Maurizio Nichetti a Mònde: tra artigianato del cinema, crisi dell’industria e libertà creativa

Alla Festa del Cinema sui Cammini, Maurizio Nichetti ha raccontato in una masterclass il proprio percorso tra aneddoti sul set, scelte produttive e riflessioni sul cinema contemporaneo.

A Foggia, durante la IX edizione di Mònde – Festa del Cinema sui Cammini, Maurizio Nichetti ha ripercorso la propria carriera e il suo modo di intendere il cinema attraverso una masterclass densa di racconti, riflessioni produttive e aneddoti personali, muovendosi con naturalezza tra memoria, pratica registica e osservazioni sul presente dell’audiovisivo contemporaneo e delle sue trasformazioni tecnologiche, industriali e culturali.

“AmicheMai” e la genesi del progetto

Il dialogo è iniziato con AmicheMai, il suo film più recente, occasione per riflettere sul senso stesso del fare cinema oggi e sulla lunga gestazione delle idee nel suo percorso autoriale.
Nichetti ha sottolineato come il progetto sia nato da una lunga collaborazione con Angela Finocchiaro, costruita nel tempo e radicata in un rapporto umano e professionale consolidato sin dagli anni della sua formazione teatrale e delle prime esperienze condivise, diventato poi una vera e propria intesa creativa stabile, fatta di fiducia reciproca, continuità artistica e una complicità maturata nel corso di decenni di lavoro.

Il regista ha raccontato come il film si sia sviluppato inizialmente attorno a un’idea semplice e sostenibile: un’opera a basso budget, costruita su pochi personaggi e su una struttura “on the road” attraverso l’Europa. Quest’ultima, ha spiegato, è stata guidata tanto dalle esigenze produttive quanto da un nucleo tematico preciso: il mondo delle badanti e il rapporto tra generazioni. Un tema che lo stesso autore ha definito vicino alla propria esperienza personale e familiare, legato anche alla dimensione concreta della vita quotidiana, alla cura e ai mutamenti sociali della contemporaneità.

Produzione, pandemia e riscrittura del film

La lavorazione del film è stata però segnata da una serie di eventi esterni che ne hanno modificato profondamente la traiettoria produttiva e narrativa. Prima la pandemia, poi la guerra in Ucraina hanno reso impossibile il progetto originario di un viaggio attraverso l’Est Europa, costringendo la produzione a ricalibrare ambienti, percorsi e strutture. Fino a individuare nuove direzioni geografiche e creative, trasformando di fatto anche il senso stesso del viaggio cinematografico previsto e la sua funzione narrativa, che si è dovuta adattare a un mondo improvvisamente mutato.

L’incontro con Serra Yılmaz

Nel racconto di Nichetti, uno dei momenti decisivi è stato l’incontro con l’attrice Serra Yılmaz, avvenuto in modo informale e lontano dalle dinamiche tradizionali dei provini. L’episodio, raccontato con tono ironico, è diventato per il regista la conferma di un metodo di lavoro basato sull’osservazione diretta e sulla costruzione di rapporti umani prima ancora che professionali, in linea con una concezione “organica” e intuitiva del casting dove l’incontro reale e l’empatia diventano più determinanti di qualsiasi schema industriale o selezione formale.

La collaborazione con Carlo Siliotto

La masterclass ha poi ampliato lo sguardo sulla sua carriera, tornando su alcuni snodi fondamentali del suo cinema. Tra questi, il rapporto con il compositore Carlo Siliotto, con cui Nichetti ha costruito un dialogo artistico duraturo, fondato sulla ricerca musicale e sull’idea di una colonna sonora capace di adattarsi ai luoghi e alle atmosfere dei film, più che di accompagnarli semplicemente; diventandone parte narrativa, emotiva e strutturale, e contribuendo a definire ritmo e identità delle immagini.

Artigianalità, “Ratataplan” e “Ladri di saponette

Ampio spazio è stato dedicato anche al tema dell’artigianalità cinematografica, elemento centrale della sua poetica. Nichetti ha ricordato le difficoltà produttive di opere come Ratataplan e le strategie creative adottate per realizzare film con budget estremamente ridotti, coinvolgendo allievi, amici e non professionisti in un sistema produttivo vicino al neorealismo, ma filtrato da un’ironia personale, surreale e spesso autoironica che è diventata cifra stilistica riconoscibile e coerente lungo tutta la sua filmografia e il suo percorso autoriale.

Questo approccio è stato ribadito anche attraverso il ricordo di Ladri di saponette, nato come riflessione critica sul rapporto tra cinema e televisione commerciale negli anni Ottanta. Il regista ha raccontato il paradosso della produzione del film con il sostegno di ambienti televisivi che il progetto stesso metteva in discussione, evidenziando le contraddizioni dell’industria audiovisiva italiana dell’epoca e il rapporto ambiguo – quasi paradossale – tra autore, mercato e sistema produttivo, in una tensione costante tra autonomia e compromesso.

Tecnologia, IA e industria contemporanea

Nel corso dell’incontro, Nichetti ha poi affrontato il tema dell’innovazione tecnologica, soffermandosi sull’impatto dell’intelligenza artificiale e dei nuovi strumenti digitali. Pur riconoscendone le potenzialità tecniche, ha sottolineato come la creatività resti legata alla capacità di formulare domande e di introdurre elementi non prevedibili, rivendicando il ruolo dell’immaginazione umana rispetto alla logica dei dati e degli algoritmi, che tendono a riprodurre pattern esistenti più che generare reale innovazione o rottura estetica.

La riflessione si è estesa anche al presente dell’industria cinematografica, segnata dalla crescente centralità delle piattaforme e dalla tendenza ai remake e ai format internazionali. Nichetti ha evidenziato come questo sistema riduca spesso lo spazio per l’originalità, privilegiando prodotti già testati sul mercato globale e replicabili in logiche industriali, con un conseguente appiattimento dell’immaginario, una standardizzazione dei linguaggi e una progressiva perdita di rischio creativo.

Formazione, passione e sguardo sul mondo

La chiusura della masterclass è stata dedicata al rapporto tra cinema, formazione e nuove generazioni. Il regista ha insistito sull’importanza della passione e della pazienza come elementi imprescindibili per chi vuole intraprendere questo mestiere, sottolineando come il cinema non possa essere guidato da motivazioni legate esclusivamente al successo o al riconoscimento esterno, ma debba nascere da una necessità interiore profonda e non negoziabile che precede qualsiasi logica di mercato.

Per Nichetti, fare cinema significa soprattutto costruire uno sguardo personale sul mondo, anche attraverso percorsi indipendenti e non lineari capaci di attraversare teatro, televisione, sperimentazione visiva e linguaggi digitali. Un’idea che ritroviamo in tutta la sua carriera e che, ancora oggi, continua a ricercare in nuove forme espressive, mantenendo intatta la tensione tra invenzione, gioco, artigianato e ricerca artistica.
E, soprattutto, tra ciò che è già conosciuto e ciò che ancora non esiste, ma che può essere immaginato.

a cura di
Alfonso La Manna

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