“Il Cinema Ritrovato 2025”, giorno 1: un grande inizio per il festival

Ieri, 21 giugno, ha avuto ufficialmente inizio Il Cinema Ritrovato 2025, il festival della cinefilia organizzato dalla Cineteca di Bologna. La mia giornata si è divisa tra le proiezioni dedicate allo sguardo femminile, per poi arrivare alla serata in Piazza Maggiore con l’anteprima di Incontri ravvicinati del terzo tipo in 70 mm. 

Anno nuovo, nuova edizione e, come sempre, occasioni uniche per i cinefili di tutto il mondo: Il Cinema Ritrovato 2025 parte subito con una giornata ricca di eventi e, anche quest’anno, scegliere tra le proiezioni è stato molto difficile. Ma, d’altro canto, stiamo parlando di un festival con oltre 400 titoli in programma! Dunque, armata di tanta pazienza e rassegnata all’idea di non poter vedere tutto, ho stilato un programma abbastanza vario che cercherò di raccontarvi al meglio in questi giorni.

Ho iniziato questa giornata inaugurale del festival con la prima proiezione in assoluto: Christopher Strong  (La falena d’argento)  di Dorothy Arzner, un film del 1933, appartenente alla retrospettiva dedicata a Katharine Hepburn. Nonostante lo spiacevole scontro con un marciapiede di Bologna la sera prima, Molly Haskell, curatrice della rassegna, ha brevemente introdotto la pellicola.

Rimanendo sempre su uno sguardo al femminile, ho poi partecipato alla proiezione di Pourquoi Pas! (Perchè no?) di Coline Serreau. In questo caso, la regista francese era proprio presente in sala e si è resa disponibile per un Q&A

Infine, come da rito, ho chiuso la prima giornata in Piazza Maggiore con la proiezione in anteprima mondiale in 70 mm di Close Encounters of the Third kind (Incontri ravvicinati del terzo tipo) di Steven Spielberg. Fortunatamente, le previsioni meteo si erano sbagliate e la pioggia non ne ha interrotto la visione!

Ma adesso, senza ulteriori indugi, entriamo un po’ più nel dettaglio.

“Christopher Strong”, 1933 (78’)

Cinema Arlecchino, ore 11.30. La prima proiezione della giornata è Christopher Strong, un film del 1933 appartenente alla retrospettiva dedicata a Katharine Hepburn. Ed è, infatti, proprio l’attrice la protagonista di questo film di Dorothy Arzner, regista dichiaratamente lesbica

Christopher Strong in superficie appare come  una storia d’amore illecita tra una sfrontata pilota d’aerei (Katharine Hepburn) e un uomo sposato (Colin Clive), fino a quel momento sempre stato fedele alla moglie. In realtà, la pellicola racconta una tensione più profonda, centrale in molti film della Hepburn: lo scontro tra amore e indipendenza, tra carriera e matrimonio. Nonostante fosse solo il suo secondo film, l’attrice mostrava già quella fluidità di genere che l’ha poi resa iconica. Citando le parole di Molly Haskell, il dualismo di Katharine Hepburn risiede nell’essere “the boy and the beauty”. 

Di conseguenza, nell’arco di 78’, l’attrice appare sia in veste mascolina che in quella di una donna profondamente attraente. Il merito di ciò è anche di Dorothy Arzner e della sua capacità di catturare lo sguardo maschile sul corpo femminile, pur sostenendo e empatizzando con Katharine Hepburn. Il risultato è un film che, mettendo in scena una serie di dualismi, riesce comunque a cogliere l’essenza dell’attrice stessa

“Pourquoi Pas!”, 1977 (93’)

Cinema Lumière, ore 18.00. Mi sistemo in sala per la visione di Pourquoi Pas!, primo lungometraggio narrativo di Coline Serreau e parte della retrospettiva a lei dedicata. La regista, presente in sala durante la proiezione, si è poi resa disponibile per un Q&A in cui sono emerse tematiche interessanti.

Il film segue le vicende del ménage a trois, composto da Fernand (Sami Frey), Louis (Mario Gonzalez) e Alex (Christine Murillo), mettendo quindi in scena temi tabù del tempo, come la bisessualità e il poliamore. In realtà, lo stile di vita alternativo dei personaggi diventa un’allegoria della società: solo stando insieme si riesce a guarire dalla violenza del mondo esterno. In particolare, i personaggi si sottraggono ai ruoli e ai rapporti normalmente imposti dalla società, preferendo sceglierli da soli. Così, per esempio, Fernand, il personaggio più “mascolino” sceglie un ruolo di cura, mentre Alex, il personaggio femminile del trio, è quella che lavora per pagare l’affitto. 

Durante il Q&A, la regista ha affermato di aver fatto una ricerca psicoanalitica per ogni personaggio, senza però renderla troppo esplicita sulla scena. E, infatti, le ragioni che spingono i protagonisti non vengono mai verbalizzate. Tuttavia, il lavoro fatto nella loro costruzione è talmente solido da non rendere necessaria alcuna spiegazione. Riportando proprio le parole di Coline Serreau: “I hate explanations. If it’s good, you don’t verbalize things in scenes. You guess it. You feel it”. 

“Close Encounters of the Third Kind”, 1977 (137’)

Piazza Maggiore, ore 21.45. Ho concluso la mia giornata con un appuntamento imperdibile: la proiezione in anteprima mondiale di Close Encounters of the Third Kind in pellicola da 70 mm. La versione mostrata dell’opera di Steven Spielberg è, tra l’altro, la Director’s Cut, che porta la durata complessiva del film dai 135’ originali a 137’. 

Un’opera sull’importanza della comunicazione e della fantasia che, pur essendo ancora agli inizi della sua carriera, incarna già tanti temi fondamentali per Spielberg. Per esempio, già qui emerge la necessità di riconnettersi con la  propria parte infantile

Una menzione speciale va poi alla presenza di un cineasta come Francois Truffaut nel ruolo dello scienziato francese Lacombe. A quanto pare, Spielberg aveva proprio in mente il suo collega nella creazione del personaggio, ma non pensava che avrebbe mai accettato. Dopo averlo finalmente contattato, Truffaut non ha invece esitato nel dare una risposta affermativa. A suo modo anche questa è dimostrazione del fatto che l’unico limite nell’arte è la fantasia del suo autore.

A presto con altre notizie da Il Cinema Ritrovato 2025!

a cura di
Claudia Camarda

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