Quando la moda diventa performance: il “vestito spray” di Coperni indossato da Bella Hadid

Quando la moda diventa performance: il “vestito spray” di Coperni indossato da Bella Hadid
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Presentato in chiusura alla sfilata di presentazione della collezione primavera-estate 2023, il vestito di Coperni realizzato con un “tessuto spray” è diventato virale. Un perfetto esempio di unione tra arte, moda, tecnologia e marketing

Il finale della sfilata PE23 di Coperni alla fashion week di Parigi, svoltasi alla Salle des Textiles del Musée des Arts et Métiers, ha regalato uno dei momenti più iconici dell’evento, anzi, della storia della moda contemporanea. 

Un finale performance che ha lasciato a bocca aperta (molto più che per la collezione in sé), anche grazie al contributo della protagonista, l’eterea e statuaria Bella Hadid.

Salita al centro della passerella indossando unicamente un microslip nude e dei sandali bianchi, la supermodella è stata “vestita” da un trio di creativi-scienziati che le hanno spruzzato sulla pelle un misterioso materiale che, solidificandosi, si è trasformato in tessuto da modellare.

Una volta ricoperta, un’assistente ha realizzato uno scollo alla bardot e uno spacco sulla gamba, lasciando poi spazio alla dea-modella di completare la sfilata indossando il nuovo vestito spray, sotto gli occhi esterrefatti del pubblico .

La performance di Bella Hadid per Coperni – Dezeen
Arte e tecnologia: il tessuto spray

Lo spray dress indossato da Bella Hadid per Coperni nasce dalla collaborazione con l’azienda specializzata in scienza dei materiali Fabrican Ltd. Questo tessuto è composto da fibre sospese in una soluzione polimerica che, una volta a contatto con il corpo, evapora, lasciando una trama solida dalla consistenza scamosciata. E una volta indossate, possono essere nuovamente trasformate in soluzione e riutilizzate.

La tecnologia messa a punto da Manuel Torres è stata infatti pensata per più scopi. Un utilizzo più legato all’abbigliamento, per creare abiti senza cuciture o riparare abiti danneggiati velocemente, l’altro invece applicato all’industria medica, per realizzare dispositivi sterili come cerotti o bende.

Un omaggio ad Alexander McQueen 

Gli appassionati avranno ricordato un altro episodio della storia della moda molto simile. Nel 1998, Alexander McQueen ha chiuso la sfilata di presentazione della collezione SS13 con una performance conturbante con protagonista Shalom Harlow.

La modella, vestita da un abito di carta bianca stratificato, cerca di difendersi da due braccia robotiche utilizzate per la verniciatura delle auto, che spruzzano vernice colorata. Il risultato è un abito-scultura nato da un tormentato ballo meccanico, atto di creazione pura del genio di Alexander McQueen.

Fonte: Pinterest
Esercizi di stile innovativi

Da sempre uno dei doveri degli stilisti è ricercare nuove tecnologie, ma più di tutto, comunicare un’idea. Pensiamo ai gioielli realizzati con cubetti di ghiaccio della SS06 di Martin Margiela o gli abiti futuristi in lamiera metallica della FW95 di Thierry Mugler.

Forse in questo caso, quello di Coperni è stato più un esercizio di stile che ha posto l’attenzione sulla dimensione scientifica del brand. Non a caso, il nome Coperni trae ispirazione da Niccolò Copernico, lo scienziato che dimostrò che è il Sole il centro dell’Universo, non la terra, rivoluzionando un intero sistema.

Anche il marketing fa la sua parte

Certo, si tratterà anche di una strategia di marketing volta a mirare una fascia di giovani amanti del lusso, come afferma Vogue Business. Il brand infatti dalla sua fondazione nel 2013 ha avuto un grandissimo successo sulla Gen Z, raggiungendo ben 293.6 milioni di visualizzazioni per l’hashtag #coperni su TikTok, cresciuti velocemente anche grazie alla viralità del video di creazione del vestito spray.

Capi minimal, funzionali e relativamente accessibili come fascia di prezzo (per collocarsi nel panorama del lusso, si intende) si accostano a abiti particolari ed eventi “instagrammabili”, creando numerose interazioni e facendo parlare del brand. E creando così un vero e proprio ideale di “Coperni Girl”.

a cura di
Chiara Serri

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