“Il Cinema Ritrovato 2025”, giorni 2 e 3 – le riscoperte e il fascino del cinema muto

Prosegue la mia avventura a “Il Cinema Ritrovato 2025”, tra film riscoperti e rivalutati nel tempo. Tra gli appuntamenti indimenticabili di queste due giornate la proiezione dei corti di Méliès, la conversazione con Alice Rohrwacher e la visione in Piazza Maggiore di Tre uomini e una culla insieme a Coline Serreau

Anche la seconda e la terza giornata de Il Cinema Ritrovato 2025 sono state estremamente ricche di emozioni. La riscoperta e la rivalutazione si possono considerare un tema ricorrente sia della rassegna Norden Noir, sia di quella dedicata a Lewis Milestone. Nel primo caso ho potuto assistere a due film, uno danese e uno norvegese. Mentre, per quanto riguarda il cinema di Milestone, ho seguito la proiezione di Rain (Pioggia). 

Un altro filo conduttore in queste giornate è stata l’attenzione verso il cinema muto. In particolare, ho avuto modo di vivere un’esperienza unica fuori dal tempo: la visione di alcuni cortometraggi accompagnati dall’imbonitrice Julie Linquette. Anche Alice Rohrwacher ha approfondito l’argomento durante una conversazione con il direttore del festival Gian Luca Farinelli

Infine, le proiezioni in Piazza Maggiore sono state a loro volta magiche. Trois Hommes et un Couffin (Tre uomini e una culla) e One Flew Over the Cuckoo’s Nest (Qualcuno volò sul nido del cuculo) hanno saputo regalare grandi emozioni. 

Come di consueto, approfondiamo un po’ gli eventi.

“Norden Noir”

La rassegna Norden Noir nasce come tentativo di aggregazione di opere di genere noir provenienti dai paesi scandinavi. Di fatto, l’obiettivo è una riscoperta di pellicole dimenticate, ma che all’epoca hanno avuto comunque un forte impatto. Personalmente, ho partecipato a due proiezioni della rassegna: Mordets Melody (Murder Melody) e Døden er et kjærtegn (Death is a Caress)

Mordets Melody è un film danese del 1944 che, offrendo al pubblico un’immagine piuttosto cupa di Copenaghen, segue il caso di uno strangolatore seriale. La caratteristica principale? Durante ogni omicidio viene intonata una melodia specifica che, così, diventa presto presagio di sventura e morte. 

Døden er et kjærtegn è invece un’opera norvegese del 1949. Attraverso l’utilizzo di numerose convenzioni del genere noir, la pellicola mette in scena l’attrazione fatale tra il meccanico Erik e Sonja. E se il film danese si concentrava sulla risoluzione di un mistero, qui il focus è piuttosto la connessione tra sesso e morte. 

Sicuramente entrambe le opere non presentano particolari innovazioni al genere. D’altro canto, però, esse nascono come tentativo di creare dei corrispettivi locali dei noir statunitensi, che nel periodo bellico non circolavano in Scandinavia. Un aspetto da menzionare, invece, è il fatto che entrambe le pellicole hanno alla guida due registe (Bodil Ipsen e Edith Carlmar), cosa assolutamente rara negli anni Quaranta.

“Rain”, 1931 (94’)

Sempre restando in tema di riscoperte, Rain di Lewis Milestone è sicuramente meritevole di una rivalutazione. Uscito nelle sale nel 1931, la pellicola non incontrò il favore del pubblico, provocando amarezza sia a Milestone che alla protagonista Joan Crawford.

Tralasciando per un attimo le tematiche dell’opera, un aspetto particolarmente poco apprezzato fu proprio l’interpretazione dell’attrice, considerata da molti troppo giovane e non all’altezza della performance teatrale di Jeanne Eagles. In realtà, con gli occhi di oggi questa critica appare poco fondata e la Crawford risulta assolutamente credibile nel ruolo di Sadie

Da un punto di vista tematico, Rain è indubbiamente un film prodotto prima del codice Hayes e, forse proprio per questo, risulta molto interessante per lo sguardo contemporaneo. L’attacco al moralismo religioso perpetuato da Milestone non può che accogliere il favore del pubblico odierno e sorprenderlo, se si considera l’anno di produzione della pellicola.

Personalmente, Rain  mi ha provocato una soddisfazione visiva e narrativa totalmente inaspettata. Non sapevo a cosa sarei andata incontro al momento della prenotazione, o meglio, non mi aspettavo un film dal taglio così moderno. Se l’obiettivo era far rivalutare un’opera ingiustamente maltrattata, ci sono decisamente riusciti. 

L’esperienza del cinema muto

Tra le mie prenotazioni di queste giornate, una in particolare continuava a destare in me curiosità: Méliès. Il mondo a portata di mano. Dopo aver partecipato alla proiezione di questi cortometraggi di cinema muto, posso affermare di aver fatto una scelta incredibile. L’obiettivo di questo raggruppamento di corti era creare un’esperienza il più simile possibile a quella del momento storico di produzione. Nel concreto questo significa offrire una vera e propria performance in cui il suono ha un forte rilievo

L’accompagnamento in questo caso, però, non è stato solo musicale (il pianoforte di John Sweeney), ma anche verbale grazie alla presenza dell’imbonitrice Julie Linquette, la quale ha fornito un commento umoristico in contemporanea alle immagini, restituendo così la dimensione di intrattenimento che avevano queste proiezioni all’epoca. 

Alice Rohrwacher

Il tema del cinema muto e della sua rilevanza nel presente è stato ulteriormente approfondito in una conversazione tra il direttore del festival Gian Luca Farinelli e Alice Rohrwacher. Sfortunatamente, a causa di un’influenza, quest’ultima è stata costretta a collegarsi in videochiamata, ma questo non ha tolto nulla ai contenuti dell’incontro. 

“Ogni volta che uso la musica [nei suoi film] penso sempre che sia un film muto.”

Alice Rohrwacher

Che Alice Rohrwacher fosse una grande ammiratrice di esso si sapeva già e, anche quest’anno, ha riconfermato la sua volontà di produrne uno. A suo dire, infatti, la società di oggi ha inconsciamente formato un’attitudine verso il muto con l’utilizzo dei social. Effettivamente sia TikTok che Instagram fanno grande uso di immagini, musica e didascalie, tutti elementi tipici di questo tipo di cinema.  

La conversazione si è poi spostata sulla sua recente esperienza al Festival di Cannes . A suo avviso, i registi emergenti in concorso hanno dato prova di grandi doti e di un controllo sorprendente della loro arte. Allo stesso tempo, nonostante tutto questo faccia promettere bene per la generazione futura di cineasti, il suo consiglio per i giovani è di osare con un po’ di sconsideratezza. 

Le serate in Piazza Maggiore

Appuntamento sempre piacevole sono poi le proiezioni in Piazza Maggiore. In queste due giornate i film protagonisti sono stati Trois Hommes et un Couffin di Coline Serreau e One Flew Over the Cuckoo’s Nest di Miloš Forman. 

Coline Serreau in persona ha presentato Trois Hommes et un Couffin, una commedia brillante che sovverte gli schemi del patriarcato. L’utopia che si forma alla fine della pellicola è quella di tre uomini capaci di imparare a vivere una vita più libera. Interessante anche come essa ribalti il mito dei tre magi: qui Gesù diventa una bambina ed è lei a portare il dono del cambiamento. La serata si è poi concluso in modo molto emozionante tra applausi e standing ovation per la regista, rimasta in piazza durante la proiezione. 

One Flew Over the Cuckoo’s Nest è, a sua volta, un film incredibile sul confine sottile tra sanità e follia. Jack Nicholson regala qui una performance indimenticabile in un’opera trasgressiva, ma, allo stesso tempo, mai troppo cupa. Quella che viene raccontata è una storia di ribellione alle istituzioni, sentimento centrale anche nell’introduzione al film. Il produttore statunitense Paul Zaentz ha infatti tenuto un discorso fortemente anti-Trump, invitando tutti a non perdere speranza per il futuro degli Stati Uniti, nonostante gli anni bui del presente. 

A presto con nuove notizie da Il Cinema Ritrovato 2025!

a cura di
Claudia Camarda

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