Milano Film Fest giorno 4 – dalla serialità di “Avvocato Ligas” al cinema visionario di Maurizio Nichetti

La quarta giornata del festival ha intrecciato industria audiovisiva, riflessione sul linguaggio cinematografico e proiezioni trasversali, partendo dall’incontro dedicato all’adattamento di Avvocato Ligas, passando per il dialogo con Maurizio Nichetti nel format Cos’è il cinema, fino alla proiezione del suo film Domani si balla!.

Giunti alla quarta giornata del Milano Film Fest, abbiamo proseguito il nostro percorso tra industria audiovisiva, riflessione sul linguaggio cinematografico e proiezioni, passando ancora una volta da contesti e approcci molto differenti.

La giornata si è aperta con l’incontro Industry dedicato a Avvocato Ligas, incentrato sul passaggio dal romanzo alla serie e sulle dinamiche produttive e creative della serialità contemporanea.

A seguire, il format Che cos’è il cinema ha ospitato un dialogo con Maurizio Nichetti, offrendo una riflessione sul cinema tra comicità, sperimentazione e linguaggio.

La giornata si è conclusa con la proiezione di Domani si balla! (1982), che ha riportato al centro il cinema di Nichetti e il suo rapporto tra assurdo, satira e invenzione visiva.

Letteratura e serialità con Avvocato Ligas: il racconto di un adattamento di successo

Per quanto riguarda gli appuntamenti Industry, il Milano Film Fest ha ospitato presso la Casa degli Artisti l’incontro Innocenti fino a prova contraria – Dal romanzo postumo di Gianluca Ferraris al primo legal drama Sky Original: anatomia di Lorenzo Ligas, la rockstar del Tribunale di Milano, tra pagina e schermo, dedicato al percorso che ha portato i romanzi di Gianluca Ferraris a trasformarsi nella serie Avvocato Ligas.

A confrontarsi sul palco sono stati Federico Baccomo, sceneggiatore della serie, Ludovica Mauri, responsabile editoriale della narrativa Corbaccio, Piergiorgio Nicolazzini della PNLA Literary Agency ed Emanuele Marchesi, Head of Content Coordination & Development di Sky Studios Italia. In questa occasione è stata presentata la filiera che conduce una storia dalla pagina allo schermo, soffermandosi sulle sfide dell’adattamento audiovisivo, sul lavoro editoriale e sul ruolo delle diverse figure coinvolte nella costruzione di un progetto seriale. Al centro della discussione il personaggio di Lorenzo Ligas, interpretato da Luca Argentero: un avvocato brillante e irriverente, in bilico tra eroismo e fallibilità.

Nel corso del talk si è riflettuto sul fascino dei personaggi complessi nella serialità contemporanea e sul motivo per cui Ligas sia riuscito a conquistare il pubblico: pur impegnato a risolvere i casi e arrivare alla verità, il protagonista è infatti segnato da difetti, fragilità e da una costante tendenza all’autosabotaggio, caratteristiche che lo rendono umano e capace di suscitare empatia

Ampio spazio è stato dedicato anche al lavoro di adattamento dei romanzi di Gianluca Ferraris, in particolare alla necessità di trasformare il ricco universo interiore del protagonista in immagini, dialoghi e situazioni capaci di funzionare sullo schermo ed esemplificati dalla proiezione di tre clip della prima stagione e dal racconto di alcuni curiosi aneddoti. Gli ospiti hanno inoltre sottolineato come la serie e i libri si siano arricchiti reciprocamente: da un lato la trasposizione televisiva ha ampliato il pubblico dell’opera letteraria, dall’altro i romanzi continuano a offrire ulteriori sfumature e chiavi di lettura del personaggio. 

“Che cos’è il cinema”: il dialogo tra Andrea Chimento e Maurizio Nichetti

Dopo gli incontri dei giorni precedenti con Valeria Bruni Tedeschi e Giorgio Diritti, il format Che cos’è il cinema di Andrea Chimento ha ospitato Maurizio Nichetti, protagonista di un lungo dialogo costruito attraverso tre sequenze di film scelti da lui e fondamentali per il suo immaginario: Hellzapoppin’ (1941), Effetto notte (1973) e Chi ha incastrato Roger Rabbit (1988).

Più che una semplice lezione di cinema: l’incontro si è trasformato in un attraversamento della poetica di Nichetti e del suo modo di intendere il linguaggio cinematografico, sempre sospeso tra comicità, sperimentazione tecnica e riflessione sul reale. Rispondendo alla domanda centrale del format – Che cos’è il cinema? – il regista ha definito il cinema innanzitutto per sottrazione: “non è letteratura, non è televisione, non è social”, ma un mezzo che permette di “raccontare la realtà attraverso la favola”. Un’idea che attraversa tutta la sua filmografia e che durante l’incontro è riemersa continuamente nel modo in cui ha commentato i film scelti.

Parlando di Hellzapoppin’, Nichetti ha sottolineato l’energia anarchica e sperimentale del film, definendolo un’opera “unica nella storia del cinema”, capace di giocare direttamente con il mezzo cinematografico attraverso gag metacinematografiche, montaggio, rottura della narrazione e invenzioni visive che negli anni 40′ risultavano rivoluzionarie. Per il regista, il valore del cinema comico è stato spesso sottovalutato, nonostante richieda una precisione tecnica enorme: “per far ridere occorre essere più tecnici e più rigorosi di chi fa piangere”. Da qui anche il collegamento con la grande tradizione del muto, da Charlie Chaplin, Buster Keaton a Stanlio e Ollio, figure che Nichetti considera fondamentali per la propria formazione.

Con Effetto notte il discorso si è invece spostato sul cinema come atto creativo e collettivo. L’ospite ha raccontato di aver sempre riguardato il film di Truffaut ogni volta prima di iniziare un nuovo progetto, perché capace di trasmettergli allegria e il piacere stesso del fare cinema, in contrapposizione alle rappresentazioni più tormentate e angosciose spesso ritratte nei film sui registi.

Infine, la sequenza scelta da Chi ha incastrato Roger Rabbit ha permesso di approfondire il rapporto tra comicità ed effetti speciali, tema centrale anche nella sua filmografia. Il regista ha ricordato come il lavoro tecnico dietro l’interazione tra attori e animazione fosse all’epoca interamente artigianale, realizzato con fili, calamite, scenografie e movimenti sincronizzati, ben prima dell’avvento del digitale. Da qui il racconto delle difficoltà produttive di film come Volere Volare (1991), in cui la sperimentazione tecnica diventava parte integrante della narrazione stessa e una sfida continua anche a causa di budget limitati.

Maurizio Nichetti ha ribadito come abbia sempre vissuto il cinema come spazio di invenzione e libertà, capace di parlare della realtà attraverso il surreale e la comicità, senza mai rinunciare alla profondità. Ma anche come un territorio profondamente artigianale, dove ogni scelta tecnica diventa una possibilità espressiva.

Domani si balla!

La proiezione di Domani si balla! ha rappresentato il naturale proseguimento delle riflessioni emerse durante l’incontro, mostrando con chiarezza quanto il cinema di Maurizio Nichetti sia sempre stato capace di utilizzare la comicità e l’assurdo per parlare del presente.

Il film si apre con una spiazzante sequenza ambientata sulla Luna, realizzata attraverso scenografie e trucchi artigianali che omaggiano apertamente Georges Méliès e il cinema delle origini. Fin dai primi minuti Nichetti chiarisce così la natura del suo cinema: un luogo in cui il gioco visivo, l’artificio e la fantasia diventano strumenti per reinterpretare la realtà. Subito dopo, la delirante scena di nascita del protagonista – un neonato lanciato in un lavandino e maltrattato da medici fuori controllo – trascina definitivamente il film dentro un’atmosfera anarchica e nonsense tipica del primo Woody Allen o dei Monty Python, dove nulla è più prevedibile.

Ci si sposta poi nel presente, dove Maurizio e Mariangela lavorano per Onda 33, quella che viene definita “l’ultima voce indipendente”: una piccola emittente televisiva ancora non completamente corrotta dal potere economico, anche se guidata da un direttore arrogante che continua a relegare i due ai servizi peggiori, come quello in una casa di riposo per ex attori. È qui che il film comincia gradualmente a mutare forma, lasciando emergere una riflessione più amara sullo stato dei media.

L’arrivo di una misteriosa interferenza televisiva di origine aliena introduce però il vero nucleo del film. Le persone vengono progressivamente contagiate da una sorta di euforia incontrollabile che le porta a ballare e a perdere ogni freno. Dietro questa trovata Nichetti costruisce una metafora chiarissima della televisione commerciale e dell’invasività della pubblicità in quegli anni. Come emerso anche durante la masterclass, il regista aveva perfettamente compreso e previsto quanto la televisione stesse diventando un mezzo capace di modellare comportamenti, desideri e dipendenze collettive.

In questo senso, Domani si balla! utilizza la commedia esattamente come altri autori del fantastico e dell’horror utilizzavano i rispettivi generi per parlare della società contemporanea. George A. Romero, attraverso gli zombie, rifletteva sul consumismo; John Carpenter in Essi vivono (1988) parlava della manipolazione mediatica; David Cronenberg con Videodrome (1983) trasformava la televisione in un incubo apocalittico. Nichetti affronta gli stessi temi attraverso il surreale, il ballo e il linguaggio della comicità: in una delle intuizioni più inquietanti e grottesche del film, i suoi personaggi diventano sempre più dipendenti dagli schermi, arrivando a fissare persino i piccoli riquadri luminosi dei citofoni come fossero canali televisivi.

Un’anarchia narrativa

Emblematico è che l’epidemia che travolge i personaggi e li porta a ballare possa essere letta sia come una forma di lobotomia collettiva, sia, paradossalmente, come una liberazione dalle convenzioni precedenti: proprio ciò che sembra alienazione o perdita di controllo diventa infatti un’occasione per riappropriarsi della propria voce. Per esempio, dopo aver ascoltato il segnale alieno, Maurizio trova finalmente il coraggio di ribellarsi al proprio capo e dire tutto ciò che aveva sempre represso.

Domani si balla! cambia continuamente tono e registro, portando il film verso una vera e propria anarchia narrativa: dalle scene con la giornalista della rivale Etere TV, ossessionata dagli uomini, all’allucinata cena con gli ansiosissimi genitori di Mariangela, fino a una sequenza che sfiora le atmosfere da horror gotico di Mario Bava. Nonostante sia il primo film parlato di Nichetti, il regista resta fortemente ancorato anche alla dimensione slapstick della comicità: gag continue, movimenti da cartone animato – come i calci che Maurizio deve dare alla sua auto per metterla in moto – e invenzioni visive che tengono costantemente il film sospeso tra realtà e assurdo.

A rendere ancora più efficace questa commistione è la straordinaria chimica tra Nichetti e Mariangela Melato, che insieme costruiscono una coppia tenera, cartoonesca e perfettamente complementare. Nonostante i continui passaggi dalla commedia nonsense alla fantascienza, dalla satira televisiva al grottesco, Domani si balla! riesce però sempre a colpire per il suo sguardo lucidissimo sul presente. A più di quarant’anni dalla sua uscita, impatta ancora di più la sua capacità di intuire con largo anticipo quanto il rapporto tra esseri umani, televisione e immagini sarebbe diventato sempre più invasivo, totalizzante e difficile da controllare.

a cura di
Micol Perotti
Alfonso La Manna

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