Vita privata – recensione in anteprima del nuovo film con Jodie Foster

Vita privata (Vie privée) è il nuovo film di Rebecca Zlotowski. Nel cast Jodie Foster, Daniel Auteuil, Virginie Efira, Mathieu Amalric, Vincent Lacoste. Presentato fuori concorso al Festival di Cannes. In uscita nei cinema italiani domani 11 dicembre, il film è distribuito da Europictures.

Vita privata è il nuovo thriller psicologico di Rebecca Zlotowski. Con una brillante Jodie Foster, il film pone le basi per parlare di famiglia, sentimenti inespressi e psicologia, in un connubio efficace per quanto non originale, mischiandolo con il giallo tipicamente europeo. Questa formula si è rivelata vincente? Scopriamolo insieme!

Trama

Lilian (Jodie Foster) è una psicologa americana a Parigi. Fredda, rigida e distaccata, affronta le sedute con i suoi pazienti in modo meccanico, registrandole in delle cassette e prendendo poi successivamente appunti. Questo equilibrio viene rotto dall’improvviso morte di una sua paziente. Si parla di suicidio, ma Lilian è convinta che si tratti in realtà di omicidio.

Da questo episodio, la nostra protagonista inizia un’indagine privata insieme all’ex marito Gabriel (Daniel Auteuil), che la portano non solo a conoscere meglio la sua paziente, ma anche ad affrontare i problemi rimasti irrisolti della sua famiglia e a mettere in dubbio il modo in cui si interfaccia al suo lavoro.

Un thriller spento, ma con grossi punti di forza

Vita privata soffre purtroppo di una struttura fin troppo derivativa da pellicole più impattanti. Tante le opere che, nel corso del tempo, hanno messo in scena una persona comune – non legata alla figura di un investigatore o di un poliziotto – alle prese con un’indagine di presunto omicidio, giocando con diversi generi oltre al giallo.

Basti pensare a Profondo Rosso di Dario Argento, che sceglie di unire il giallo all’horror, mettendo al centro dell’indagine un pianista. Il grande Lebowski dei Coen decide di mescolare come altro genere la commedia grottesca, con protagonista un hippy disadattato. Il film di Rebecca Zlotowski decide di tenere più i piedi per terra, amalgamando il giallo con il drammatico psicologico e con un pizzico di commedia, non riuscendo però a valorizzarli in egual misura.

Si concentra sul dramma personale della sua protagonista, trasformando l’indagine in un pretesto narrativo, rendendola di conseguenza non particolarmente intrigante e (questo però è soggettivo) abbastanza prevedibile nei suoi aspetti principali.

Non è certo sbagliata l’idea di far compiere alla protagonista un viaggio interiore, che la porti ad imparare una lezione o la conduca a una crescita personale e ad ammorbidire la sua emotività, ma se si sceglie di farlo attraverso un giallo, è necessario che la vicenda narrata sia il più avvincente possibile. Vita privata offre un’indagine stantia e pigra, con due singoli sospetti e un colpo di scena finale telefonato.

Si sta parlando di una psicologa e di un oculista che decidono di autoproclamarsi, con tutti i rischi e le inesperienze prevedibili, degli investigatori privati. Rebecca Zlotowski sceglie di affrontare questo aspetto con ironia, salvo i momenti in solitaria di Lilian: ciò rende la vicenda intrattenente, scorrevole, ma piatta e senza mordente.

Una coppia azzeccata

In compenso, molti altri elementi del film funzionano egregiamente. La maturazione e la crescita della protagonista a seguito degli eventi narrati, visto l’idea di renderla primaria, è raccontata con cura e precisione, alternando momenti onirici o stravaganti a confronti diretti con gli altri personaggi. La lezione che Lilian impara a fine film non è banale, capace di offrire un messaggio importante e mai fino ad oggi così essenziale.

Di grande pregio la chimica tra Jodie Foster e Daniel Auteuil, in assoluto la componente più riuscita di Vita privata. In ogni singola scena in cui il duo s’interfaccia e collabora il film brilla come non mai. Due ex coniugi, che nutrono ancora reciproco affetto e disposti ad aiutarsi e supportarsi, scritti con così tanta sincerità e dolcezza, che è impossibile non prenderli in simpatia.

Infine, Vita privata è un film valido anche nella sua componente tecnica, con una regia non particolarmente autoriale, ma efficiente nel suo compito, capace di offrire anche buoni giochi di macchina accompagnati da una più che buona fotografia, come per esempio nella scena in cui Lilian si fa ipnotizzare. Ben utilizzata anche la colonna sonora, pur nella sua semplicità, specialmente nelle scene più oniriche e di suspence della pellicola, con musiche capaci di coinvolgere e valorizzare ancora di più la scena.

In conclusione

Vita privata si può definire un film riuscito, ma un thriller sotto la media. Una pellicola che vive grazie ai suoi personaggi. Jodie Foster e Daniel Auteuil si caricano il film sulle spalle e portano a casa una prova più che convincente.

Vale la visione in sala? Assolutamente si! Siamo davanti ad un film tutt’altro che insufficiente, che poteva sicuramente essere di più, ma che ha una sua identità e dignità ben costruite. In mezzo a tantissimi blockbuster americani, un film di stampo autoriale ed europeo è essenziale che venga visto e valorizzato. Vita privata è un film orgoglioso di essere europeo e di nicchia.

a cura di
Andrea Rizzuto

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