Milano Film Fest giorno 5 – dai matrimoni più famosi alle sfilate più sanguinose

Tra gli appuntamenti della sezione Industry della giornata, la Casa degli Artisti ha ospitato l’evento “Quattro matrimoni (cult): come il cinema ha raccontato il matrimonio dagli anni Ottanta a oggi” con Costantino della Gherardesca che ha ripercorso le nozze più iconiche della storia del cinema. Infine al Cinema Anteo è stato proiettato Sotto il vestito niente di Carlo Vanzina, preceduto da una presentazione di Stefano Nazzi.

Alla sala President del Cinema di Anteo si è tenuta la proiezione speciale fuori concorso del Milano Film Fest di Sotto il vestito niente, diretto da Carlo Vanzina. Cult degli anni ’80 e, come detto durante la presentazione, simbolo della Milano da bere di quegli anni, fatta di frenesia, divertimento, lusso ma anche droga, corruzione e morte.

La presentazione di Stefano Nazzi

Prima del film è doveroso citare la presentazione del giornalista e podcaster Stefano Nazzi, che propone, sempre con la sua bravura, una piccola puntata di Indagini. Nazzi si collega al contesto della pellicola per raccontare l’alta Milano degli anni ’80 con le sue luci e i suoi colori. Una città viva, ricca e al centro dell’attenzione mondiale, ma che paradossalmente ebbe in quel periodo un picco di morti per omicidi e per droghe, con un forte abuso di eroina e cocaina.

In quel contesto, nel 1984, un anno prima dell’uscita del film di Vanzina, avvenne l’omicidio del ricco magnate Francesco D’Alessio, per mano della modella americana Terry Brome. D’Alessio era figlio di uno degli uomini più importanti dell’ippica italiana, Carlo D’Alessio, ed era un noto donnaiolo e figura di spicco della “Milano bene”. Brome uccise l’uomo a seguito di continue ed estenuanti molestie e umiliazioni avvenute anche in contesti pubblici, fatte per ripicca a causa di un precedente rifiuto da parte della donna.

L’omicidio fu un caso nazionale che scosse l’opinione pubblica italiana dell’epoca, scoperchiando il vaso di Pandora degli eccessi di Milano sopracitati e fu, ovviamente, tra le cause che ispirarono Vanzina per il suo film.

Sotto il vestito niente

Il film racconta la storia di Bob, ragazzo americano con una sorella gemella che fa la modella a Milano. Essendo gemelli, i ragazzi hanno un legame telepatico, e durante una visione, Bob vede l’omicidio della sorella. Arrivato a Milano, il nostro protagonista non solo scoprirà che la ragazza è scomparsa, ma che un misterioso assassino sta uccidendo delle modelle.

Sotto il vestito niente è stata una delle rare volte in cui Vanzina s’interfacciò ad un genere diverso dalla commedia. Il risultato è una pellicola che segue la linea dei gialli-thriller all’italiana in voga in quel periodo. Nonostante alcuni attori non offrano una valida prestazione e alcune scelte di sceneggiatura siano invecchiate male per come vengono presentate, il film ha dalla sua momenti in cui riesce a generare qualche spavento o a scioccare lo spettatore, soprattutto nella rivelazione finale.

Un film che merita, almeno una volta, di essere visto. Non solo per la nomea di cult che negli anni ha ricevuto, ma anche per il suo essere un trampolino di lancio, per scoprire un modo di fare cinema che qui in Italia, purtroppo, è morto da decenni. Sarebbe stato interessante vedere i Vanzina alla presa con più opere di questo tipo, nonostante i limiti tecnici presentati, ma come ben sappiamo, la strada intrapresa fu ben diversa.

“Quattro matrimoni (cult)”: come il cinema ha raccontato il matrimonio dagli anni Ottanta a oggi

Alla Casa degli Artisti si è tenuto l’incontro “Quattro matrimoni (cult). I matrimoni più famosi del cinema”, dedicato all’evoluzione della rappresentazione del matrimonio sul grande schermo. Protagonista dell’evento è stato Costantino della Gherardesca, affiancato dalla scrittrice ed esperta di matrimoni Arianna Montanari e dalla giornalista e scrittrice Irene Soave. Attraverso clip cinematografiche, aneddoti personali e con il coinvolgimento diretto del pubblico, i relatori hanno ripercorso alcuni dei matrimoni più iconici della storia del cinema, analizzando come siano cambiati nel tempo i modelli culturali, le aspettative sociali e l’immaginario collettivo legato alle nozze.

Partendo dall’esperienza di Costantino alla guida del programma Quattro Matrimoni (in onda ogni domenica su Sky e Now), il dibattito si è concentrato sul ritorno del matrimonio come fenomeno sociale e simbolo di status, soprattutto tra le nuove generazioni. Con la consueta ironia, il conduttore ha raccontato curiosità del programma, sulla quasi totalità di spose provenienti dal sud Italia, sul ruolo spesso marginale degli sposi nella preparazione delle nozze e sulla crescente ricerca di eventi sempre più spettacolari e memorabili.

Nel corso dell’appuntamento sono state mostrate e commentate alcune sequenze di celebri film riguardanti il matrimonio: tra queste, una clip de Il padre della sposa (1991), utilizzato come esempio di come molte pratiche considerate eccentriche o “assurde” negli anni Novanta (la figura del wedding planner, torte costosissime) siano oggi diventate la norma. La conversazione si è poi spostata su Se scappi ti sposo (1999), occasione per riflettere, sempre con toni scherzosi, sulla figura della “fuggitiva dall’altare” e sull’eleganza nelle celebrazioni di quegli anni.

Spazio anche a La storia fantastica (1987), analizzato non soltanto come favola romantica ma come opera ricca di sottotesti omosessuali e riferimenti culturali legati al periodo storico in cui è stata realizzata, e al più recente Crazy Rich Asians (2018) utilizzato per discutere il tema dell’ostentazione della ricchezza, dei matrimoni come spettacolo e delle differenze culturali tra Oriente e Occidente nella percezione del lusso e dello status sociale.

L’incontro ha alternato la visione e l’analisi dei cosiddetti media texts a scambi più spontanei con il pubblico, chiamato più volte a intervenire e a esprimere la propria opinione sui modelli matrimoniali proposti dal cinema e dalla televisione.

Ne è emerso un racconto leggero e divertente ma anche un’interessante riflessione su come film e programmi televisivi abbiano contribuito, nel corso dei decenni, a costruire e trasformare l’immaginario collettivo del matrimonio, tra romanticismo, convenzioni sociali, desiderio di appartenenza e continua ricerca di un ideale spesso più vicino alla finzione che alla realtà.

a cura di
Andrea Rizzuto

Micol Perotti

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