Storia della mia Famiglia 2: presentata in anteprima al Milano Film Fest la seconda stagione della serie Netflix

Venerdì 5 giugno, Netflix ha presentato, in occasione del MFF, la seconda stagione di Storia della mia famiglia con un incontro dedicato ai temi della serie e la proiezione in anteprima del primo episodio. Sono intervenuti gli attori Eduardo Scarpetta e Antonio Gargiulo, insieme al creatore e sceneggiatore Filippo Gravino, alla sceneggiatrice Veronica chirra e al regista Claudio Cupellini.

Quanto è difficile accettare una perdita? Cosa accade quando il lutto non è più l’evento che travolge una famiglia ma diventa una presenza silenziosa con cui imparare a convivere ogni giorno? È da queste domande che riparte Storia della mia Famiglia, la dramedy Netflix creata da Filippo Gravino e diretta da Claudio Cupellini e Marco Danieli, che torna con la seconda stagione in arrivo il 10 giugno.

Durante la presentazione, attori, sceneggiatori e regista della serie hanno raccontato il lavoro svolto per riportare sullo schermo una storia capace di parlare di morte, dolore e perdita senza mai rinunciare all’ironia e alla sensibilità che avevano reso così amata la prima stagione.

Al centro dell’incontro, moderato da Marina Pierri, il delicato equilibrio tra la necessità di ricordare chi non c’è più e il bisogno di continuare a vivere, tra il dramma e la forza della risata, temi che costituiscono il cuore della serie e che ritornano con forza anche nei nuovi episodi. 

La sfida della seconda stagione è stata quella di rilanciare la storia senza tradire l’identità che aveva conquistato il pubblico. Se nella precedente il terremoto emotivo era rappresentato dalla morte di Fausto (Eduardo Scarpetta), ora il racconto si concentra su ciò che accade dopo: quando si cerca di raggiungere faticosamente un nuovo equilibrio, e ciascun componente della famiglia prova a trovare il proprio modo di convivere con l’assenza

“C’è tanta intensità anche in questa stagione, altrimenti si tradirebbe il pubblico se si cambiasse il mood del sentimento che c’era nella prima. Cerchiamo di raccontare come un terremoto possa invece portare a un nuovo equilibrio”.

Filippo Gravino, creatore e sceneggiatore 

Tra le tematiche centrali della serie, affrontate anche durante il confronto con il pubblico, emergono non solo il peso delle promesse e la difficoltà di conciliarle con la propria vita, il rapporto tra memoria e oblio, ma anche la complessità dei legami familiari e la necessità di accettare che il dolore non si supera davvero, ma si trasforma. Non sono mancate riflessioni sul particolare equilibrio tra commedia e dramma che caratterizza la serie, un equilibrio che nasce dalla consapevolezza che la vita stessa è fatta della convivenza tra momenti tragici e momenti più leggeri.

Grazie a un attento lavoro di scrittura e costruzione dei personaggi, questi ultimi si caratterizzano come individui imperfetti e proprio per questo autentici. È emersa la volontà di raccontare persone vere, lontane dagli stereotipi, capaci di alternare fragilità e forza, egoismo e generosità, rabbia e tenerezza. Una famiglia che, pur tra conflitti e incomprensioni, cerca di rimanere unita.

 Un anno dopo Fausto

La nuova stagione riparte dopo un anno dalla morte di Fausto, quando i suoi familiari si confrontano ancora con l’assenza e il peso delle promesse fatte a lui prima della sua scomparsa, ma che non sono riusciti a mantenere.

“Io prima di morire vi avevo chiesto due cose importanti: la prima cosa è di diventare una famiglia. La seconda cosa è ancora più importante: i miei figli devono crescere insieme“.

Il racconto si apre con un’atmosfera malinconica attraversata da un senso di nostalgia che permea ogni scena: i pasti condivisi, i silenzi, i ricordi, le visite settimanali alla casa famiglia dove ora vive Libero, uno dei due figli di Fausto, esprimono la fatica di sopravvivere al dolore piuttosto che non il tentativo di superarlo.

Il personaggio che più di tutti sembra portare sulle spalle il peso di questa situazione è Valerio (Massimiliano Caiazzo): è lui a sentirsi responsabile della promessa fatta al fratello, ed è lui a essere tormentato dalla sensazione di aver fallito.

Valerio cerca disperatamente di tenere tutto sotto controllo e di archiviare il dolore insieme agli oggetti che gli ricordano Fausto, mentre la madre Lucia (Vanessa Scalera) non è pronta a fare lo stesso percorso: se per lui ricordare significa rimanere “incastrati”, per lei dimenticare sarebbe un tradimento. 

“Basta. Via tutto qua, se no ci incastriamo”.
“Vale’ non puoi decidere tutto tu. Io voglio stare incastrata, hai capito? A mio figlio non lo voglio scordare”.

È in questa distanza che emerge uno degli aspetti più interessanti della serie: la riflessione sui diversi modi di affrontare il lutto. Grande pregio della serie è proprio la delicatezza nel raccontare il dolore, senza giudicare.

La novità della seconda stagione: l’arrivo di Gaetano e il ritorno del passato

Il primo episodio presenta una svolta narrativa con l’arrivo improvviso di Gaetano (interpretato da Sergio Castellitto), il padre di Fausto e Valerio, che spezza il fragile equilibrio costruito dai protagonisti e dà occasione di approfondire ulteriormente i personaggi nella loro dimensione psicologica e nelle relazioni reciproche.

L’uomo, che non ha in realtà un vero legame con la famiglia essendo sempre stato assente, irrompe con un entusiasmo quasi surreale, ignaro del fatto che il figlio sia morto. La sua comparsa produce inizialmente persino un effetto comico, ma ben presto la leggerezza si trasforma in situazioni più complesse e conflittuali. Infatti, Gaetano è una figura che porta con sé un passato irrisolto: è stato un padre fallimentare responsabile di ferite profonde nei figli. La sua presenza riaccende vecchie tensioni e costringe tutti a confrontarsi con una nuova realtà. 

Andava riformulata una questione fondamentale, che era l’elaborazione del lutto perché dentro questa serie questo è il grande tema che si racconta. E l’elaborazione del lutto era stata affrontata dai membri della famiglia nella prima stagione a spizzichi e bocconi. Ognuno di loro si era aggrappato a risposte possibili, a equilibri stabili. Tutto questo secondo me andava rilanciato e il rilancio è questa forma di Fausto moltiplicato per mille che è suo padre, che è un’invasione, un’intrusione degli equilibri instabili di questa famiglia, che manda tutto all’aria ribaltando completamente le poche certezze che stavano cercando di raggiungere e rilanciando una questione fondamentale che è: come facciamo a dimenticarci di chi non c’è più? O come facciamo a ricordarci per sempre di chi non c’è più?.

Filippo Gravino, creatore e sceneggiatore 

Una sceneggiatura che rilancia il racconto senza tradirlo

Nonostante la sua scomparsa, Fausto continua a essere il centro emotivo della serie, restando una presenza costante attraverso i ricordi della famiglia e l’espediente di commoventi video che il personaggio ha registrato su un hard disk prima di morire lasciandoli ai suoi cari come una sorta di eredità. In questi messaggi emergono riflessioni, ricordi e confessioni che offrono allo spettatore nuove sfumature del personaggio e dei rapporti familiari. 

Tale scelta narrativa appare particolarmente efficace e convincente: la serie mantiene così, con naturalezza, un forte legame di continuità con quanto raccontato in precedenza, senza rinunciare a uno dei suoi protagonisti più amati e allo stesso tempo lasciando il giusto spazio all’introduzione di nuovi personaggi, dinamiche e conflitti

L’umanità di personaggi in cui è facile riconoscersi 

La scrittura e la costruzione dei personaggi si confermano uno degli elementi più solidi della serie che punta apertamente a renderli ancora più complessi, sfaccettati e tridimensionali, senza tradirne l’indole originaria: sono figure vulnerabili e fallibili, spesso contraddittorie, come in fondo ciascuno di noi. La famiglia allargata al centro del racconto è “incasinata”, imperfetta, e proprio in questa imperfezione – lontana dall’idealizzazione – si dimostra vera, umana, suscitando costante empatia nello spettatore. 

L’attenzione alla dimensione psicologica trova piena realizzazione anche grazie all’interpretazione del cast, che contribuisce a dare corpo e credibilità a queste sfumature. Particolarmente incisiva nel primo episodio risulta la recitazione di Massimiliano Caiazzo nei panni del fratello Valerio, chiamato a raccontare il peso delle responsabilità e di un dolore nascosto, e di Sergio Castellitto, che fa il suo ingresso nella storia con un personaggio ingombrante e controverso. 

Una dramedy che continua a coinvolgere 

Ancora una volta il racconto riesce a muoversi costantemente tra commedia e dramma senza mai risultare artificiale: si passa da scene di grande malinconia a momenti di ironia spontanea, da dialoghi dolorosi a battute che strappano un sorriso.

“La cosa secondo me particolarmente bella, unica in Italia, che è stata fatta con “Storia della mia Famiglia”, è raccontare la morte prematura di un personaggio e raccontarla con il petto in fuori, sorridendo della morte, avendone il rispetto adeguato, ma anche sapendo andare oltre qualcosa che esiste”.

Claudio Cupellini, regista

Il merito è soprattutto della capacità di raccontare l’ordinarietà, non facendo della morte l’unico focus della narrazione: la tristezza si alterna alla gioia di piccoli momenti, la memoria alla volontà di dare priorità alla vita, la nostalgia a situazioni comiche tipiche della commedia all’italiana.

“In questa serie vivono molto il drammatico e il comico, perché io penso che la vita sia così. Il secondo pozzo dove attingo [oltre alla sceneggiatura] è quello che mi succede nella vita”.

Antonio Gargiulo, attore

Questa scelta condiziona anche il ritmo, molto vario nell’alternanza di momenti più lenti e riflessivi – fatti di ricordi e silenzi –  che si intrecciano a sequenze più dinamiche e serrate, con situazioni improvvise che accelerano il racconto e l’inserimento di flashback. Il tutto dà l’impressione di una ricchezza narrativa nient’affatto banale che non fatica a mantenere alta l’attenzione del pubblico in una costante altalena emotiva. 

I temi che danno forma alla storia

Storia della mia Famiglia riesce a toccare temi delicati e dolorosi con sensibilità e verità: da un lato il lutto e le difficoltà di affrontare una perdita prematura, le diverse reazioni nella sua elaborazione, la convivenza col vuoto e con il peso dei ricordi; dall’altro il richiamo della vita da conciliare con il rispetto di una promessa solenne. E ancora, le complesse relazioni entro una famiglia allargata, con legami da ricostruire, spesso in contrasto con le esigenze individuali

Così la serie continua, tra nostalgia, dolore e piccole aperture di speranza, a raccontare la vita come la conosciamo, nella sua forma più fragile e autentica: non idealizzata, non semplificata, ma intimamente umana e per questo capace di parlare a tutti.

La storia di una famiglia di cui è facile sentirsi parte, che arriva al cuore dello spettatore.

“L’ho trovata una serie onesta, sincera, per niente scontata pur trattando dei temi che potrebbero risultare estremamente scontati, già visti, banali”. 

Eduardo Scarpetta, attore

La serie vanta un cast corale di alto livello, composto da Eduardo scarpetta, Vanessa Scalera, Massimiliano Caiazzo, Cristiana Dell’Anna, Antonio Gargiulo, Aurora Giovinazzo, Gaia Weiss, Filippo Gili, Tommaso Guidi, Jua Leo Migliore e Fernando Guallar, a cui si aggiunge in questa nuova stagione Sergio Castellitto. Prodotta da Palomar, Storia della mia Famiglia – Stagione 2 debutterà su Netflix il 10 giugno con sei nuovi episodi.  

a cura di
Micol Perotti

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