“Smart Working”, la recensione del film: il caos della convivenza, il valore dello stare insieme

Dopo l’esordio sul grande schermo con Gli Ospiti, il regista e youtuber Svevo Moltrasio torna nelle sale con una commedia sfaccettata, ambientata in una Torino elegante e raffinata che sta per essere travolta da un’ondata di caos, irrazionalità e simpatia viscerale. Con Maccio Capatonda, Alessandro Tiberi e Maurizio Nichetti, da domani, giovedì 4 giugno, arriva in sala Smart Working

Immaginate di starvene comodamente a lavoro da casa e di ritrovarvi in salotto… con l’intero ufficio, riunito in un improvvisato spazio di coworking. Pian piano, nella vostra abitazione, nascerà una disordinata – ma alla fine molto affiatata – comunità lavorativa sui generis. Tra il collega che vi finisce la polvere di caffè e… quello che vi parcheggia la macchina in doppia fila davanti al portone!

Vi ritrovereste allora come Giuliano. O, meglio, come un Maccio Capatonda mai visto prima, nei panni di un gran lavoratore posato e serioso, ma soprattutto un uomo che si ritrova a subire tutto con rassegnata – e comica – accettazione.

In arrivo al cinema da domani, giovedì 4 giugno, con Vision Distribution, Smart Working prende le mosse da questa situazione al limite del tragicomico. Non proprio un film sul telelavoro, quanto piuttosto un racconto a tratti grottesco sulle implicazioni paradossali di questa modalità lavorativa, in uno spaccato contemporaneo che riflette sulle contraddizioni e fragilità dei nostri tempi.

Dopo l’esordio sul grande schermo con Gli Ospiti, il regista e youtuber Svevo Moltrasio torna nelle sale con una commedia sfaccettata, ambientata in una Torino chic e raffinata che sta per essere travolta da un’ondata di caos, irrazionalità e simpatia viscerale.

La trama

Giuliano e Laura (Sara Lazzaro) vivono un’esistenza agiata, che si svolge tranquilla tra vernissage e aperitivi con gli amici (tra cui la coppia interpretata da Alessandro Tiberi e Giulia Bolatti). Lei, in attesa del secondo figlio, è un’aspirante scrittrice; lui, impiegato in un non meglio precisato lavoro corporate, si gode lo stile di vita comodo permesso dallo smart working: meno stress, più tempo da passare a casa con la famiglia e tanta serenità.

L’azienda, però, minaccia di togliere il lavoro da remoto poiché gli altri dipendenti, a differenza di Giuliano, sono molto meno efficienti e si approfittano troppo di questa modalità flessibile. Un esempio è Stefano (interpretato dallo stesso Moltrasio), un romano irriverente e confusionario che si è da poco trasferito a Torino e che, tutto sommato, soffre molto la mancanza di socialità causata dal non andare in ufficio, rimpiangendo così il lavoro “tradizionale”.

Gli amici suggeriscono allora a Giuliano di invitare a casa Stefano per lavorare insieme, una soluzione che potrebbe convenire a entrambi, aiutando il collega meno produttivo a rendere di più e scongiurando dunque il rischio di perdere l’amato smart working. La convivenza tra i due si rivela però ardua: la tranquilla solerzia di Giuliano si ritrova continuamente interrotta dall’irruenza di Stefano.

Quest’ultimo, per sfortuna di Giuliano, sembra tuttavia molto soddisfatto della giornata passata insieme: finalmente è riuscito a lavorare meglio. Facendo letteralmente “come se fosse a casa sua”, Stefano decide dunque di invitare anche gli altri a unirsi a loro: prima il tecnico informatico Gianni (Maurizio Nichetti), per finire poi col resto dei colleghi. Nulla avrebbe potuto preparare Giuliano a svegliarsi una mattina e ritrovarsi in salotto tutti già alle loro “postazioni di lavoro”, pronti a lamentarsi della mancanza di caffè o dell’impossibilità di trovare parcheggio nell’elegante quartiere residenziale!

Tra humour e umanità

Smart Working è un film comico tutt’altro che monodimensionale: dal fine humour alleniano dei primi atti sopraggiunge, con l’irrompere di una moltitudine di personaggi di diversa estrazione sociale, anche la spontaneità passionale e corale della commedia all’italiana. Moltrasio (divenuto celebre sul web con la serie Ritals), oltre che regista e interprete è anche sceneggiatore e montatore della pellicola, riuscendo a giostrarsi con naturalezza e convincimento tra i vari registri.

La scrittura è inoltre ricca di sottotrame ben sviluppate e bilanciate tra i vari ruoli, come quella delle aspirazioni lavorative di Laura, che va dalla pubblicazione del suo primo libro al rapporto conflittuale con una madre a tratti asfissiante.

È proprio la coppia principale del film (Giuliano e Laura) a dimostrarsi la più autentica e reale. Soprattutto per quanto riguarda il personaggio della donna che, costruito con attenzione, risulta pienamente protagonista della sua storyline, in controtendenza con l’appiattimento dei caratteri femminili che, purtroppo, è ancora generalmente riscontrabile nel genere della commedia italiana.

Anche grazie a storie valide come quella di Laura, Smart Working trova il modo di non smarrire mai il ritmo dall’inizio al finale, evitando grosse forzature e regalando al pubblico molti sorrisi, pur astenendosi dal semplificare eccessivamente la complessità umana della narrazione.

L’asse portante

L’asse portante del film nasce in realtà dal duo contrapposto Giuliano-Stefano: uno mansueto ed equilibrato, ma anche chiuso nel suo egocentrismo borghese; l’altro “caciarone” e insolente, ma che, alla fine, è anche portatore di importanti rivendicazioni sociali e di un’energia vitale pura e liberante, nell’atmosfera iniziale tendenzialmente formale.

Maccio e Moltrasio, pur rappresentando polarità opposte, interpretano personaggi scevri da eccessi e, in fin dei conti, molto originali nel panorama della commedia italiana. Interessante è soprattutto l’osservazione dell’ottima prova attoriale di Capatonda, che vediamo qui in un ruolo del tutto inedito. Perfetta anche l’interpretazione di Nichetti, l’anima della comune lavorativa, che apporta il suo consueto tocco rinfrescante e coinvolgente.

“Smart Working”

Più che una commedia sull’evoluzione del mondo del lavoro, Smart Working insiste fra le righe sul bisogno umano di prossimità, confronto e comunità. Moltrasio osserva con sguardo ironico – e non privo di una buona dose di cinismo – una società sempre più orientata all’efficienza individuale, contrapponendole il valore, spesso caotico ma vitale, della dimensione collettiva

La compartecipazione con i colleghi di problemi, peripezie e piccoli drammi quotidiani costituisce infatti un iniziale ostacolo alla realizzazione personale di Giuliano – il quale, del resto, acconsente a tutto anche fin troppo di buon grado, un po’ per genuina bontà e un po’ per la reticenza tipica di una borghesità restia alla ribellione. Ben presto, però, questo stile di vita “collettivo” dimostrerà di aver valso la pena, nonostante tutti i guai causati: Smart Working riserva anche degli attimi di solidarietà e pura condivisione, colti nella loro piacevole armonia.

Ne nasce un film capace di divertire senza rinunciare a una riflessione sincera sulle nostre abitudini e sui nostri rapporti, sostenuto da personaggi credibili e da un equilibrio raro tra leggerezza e sensibilità. Una commedia contemporanea che trova nella sua franca umanità il punto di forza maggiore.

a cura di
Flaminia Muzii

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