Ritorno al Futuro di Robert Zemeckis torna al cinema martedì 21 ottobre, il “Ritorno al futuro day”, per celebrare il suo 40esimo anniversario in una versione restaurata in 4K distribuita da Nexo Studios
Se poteste tornare indietro nel tempo, dove, o meglio, quando vi piacerebbe andare?
Il liceale Marty McFly (Michael J. Fox), messo di fronte a questa straordinaria possibilità, non riesce a rispondere. Non per indecisione, ma proprio per una cruciale mancanza di tempo.
Davanti ai suoi occhi, infatti, l’amico ‘Doc’ Brown (Cristopher Lloyd), uno scienziato inventore che ha ideato uno stravagante modo per solcare i mari temporali, è appena stato ucciso. Per fuggire ai suoi killer, Marty salirà a bordo della macchina di Doc – una splendida DeLorean alimentata a plutonio – e, viaggiando indietro, riapparirà allo stesso punto di partenza, ma trent’anni nel passato!

Un cult senza tempo
Fin dalla sua uscita nel 1985, Ritorno al Futuro è diventato un cult senza tempo, complici una sceneggiatura dove niente appare casuale e due interpretazioni eccezionali, in grado di rendere iconici i rispettivi personaggi.
Il Marty McFly di Michael J. Fox, infatti, racchiude in sé l’anima dei figli cool e ribelli della decade ’80. Vestito alla moda, abile con lo skate, la chitarra e le ragazze, nonché in totale opposizione al padre, il timido e sottomesso George McFly (Crispin Glover). Il ‘Doc’ Brown di Cristopher Lloyd, invece, sarà destinato – come il Dr. Frankenstein prima di lui – a diventare il modello imprescindibile per tutti gli scienziati pazzi da lì in poi. I suoi movimenti esagerati e la bocca sempre aperta dallo stupore lo pongono distante dai grandi padri della scienza ritratti in casa sua (come Thomas Edison o Isaac Newton), rendendolo estremamente più umano.

Quello che continua a colpire nonostante i suoi 40 anni è il senso di iconicità emanato dai dialoghi e dalle scelte stilistiche della pellicola, a partire dall’outfit di Marty e dalla DeLorean, divenuta non solo il simbolo del film ma una delle vetture più riconoscibili della Settima Arte.
Come sottolineato anche da Quentin Tarantino – che lo ha inserito nella sua lista di film perfetti – Ritorno al Futuro è una di quelle pellicole in grado di esemplificare l’idea di endlessly rewatchable: grazie alla sua struttura circolare si può infatti riguardare all’infinito senza mai annoiarsi. E questo suo ritorno in sala fornisce decisamente una splendida occasione per mettere alla prova quest’ultimo aspetto!
Le due anime dei viaggi nel tempo
Il viaggio nel tempo è da sempre uno dei temi cari alla fantascienza ed è stato affrontato numerose volte sia nella letteratura che nel cinema. Se in romanzi come La macchina del tempo (1902) di H.G. Wells, l’escursione cronologica viene raccontata con toni più cupi e fatalisti, altre opere (come Un americano alla corte di re Artù di Mark Twain o il film Time Bandits di Terry Gilliam) illuminano questa tematica con una luce più umoristica – quasi da favola -, facendo interagire i protagonisti con i grandi personaggi del passato e mostrandone così i lati più comici.
Nel film di Zemeckis queste due anime del viaggio nel tempo convivono in maniera perfetta. Si sprecano le battute basate sulle incomprensioni del futuro nel passato, alcune delle quali assolutamente cult (come la confusione provocata dalla scritta Calvin Klein sulle mutande di Marty o l’incredulità di Doc nell’apprendere che l’attore Ronald Reagan è divenuto il nuovo presidente USA). Allo stesso tempo, si sceglie di mostrare anche i pericoli nascosti di questa esperienza, come il rischio di provocare paradossi temporali in grado di poter cambiare radicalmente il futuro.

Trent’anni fanno la differenza?
Tornare indietro vuol dire anche analizzare ciò che è stato, non senza una certa nostalgia. Catapultandoci nuovamente negli anni ’50, Zemeckis decide così di mettere in scena un continuo paragone tra la società americana post WWII ed i caotici anni ’80, mostrandone le differenze ma, soprattutto, ciò che è rimasto immutato. Le campagne elettorali per le elezioni cittadine, la scuola e le sue dinamiche sociali, il rapporto con la famiglia.
È così che, accomunando l’età dei figli a quella dei genitori, il regista smaschera l’ipocrisia della vecchia generazione immemore della gioventù, avvicinando i due gruppi. Certo, nel confronto tra i due periodi è divertente osservare il cambiamento delle dinamiche e dei costumi, come i vestiti, le mode, i mezzi di trasporto, la musica, ma colpisce ancora di più notare come il loro risultato sulla società rimanga pressoché invariato.

Un “Ritorno” da non perdere!
A 40 anni dalla sua uscita, Ritorno al Futuro continua ad essere un film cardine sotto ogni aspetto, in grado di guardare ad un doppio passato – quello degli anni ’80 e quello degli anni ’50 – per chiedersi che cosa sia rimasto nel presente di queste epoche ormai lontane.
Una cosa è certa: se – parafrasando Marty dopo l’assolo su Johnny B. Good – alla sua uscita non tutti erano pronti alla rivoluzione che Ritorno al Futuro avrebbe rappresentato, noi, i figli di quei primissimi spettatori, ne abbiamo raccolto l’eredità e… continuiamo ad amarlo alla follia!
a cura di
Tommaso Rubechini

