprie fragilità, ognuna con uno sguardo diverso su ciò che resta oltre le canzoni.

I Tre Allegri Ragazzi Morti hanno la capacità di prendere il dolore e trasformarlo in una favola, dove la maschera diventa collettiva: un’identità che si allarga, dove un solo volto può contenere molte storie, le nostre storie.

I Sick Tamburo seguono un’altra strada: le cicatrici restano e cambiano posto dentro il corpo, mentre il tempo insegna a conviverci, a respirarle. Il passamontagna diventa una scelta estetica e un linguaggio: il modo di raccontare qualcosa di personale custodendo ancora uno spazio intimo. Perché ciò che è vero può anche rimanere protetto.

Fuori, in attesa del bus perché la metropolitana è ormai chiusa, qualcuno controlla il risultato della partita. Alza le spalle. Qualche secondo dopo è già tornato a cantare Il mondo prima.

Sick Tamburo – Scaletta
  1. Quando bevo
  2. Forse è l’amore
  3. Agnese non ci sta dentro
  4. Ho perso i sogni
  5. Mi gira sempre la testa
  6. Oltre la collina
  7. Meno male che ci sei tu
  8. Sei il mio demone
  9. Qualche volta anch’io sorrido
  10. Mexican
  11. Il colore si perde
  12. Silvia corre sola
  13. Un giorno nuovo
  14. Fino a farcela
  15. La mia mano sola
  16. GM (cover Prozac+)
  17. Il fiore per te (feat. Davide Toffolo)
  18. A.I.U.T.O.
Scaletta – Tre Allegri Ragazzi Morti
  1. La ballata delle ossa
  2. Mai come voi
  3. Occhi bassi
  4. Il principe in bicicletta
  5. Puoi dirlo a tutti
  6. La faccia della luna
  7. In questa grande città
  8. Fortunello
  9. Signorina Prima Volta
  10. Robot Rendez-Vous
  11. Betty tossica (cover Prozac+, feat. Gian Maria Accusani)
  12. Mio fratellino ha scoperto il rock’n’roll
  13. Voglio
  14. Il mondo prima
  15. La sola concreta realtà
  16. La mia vita senza te
  17. Bengala
  18. Ogni adolescenza
  19. Alle anime perse
  20. La tatuata bella

a cura di
Edoardo Siliquini

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di Edoardo Siliquini

Nasce a metà degli anni Ottanta, nell'anno in cui Marty McFly ha dimostrato che anche il tempo è un'opinione. Sole in Gemelli, Ascendente in Leone e una naturale predisposizione a riempire casa di libri e musicassette d'epoca. Suona un Fender Precision, beve caffè amaro e preferisce le scale agli ascensori. I suoi bassisti di riferimento sono Simon Gallup, Jeordie Osborne White e Gianni Maroccolo. È in perenne ricerca del primo albo originale di Dylan Dog al giusto prezzo. In fondo, la vita è negoziare.

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