Scritto in inglese e poi tradotto in cinese, Sotto cieli rossi. Diario di una millennial cinese è l’opera di esordio della scrittrice e giornalista cinese Karoline Chaoqun Kan. Grazie alla sua collaborazione con diverse testate giornalistiche occidentali a Pechino, il romanzo è stato particolarmente apprezzato dalla stampa americana, tra cui il New York Times e The Economist
Sotto cieli rossi. Diario di una millennial cinese è il racconto autobiografico dell’autrice nata nel 1989, poco prima della tragedia avvenuta in piazza Tiananmen. In un periodo di forte transizione a cavallo tra vecchio e nuovo millennio, Karoline Kan descrive le scelte, i compromessi e i sogni di una generazione che vuole essere libera di esprimersi e di emanciparsi come i coetanei di tutto il mondo. Attraverso la narrazione di episodi che riguardano la vita dell’autrice e della sua famiglia, il lettore viene guidato alla scoperta della vera Cina contemporanea senza filtri propagandistici. La testimonianza intima e politica della giornalista offre un ritratto della quotidianità post-maoista tra la stupefacente crescita economica e il disincanto del mito della vita felice nei villaggi cinesi.
L’autenticità della narrazione in prima persona, con ricordi intimi di una comunità cinese qualunque, viene intrecciata con osservazioni sui cambiamenti politici ed economici del Paese. Le migrazioni interne, la repressione di correnti di pensiero lontane dal regime di potere e la politica del figlio unico non diventano sono concetti astratti, ma influenzano attivamente l’esistenza di migliaia di cinesi ancora oggi. Lo shock culturale e sociale della Cina, che passa da una nazione prettamente tradizionalista e dedita all’agricoltura a una potenza competitiva e globalizzata, viene descritto dalla voce di una ragazza cinese di trent’anni e non dai quotidiani occidentali. Del resto, l’obiettivo del romanzo è rendere note le decisioni e i compromessi che hanno dovuto affrontare le famiglie cinesi di allora per arrivare all’idea di Cina che oggi tutti conosciamo.
La vita segreta di una seconda figlia
Sotto cieli rossi. Diario di una millennial cinese inizia ancora prima della nascita della stessa autrice, con la madre che resta incinta del secondo figlio in un contesto famigliare rurale difficile. Spaventata ma decisa a mantenere la gravidanza, la donna elude i severi controlli della vigilanza governativa che proibiva di avere più di un bambino. Partorita in gran segreto per evitare le rigide punizioni e le pratiche di aborto forzato durante la politica del figlio unico, la piccola Chaoqun cresce per anni senza riconoscimento agli occhi dello Stato. Trascorrendo la sua infanzia in un piccolo villaggio agricolo, la bambina è costretta a sopportare il peso della mentalità conservatrice che prediligeva il figlio maschio e subiva, lavorando duramente nei campi, le numerose ristrettezze economiche.
Eppure, la determinazione e la curiosità della giovane Chaoqun le permettono di percepire la scuola e lo studio come unico mezzo per sognare un futuro diverso. Da adolescente si trasferisce a Tianjin e poi a Pechino dove studia nella prestigiosa università. Lì entra in contatto con la Cina della capitale, la Cina moderna e globalizzata. Seppur in un primo momento l’autrice riesca ad apprezzare le innumerevoli possibilità che la vita in città regala, si accorge ben presto dell’enorme pressione sociale e delle disuguaglianze tra chi nasce nelle campagne e chi vive nelle metropoli.
Dopo gli studi, Chaoqun sceglie di percorrere la carriera giornalistica documentando da vicino alcune realtà scomode della sua nazione. Firmandosi con il nome “Karoline Kan”, la giornalista diventa la voce contro la repressione della libertà di pensiero dei giovani cinesi, andando a denunciare la censura dei media e l’aumento della sorveglianza statale. Il suo lavoro le permette di comprendere in profondità la Cina del progresso, e di esporla a chi desidera conoscere il fascino di un Paese silenzioso da un punto di vista interno.
Sdraiata a riflettere sul da farsi, intravedeva dalla finestra gli striscioni in rossi caratteri cubitali attaccati sui muri candidi del vicino: MENO FIGLI, PIÙ SANI: IL SEGRETO DI UNA VITA FELICE. Quei cartelli ridicoli erano frutto della politica cinese del figlio unico. Ma mia madre credeva poco alla loro promessa: lei aveva un solo bambino, la sua famiglia lavorava sodo, eppure di felicità e di ricchezza non c’era traccia.
Le ripercussioni sociali della politica del figlio unico
Nel 1979, il governo cinese introduce la politica del figlio unico come mezzo per limitare e controllare la crescita demografica del Paese con effetti contrastanti e duraturi. In Sotto cieli rossi. Diario di una millennial cinese, Karoline Kan è sia vittima che narratrice di come questa manovra amministrativa abbia influenzato non solo le strutture familiari, ma anche la cultura cinese. La predilezione di far nascere il primo e unico figlio maschio, per poter garantire sostegno economico e discendenza futura, ha contribuito ad alimentare la necessità di dover ricorrere ad aborti selettivi creando uno squilibrio importante tra i sessi. Soltanto l’amore e la tenacia della madre dell’autrice le hanno permesso di nascere e di condurre una vita normale nonostante la sua clandestinità iniziale.
Le implicazioni sociali ed emotive che la politica del figlio unico ha generato nella comunità cinese si ripercuotono ancora oggi, con conseguenze che spaziano dal calo della natalità all’invecchiamento della popolazione. La pressione sui figli unici, che dovevano essere sempre impeccabili nelle prestazioni scolastiche e professionali per garantire il benessere e il sostegno alla famiglia, e la solitudine provata dai bambini, che crescevano senza sorelle o fratelli costretti a diventare punto di riferimento per i genitori anziani, hanno plasmato il senso di società della generazione del tardo Novecento. L’eredità che questa politica invasiva ha lasciato nel tessuto sociale cinese è composta da un forte senso di responsabilità nei confronti dei genitori e da un inevitabile individualismo, in netto contrasto con gli ideali di comunità unita e fraterna tipici della tradizione confuciana.

L’educazione accademica influenzata dal Partito
In Sotto cieli rossi. Diario di una millennial cinese, la formazione scolastica diventa il primo mezzo attraverso il quale il regime governativo trasmette i valori del comunismo e della disciplina collettiva. La natura ideologica dell’educazione si arricchisce con il rigore della perfezione accademica rendendo le scuole dei luoghi dove gli studenti sono sottoposti a pressioni significative e deleterie. Se da un lato si punta a garantire un’istruzione di qualità che offra la possibilità di accedere a una formazione avanzata, dall’altro il sistema educativo rimane intrinsecamente legato alla repressione politica. Il controllo e la limitazione dell’espressione individuale si ripercuotono anche sul desiderio di autonomia della generazione della scrittrice. La scelta di scrivere il romanzo in inglese non solo per raggiungere una platea più ampia ma anche per sfuggire alla censura diventa, quindi, un atto di autodeterminazione.
La lotta per la libertà individuale è sviscerata attraverso il conflitto tra desiderio di indipendenza e le pressioni sociali e politiche vissute in prima persona dall’autrice. Nonostante il sistema educativo cinese le abbia incanalato l’idea di eccellere e realizzare una carriera di successo, l’aspettativa di conformarsi alle direttive statali di regime spinge la scrittrice a fuggire dal proprio paese per essere finalmente sé stessa. Del resto, Karoline Kan non è altro che il simbolo di una giovane generazione che mira ad una vita più autentica sia dentro che fuori i confini della nazione, rompendo le catene imposte dalla tradizione e dall’ideologia partitica.
a cura di
Elisa Manzini

