Stamattina ha avuto luogo la conferenza stampa della 83° edizione della Mostra del Cinema di Venezia, dove il direttore artistico Alberto Barbera ha svelato i film selezionati quest’anno per le varie sezioni.
Arrivata alla sua 83° edizione, la Mostra del Cinema di Venezia continua a rimanere un caposaldo imprescindibile per il mondo dell’arte. Alla conferenza stampa tenutasi stamattina, giovedì 23 luglio, il direttore artistico Alberto Barbera ha svelato tutti i film selezionati quest’anno per le varie sezioni del festival. Ancora una volta, il cinema si dimostra fondamentale nella sua capacità di indagare la realtà. D’altro canto, come ha affermato lo stesso Barbera, “i film sono gli hashtag del mondo contemporaneo”.
Trattandosi di un numero di opere piuttosto elevato, ci si potrebbe sentire un po’ smarriti davanti agli elenchi di titoli, o, almeno, così è stato per me. Ecco perché mi sono riproposta di provare a fornire una piccola guida di sopravvivenza alla selezione di Venezia83, nella speranza di arrivare tutti più preparati alle prenotazioni dei singoli eventi.

Sarà un bel tour de force, ma, credetemi, una panoramica fatta ora potrebbe veramente semplificare tanti processi per il futuro.
In Concorso
Iniziamo con la più attesa delle sezioni della Mostra, vale a dire quella dei venti film in Concorso a Venezia83. In primis, va menzionato il film d’apertura, Ink di Danny Boyle, che segue l’ascesa del giornale The Sun.
Andando ora in ordine alfabetico per autore, si parte subito con Company di Casey Affleck, un insieme di racconti che si intrecciano nell’arco di un secolo in villaggi remoti degli Stati Uniti. Segue Kami Nour (A Bit of Light) di Ali Asgari, regista iraniano già due volte in concorso a Orizzonti. In questo film amaro si cerca di raccontare i sentimenti di un popolo correntemente in una situazione tremenda attraverso il dramma di un singolo personaggio. Con Ritorno a Buenos Aires di Marco Bechis, invece, si torna nei luoghi della dittatura argentina, già soggetto del primo film del regista.
Un bon petit soldat è la ricomparsa a Venezia di Stéphane Brizé, ancora una volta interessato al tema del lavoro. Anche quello di Edoardo De Angelis è un vero e proprio ritorno e con Il fuoco che ti porti dentro mette in scena una madre possessiva e ostile. Kvinde Ukendt (Woman Unknown) di May el-Toukhy è invece il film danese di una regista egiziana per la prima volta in Concorso a Venezia.
Dopo il successo dello scorso anno con Ghost Elephants, Bucking Fastard fa tornare al Lido Werner Herzog. Questa volta, al centro della storia ci sono due sorelle gemelle talmente simbiotiche da dividere tutto, mentre in 15/18 (A Place to Heal) di Cédric Kahn si seguono adolescenti che vivono in un ospedale psichiatrico. Un caso particolare è poi quello di Dau di Ilya Khrzhanovsky, il più lungo dei film in Concorso: iniziata nel lontano 2006, l’opera segue la vita dello scienziato sovietico Lev Landau, che contribuì controvoglia alla prima bomba atomica del regime sovietico.
Proseguiamo con due autori attesi da tempo. Innanzitutto, c’è Look Back di Hirokazu Koreeda, l’adattamento cinematografico di un manga giapponese coming of age girato in 35 mm. Segue il grande ritorno del regista coreano Lee Chang-dong che, con Ga-neung-han sa-rang (Possible Love), si ispira ad uno dei capitoli del Decalogo di Kieslowski. Un altro ritorno è poi quello di Martin McDonagh con Wild Horse Nine, dove, in questo caso, i protagonisti sono due agenti della CIA, John Malkovich e Sam Rockwell, in missione in Cile alla vigilia del golpe contro Pinochet. Succederà questa notte segna invece l’attesa ricomparsa di Nanni Moretti sulla scena veneziana.
Primetime di Lance Oppenheim racconta di un conduttore di reality show senza scrupoli, interpretato da un ottimo Robert Pattinson, che sarà presente a Venezia. Tra i produttori del film figurano A24 e Ari Aster. Con The Echo Chamber di Andrea Pallaoro ci si avventura invece in un territorio interessante, perché si tratta dell’ultima sceneggiatura scritta da Bernardo Bertolucci e mai messa in scena, mentre in Un peu avant minuit di Nicolas Pariser ci si concentra sulla classe intellettuale e sul rapporto di questo gruppo sociale con il femminile.
A conclusione delle presenze italiane c’è L’estranea di Paolo Strippoli, già presente l’anno scorso Fuori Concorso con La valle dei sorrisi. Il suo nuovo film, pur conservando elementi horror abbastanza evidenti, ha in realtà un’aspirazione di carattere più ampio. Rimanendo in tema di ritorni, non si può non parlare di Nelson San, anata ha hito wo koroshimashitaka? (Mr Nelson. Did You Kill People?) di Shinya Tsukamoto, un’opera sul trauma subito dai soldati in guerra. Infine, a chiudere il Concorso c’è Bunker di Florian Zeller, in cui Penelope Cruz e Javier Bardem interpretano una coppia in difficoltà a causa di un buco nel muro e dell’offerta di progettare un bunker per un multimiliardario che vuole rimanere anonimo.
Fuori Concorso – Serie tv, Cortometraggi e Films on films
Il Fuori Concorso di Venezia è forse la sezione più complicata da districare, dal momento che contiene al suo interno numerose sottocategorie. Cercherò di fare del mio meglio per aiutarvi a comprenderla.
Innanzitutto, quest’anno hanno selezionato una sola serie tv da sei episodi da circa cinquanta minuti l’uno. Si tratta della mockumentary comedy Peccato di Valerio Vestoso che, però, è scritta e interpretata da Emanuela Fanelli, una vecchia conoscenza della Mostra di Venezia. Accanto a questa singola serie tv, troviamo però tre cortometraggi: Flesh Impact della presidente di giuria Maggie Gyllenhaal, dedicato a Marylin Monroe, Halayan (Wild Asparagus) di Avi Mograbi e They’re Here di Laura Poitras e Rachel Mueller.
Quest’anno c’è poi una novità, dal momento che la sezione Films on Films, normalmente inserita in Venezia Classici, è stata accorpata al Fuori Concorso. I film di questa sottocategoria sono sei e, sostanzialmente, si articolano come documentari sul cinema. Verranno dunque proiettati Juso per ferie di Karen Di Porto, Nino – Un film su Nino Rota di Walter Fasano, The Pervert’s Guide to Utopia di Sophie Fiennes, il lunghissimo (ben 7 ore) Joie de vivre di Luca Guadagnino, una lettera d’amore a Bernardo Bertolucci, Twist and Shoot Mister Suzuki di Yves Montmayeur e Intermission di Yonfan.
Fuori Concorso – Non Fiction
Il Fuori Concorso si divide a questo punto in due grandi categorie: la non fiction e la fiction. Nel primo caso parliamo di documentari, tra cui spiccano alcuni grossi nomi. Per esempio, Russell Crowe si mette alla regia di What Love Builds, un film-concerto intervallato da una confessione autobiografica del regista stesso. Un altro enorme è quello di Amos Gitai, che porta avanti una riflessione sulla situazione di Israele con il suo ultimo lavoro The Road to Jericho. Presente anche la regista due volte Premio Oscar Barbara Kopple con il suo documentario sulla condizione dei riders Union Town. Da segnalare infine due giganti del cinema internazionale, vale a dire Takashi Miike e Wim Wenders. Miike presenta inaspettatamente Shumei – The Living Legacy of Kabuki, un documentario sulla storia del teatro tradizionale giapponese Kabuki. Wenders, invece, celebra la figura dell’architetto Peter Zumthor con From Inside Out – The Architecture of Peter Zumthor.
Tra gli altri film di non fiction degni di nota spicca sicuramente Be Brave di Francesco Carrozzini, primo lungometraggio documentario quasi interamente realizzato con l’intelligenza artificiale come mezzo di sperimentazione artistica. Si distinguono poi tre opere dalla forte rilevanza politica, vale a dire Musk di Alex Gibney, una ricostruzione di quattro ore di una delle personalità più controverse degli ultimi anni, Listy (Letters From the Silenced Country) di Andrei Kutsila, la documentazione clandestina di uno dei regimi più vecchi d’Europa, e My Undesirable Friends: Part II – Exile di Julia Loktev, la seconda parte del documentario dedicato alla censura e persecuzione di un gruppo di giornalisti russi. Parlando invece di eventi imperdibili, non si può non menzionare Oasis: Don’t Look Back in Angerdi Dylan Southern e Will Lovelace. Come si evince dal titolo, il film tratta della storica riappacificazione dei fratelli Gallagher, che hanno promesso di essere presenti al festival.
Vale comunque la pena menzionare anche gli altri titoli presenti in questa sezione, cioè Weicher (Dust)di Tsai Ming-liang,Everest: The Other Side di Elizabeth Chai Vasarhelyi e Jimmy Chin, Burgundy di Michael Dweck e Gregory Kershaw, Al Mowaten Osama (Citizen Osama) di Ahmed Hassouna, Holy Wood Dust di Victor Kossakovsky, Biografia de Jorge Luis Borges di Mariano Llinas, Boatbuilders di Luke Lorentzen, Imperium di Sergei Loznitsa e Queer Edward II di Theo Rollason.
Fuori Concorso – Fiction
Siamo ora arrivati all’ultima parte della sezione Fuori Concorso, caratterizzata dalle opere di fiction. Anche in questo caso, i nomi noti non mancano. Si parte con Dio Ride di Giovanni Veronesi che sarà il film di chiusura della Mostra di Venezia. Altre opere italiane della sezione sono Nessun Dolore di Gianni Amelio, già vincitore del Leone d’Oro nel 1998, e Scherzetto di Mario Martone, trasposizione del romanzo omonimo di Domenico Starnone.
Dalle filippine arriva Makikiraan Po (Let Us Through, Dear Ancestors) del prolifico Lav Diaz che, in questo caso, racconta delle conseguenze sul popolo filippino durante la costruzione di chiese e fortezze a seguito della colonizzazione. Con Father Joe, scritto da Luc Besson, Barthelemy Grossman mette invece in scena una sorta di Robin Hood ecclesiastico. Abbiamo poi Place to Be di Kornel Mundruczo, l’ultima interpretazione di Ellen Burstyn, che riceverà il Leone d’Oro alla carriera proprio durante questa edizione, e The Basic of Philosophy di Paul Schrader, che torna a Venezia con un racconto morale sulla redenzione.
No Paradise if You Are Killed by a Woman di Halkwat Mustafa si presenta come war movie hollywoodiano, girato però con la sensibilità di un autore iracheno. Arrested Memories di Sabu è invece un film girato a Taiwan da un regista giapponese, che desidera omaggiare i gangster movies del passato provenienti da quell’area.
Negli ultimi giorni di selezione è stato poi inviato Un bon avocat di Tristan Séguéla, che racconta di un avvocato cocainomane costretto a scontrarsi con un gruppo di malavitosi. A chiudere questa sezione è un altro film francese, ovvero il thriller politico Jupiter di Alexandre Smia.
Orizzonti
Finiti i film in Concorso e Fuori Concorso, è bene concentrarsi anche sulle opere della sezione Orizzonti, tendenzialmente dedicata alla sperimentazione. Qui, normalmente, si possono incontrare registi emergenti o, comunque, dediti ad un’estetica innovativa.
Ad aprirla sarà la nuova pellicola di Alina Marazzi, La ragazza con la leica, tratto dall’omonimo romanzo. Accanto a lei ci saranno anche altri tre registi italiani in questa sezione. Intanto, Anna Foglietta esordisce alla regia con Una storia, mentre Edoardo Gabbriellini adatta l’omonimo romanzo di Nicola Lagioia con La città dei vivi. Infine, I figli della scimmia di Tommaso Landucci segna l’ingresso nel mondo della finzione da parte di un documentarista.
In generale, Orizzonti propone numerose opere prime o seconde incentrate su temi complessi: c’è il riscatto femminile in Cudze Rzeczy (What Belongs to Others) di Grzegorz Dębowski e The Difficult Bride di Rubaiyat Hossain; le difficili relazioni familiari in La maison du vent di Auguste Bernard Kouemo Yanghu e Huangyan Shenghuo (Big Little Things)di Michelle Zhou; la formazione adolescenziale in Mia mera sti zoi tis tzo: kefalaio faidra (A Day in the Life of Jo: Chapter Phoedra) di Jacqueline Lentzou, The Color of the Sun di Xavier Tera e Eklipse di Manuel Wetscher; lo scontro tra studenti e mondo adulto in Oase (Oasis)di Jannis e Do Kraja Dana (Until the Day Ends)di Jelena Maksimovic.
La sezione è però fatta anche di grandi ritorni. Innanzitutto, il vincitore del Miglior Film di Orizzonti nel 2018 Phuttiphong Aroonpheng torna con il distopico Yak Mai (The Burning Giants). La vincitrice per la Miglior Regia ad Orizzonti dell’anno scorso Anapurna Roy presenta invece e il suo nuovo film Lovers in the Blue Night. Infine, a distanza di due anni, torna anche Robert Greene con Too Much Sugar, un’opera a metà strada tra documentario e finzione. Similmente, Jerome Pierrat, autore da sempre interessato alla malavita francese, propone con La moula una lettura del tema in chiave mockumentary.
Rimangono, poi, due film di denuncia sociale importante. Da un lato si pone l’iraniano Moragheb (Falling House) di Mohsen Gharaei, che mette in scena lo scontro tra un padre padrone e una figlia che vuole andare via di casa per lavorare come modella. Dall’altro, c’è Un détour par Diane di Ann Sirot e Raphael Balboni, la storia di una figlia che vuole vendicare la propria madre, vittima di un abuso sessuale in gioventù.
Venezia Spotlight
Ultima, ma comunque rilevante è la sezione Venezia Spotlight, composta da otto film. La peculiarità di questa parte della Mostra è la possibilità di dialogare con gli autori delle opere, perché, d’altro canto, è il pubblico stesso a premiare il film più meritevole della sezione.
Ad aprire Venezia Spotlight quest’anno sarà Sumo: Spirit Weighs Nothing di Erik Shirai, una coproduzione Giappone-Canada-Danimarca durata sei anni che si concentra sul duro allenamento portato avanti da alcuni campioni della disciplina del sumo. Nello spirito della sezione, uno dei campioni di sumo sarà presente in sala al momento della proiezione.
I restanti sette film di Venezia Spotlight, pur offrendo tutti un commento sul presente, possono essere suddivisi in due grandi categorie: da un lato c’è il dramma, dall’altro il grottesco. Nel primo versante rientra sicuramente Hiwar Ma’ Albahr (Conversation with the Sea) di Muayad Alayan, quarto film del regista palestinese che segue un protagonista costretto dal tribunale israeliano a pagare i debiti del figlio morto in circostanze misteriose anni prima. Anche la riflessione sulla politica sudamericana portata avanti da Hombre al agua di Gael Garcia Bernal fa parte di questa categoria, così come Furies di Rami Kodeih (prodotto anche da George Clooney), che mette sullo sfondo il collasso economico in Libano del 2019. Infine, Eu Contez (I matter) di Alina Șerban è il primo film che ha una regista di etnia rom e, infatti, si struttura come racconto autobiografico delle sue esperienze in orfanotrofio.
Nel filone del grottesco rientrano invece Serpenti di Roberto De Paolis Maino e la commedia georgiana in bianco e nero Guria di Levan Koguashvili. Ultimo film di Venezia Spotlight è Földszint (Ground Floor) di Gàbor Reisz, dove un condominio intaccato dalla muffa diventa metafora dell’Ungheria stessa sotto la dittatura di Orban.
E voi?
Quali sono i titoli più caldi che non vedete l’ora di guardare in sala?
Ci vediamo presto a Venezia83!
a cura di
Claudia Camarda

