Può una storia parlare di amore, perdita e destino senza cadere nella retorica, nel melenso o nel drammatico?
Non lo pensavo possibile ma Tre volte il tuo nome riesce in questa impresa. Il romanzo d’esordio della scrittrice sudcoreana Seo Eun-chae, edito in Italia da Giunti Editore, affonda da un lato le radici nella tradizione e nel folklore e dall’altro ci riporta alle tinte pop romance dei K-drama contemporanei. Mescola fantasy, dramma romantico e introspezione senza risultare mai ridondante ma catturando il lettore pagina dopo pagina.
Il perno della storia è una leggenda coreana secondo la quale Il Tristo Mietitore assume l’aspetto della persona che amiamo di più. Non un’ombra senza volto, ma qualcuno che appartiene ai nostri ricordi più profondi.
Per Hui-wan quella figura ha il volto di Ram-wu, il ragazzo morto sei anni prima per salvarla condannandola ad una vita scandita dai sensi di colpa.
Il ritorno di Ram-wu, però, non ha niente romantico. Per Hui-wan non si tratta infatti di una seconda possibilità data dal destino, ma dell’incontro con la morte.
La ragazza scopre infatti di avere soltanto sette giorni prima di morire in un incidente d’auto. Almeno che non decida di pronunciare il nome di Ram-wu tre volte per mettere fine a tutto, senza dolore. È da questo presupposto che il romanzo costruisce la sua tensione emotiva, giocando continuamente sul confine tra desiderio e rinuncia, memoria e accettazione.
La forza di Tre volte il tuo nome sta nella capacità di trasformare un dettaglio fantastico in qualcosa di profondamente umano. I sette giorni concessi ai protagonisti diventano una parentesi sospesa, quasi onirica, dove il tempo assume una cadenza privata.
Hui-wan decide di non arrendersi subito al destino e sceglie invece di vivere quella settimana intensamente, condividendo con Ram-wu una lista di desideri fatta di momenti semplici, piccoli gesti e ricordi da custodire.

Il romanzo riesce a colpire e commuovere senza colpi di scena o eventi grandiosi, ma con la delicatezza con cui racconta ciò che resta quando il tempo sembra contemporaneamente finire e dilatarsi. Gli sguardi trattenuti, le conversazioni interrotte, le emozioni che riaffiorano dopo anni di silenzio sono il vero motore della storia.
E lui ha detto ancora “Vivi con gioia. L’attesa è ciò che rende tutto più emozionante. Sarà divertente, vedrai. Non piangere. Ti aspetterò qui. Non vado da nessuna parte…”.
Seo Eun-chae va oltre ai cliché del genere e più che di amore romantico ci parla di legami familiari, dei rimpianti e della difficoltà di lasciare andare chi abbiamo amato.
Uno degli aspetti più interessanti del libro è il modo in cui passato e presente si intrecciano continuamente, grazie anche ai macro settori in cui è diviso e che hanno tutti una voce narrante diversa.
Il rapporto tra i due ragazzi e la complessità del loro legame ci viene raccontato attraverso i loro ricordi, che emergono di volta in volta. Il ritorno del ragazzo non rappresenta soltanto un’occasione per salutarsi, ma anche la possibilità di comprendere e definire davvero ciò che è rimasto in sospeso.
Non si tratta inoltre di una storia consolatoria. Seo Eun-chae non cerca di assecondare il lettore con facili illusioni o finali rassicuranti. Anzi, ci accompagna dentro una riflessione più ampia sulla perdita e sulla paura di affrontare il dolore. Tre volte il tuo nome parla delle parole mai dette, degli addii rimandati e delle persone che continuano a vivere nella memoria anche quando non ci sono più.
In un periodo storico in cui gran parte delle relazioni passa attraverso schermi, filtri e comunicazioni frammentarie, la storia di Hui-wan e Ram-wu colpisce proprio perché mette al centro la vulnerabilità emotiva. I protagonisti non sono eroi perfetti, ma persone ferite che cercano disperatamente di dare un senso al tempo rimasto.
Abbiamo tra le mani una storia che parla della morte, ma per ricordarci quanto sia importante vivere davvero. Un romanzo romantico, ma in senso ampio, e struggente che ci invita a chiederci come reagiremmo difronte ad un’ultima possibilità: meglio lasciar andare o trattenere?
E se questa domanda rimane in sospeso e forse non trova mai davvero risposta, quello che emerge è quanto sia importante decidere con forza di essere felici.
a cura di
Andrea Romeo

