“Lo Sguardo Misterioso del Fenicottero” – la recensione del vincitore del Premio “Un Certain Regard” a Cannes 2025

Il film, vincitore del premio “Un Certain Regard” a Cannes 2025, sarà disponibile in streaming su MUBI a partire da oggi, venerdì 15 maggio 

La giovane Lidia (Tamara Cortés) vive in un piccolo villaggio di minatori nella zona desertica al nord del Cile, all’interno di una comunità queer carica di amore. L’improvviso spargersi di una misteriosa malattia (che si dice scaturisca semplicemente dallo sguardo della persona amata) getterà nel caos la piccola comunità. Starà a Lidia scoprire la verità sul ruolo della madre, detta Flamingo (Matías Catalán), nello spargersi di questo morbo.

Scritto e diretto dal regista cileno Diego Cèspedes, che precedentemente aveva realizzato solo alcuni corti, e prodotto da Quijote Films e Les Valseurs, Lo Sguardo Misterioso del Fenicottero è un film d’esordio come non se ne vedeva da molto tempo. 

La rappresentazione fornita da Cèspedes di questa piccola – ma compatta – enclave queer nell’inospitale e sperduto deserto cileno riesce a mostrare la vitalità positiva dei personaggi che la compongono, senza risparmiarci, allo stesso tempo, da una cruda rappresentazione delle violenze che la comunità LGBTQ continua a subire ancora oggi. 

Mettendo in scena la storia di un piccolo universo composto da pochi personaggi, il regista rimanda, invece, ad un disegno più grande, lasciando sullo sfondo la diffusione dell’AIDS, qui semplicemente chiamato Peste, avvenuta ad inizio degli anni ’80. La paura di questa misteriosa malattia (di cui al tempo si sapeva pochissimo) non fatica ad intrecciarsi con la superstizione e col folklore popolare, fino alla teorizzazione di una, evidentemente impossibile, correlazione tra lo sguardo della persona amata e il virus.

La malattia diviene prima matrice della violenza ai danni della comunità, accusata di essere l’untrice del morbo e quindi meritevole vittima di rimedi impossibili. Non è casuale la scelta di indicare gli occhi, le finestre del desiderio, come gli organi di diffusione della pestilenza. Sono proprio questi che concupiscono il piacere, la cui brama ardente, unita al rifiuto e all’ignoranza dilagante, può trasformare gli amati in cacciatori e prede con effetti disastrosi.

Nel passato non troppo remoto in cui è ambientato il film, finiscono per ritrovarsi anche gli echi del presente, nel quale il ruolo e i pregiudizi sulla comunità queer non sono stati ancora debellati.


Un neo-western LGBTQ+

Pur infondendo molta forza nei suoi elementi queer, Lo Sguardo Misterioso del Fenicottero non nasconde la sua impalcatura neo-western, che si mostra qui in tutto il suo spettacolo a partire proprio dall’ambientazione desertica, uno degli elementi più classici di questo genere. 

Lo sperduto villaggio di minatori cileni, fatto di baracche in legno e lamiere sparse qua e là senza un vero e proprio senso logico, assomiglia ad una qualche polverosa città di frontiera senza nome, e non stonerebbe come ambientazione di uno Spaghetti Western di Corbucci. Mentre le riprese dei paesaggi brulli e inospitali – occupati in larga parte da arbusti e chaparralsotto un immenso cielo azzurro sembrano provenire direttamente da un western in Tecnhicolor di di John Ford.

Non mancano poi alcuni ribaltamenti tipici del sottogenere, come il fatto che i membri della comunità queer si chiamino tra di loro con soprannomi che rimandano a elementi del mondo naturale o animale. Stella, Fenicottero, Piranha, Aquila , infatti, rievocano alcune loro caratteristiche fisiche o caratteriali, quasi come se questi fossero una sorta di imitazione dei minacciosi soprannomi affibbiati ai banditi del vecchio west.

Lo stesso talent show che si tiene dentro la loro casa ricorda uno spettacolo di Varietà da saloon sopra le righe, come quello che aveva come protagonista Marlene Dietrich in Rancho Notorious di Fritz Lang.
La giovane Lidia, inoltre, sembrerà decisa a seguire uno dei sentieri più battuti nelle trame western: quella della vendetta attraverso una resa dei conti.

Da affrontare, ovviamente e non a caso, con un… revolver!

a cura di
Tommaso Rubechini

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