Mònde 2026: quattro giorni di cinema che hanno trasformato Foggia

Alla IX edizione di Mònde – Festa del Cinema sui Cammini, Foggia ha ospitato quattro giorni di cinema, musica e incontri che hanno coinvolto ospiti internazionali, masterclass e proiezioni diffuse in tutta la città, trasformandola in uno spazio culturale attraversato da pubblici diversi. Tra retrospettive, cine-concerti e dialoghi con gli autori, il festival ha alternato momenti di grande partecipazione ad alcune criticità organizzative, confermandosi un’esperienza in crescita e fortemente radicata nel rapporto tra cinema e territorio.

Si è conclusa la IX edizione di Mònde – Festa del Cinema sui Cammini, quattro giorni in cui Foggia ha vissuto l’esperienza cinematografica più ambiziosa e partecipata degli ultimi anni. Dal 28 al 31 maggio, il festival ha trasformato la città in uno spazio attraversato da cinema, musica, incontri e formazione, costruendo un programma capace di mettere in dialogo grandi nomi internazionali, autori italiani, giovani spettatori e realtà culturali locali.

Più che una semplice rassegna, Mònde ha dato l’impressione di essere un tentativo concreto di ridefinire il rapporto tra la città e il cinema, portando nelle sale e negli spazi culturali di Foggia un entusiasmo collettivo raro da vedere in un territorio storicamente poco centrale nel panorama cinematografico nazionale.

“L’odio” in cine-concerto: tra cinema, musica e partecipazione collettiva

Tra gli eventi più forti dell’intera edizione c’è stato senza dubbio il cine-concerto de L’odio (1995) di Mathieu Kassovitz che, con la partecipazione dal vivo degli Asian Dub Foundation, è stato proiettato con una colonna sonora unica e rivisitata. La versione è stata accolta con grandissimo entusiasmo dal pubblico, trasformandosi in una vera esperienza collettiva capace di far rivivere il film in una veste completamente nuova.

La musica dal vivo ha amplificato la tensione urbana e politica del capolavoro di Kassovitz, restituendogli un’energia contemporanea senza tradirne la forza originaria. Il risultato è stato uno degli appuntamenti più riusciti del festival, anche grazie all’ottima intuizione di collegare il film al successivo live di Johnny Marsiglia, creando un binomio perfettamente coerente tra cinema, musica e racconto delle periferie.

Il concerto di Johnny Marsiglia è stato realizzato grazie alla collaborazione con l’associazione GenerAct APS, che durante i giorni del festival, insieme ai ragazzi del cineforum, ha curato le presentazioni di alcuni film e animato il centro città attraverso il podcast dal vivo Mòndecast, dedicato agli ospiti della manifestazione. Registi di cortometraggi e lungometraggi, autori e protagonisti del festival – come Maurizio Nichetti – sono stati coinvolti in interviste, dialoghi spontanei e giochi, contribuendo a creare un’atmosfera informale e partecipata che ha avvicinato il pubblico agli ospiti in modo diretto e naturale.

Terry Gilliam, Matthew Modine e i grandi ospiti

Uno degli elementi che più hanno colpito di questa edizione è stata la capacità del festival nel portare a Foggia figure centrali del cinema internazionale, trasformando il luogo in un punto d’incontro tra immaginari, generazioni e culture differenti.

La retrospettiva dedicata a Terry Gilliam ha rappresentato uno dei cuori pulsanti del programma. Per molti ragazzi è stata l’occasione per vedere in sala (per molti per la primissima volta) gran parte della filmografia del regista: da Brazil (1985) a Paura e delirio a Las Vegas (1998), passando per L’esercito delle 12 scimmie (1995) e Le avventure del Barone di Munchausen (1998). La presenza di Gilliam ha dato al festival una dimensione profondamente cinefila, rafforzata dalla masterclass, dove il regista ha raccontato il rapporto conflittuale tra immaginazione, industria e libertà creativa, soffermandosi sulle difficoltà produttive dei suoi film e sulla necessità di difendere la propria visione autoriale.

Molto sentito anche l’incontro con Matthew Modine, che ha introdotto Birdy (1984) di Alan Parker davanti a una sala particolarmente partecipe. La possibilità di vedere sul grande schermo un classico del cinema americano degli anni Ottanta raccontato direttamente dal suo protagonista ha contribuito a creare quell’idea di “cinema vissuto” che ha attraversato tutta la manifestazione. Durante il suo incontro, Modine ha riflettuto sul lavoro dell’attore, sul rapporto con registi come Alan Parker e Stanley Kubrick e sull’importanza della trasformazione fisica ed emotiva nell’interpretazione.

Maurizio Nichetti, invece, ha offerto probabilmente la masterclass più legata al tema concreto del “fare cinema”. Attraverso racconti personali, riflessioni produttive e aneddoti ironici, il regista ha attraversato la propria carriera parlando di artigianato cinematografico, precarietà produttiva, rapporto con la televisione, evoluzione tecnologica e crisi dell’industria audiovisiva contemporanea. Un appuntamento capace di fondere insieme memoria, esperienza pratica e riflessione sul presente.

L’entusiasmo dei più giovani davanti a queste proiezioni e agli incontri con gli ospiti ha rappresentato uno degli aspetti più significativi del festival: vedere sale piene per i film di Gilliam o per un titolo come Birdy ha dato l’impressione di una comunità realmente curiosa di riscoprire il grande cinema del passato attraverso l’esperienza collettiva della sala.

L’incontro con Kevin Spacey

Grande attenzione anche per Kevin Spacey, protagonista di uno degli incontri più discussi e partecipati dell’intera festival. L’attore ha presentato e introdotto I soliti sospetti (1995), proiettato nella villa comunale della città.

La sua presenza ha inevitabilmente trasformato l’evento in uno dei momenti più mediatici, confermando la volontà di Mònde di costruire un dialogo diretto con figure centrali del cinema internazionale e di portare a Foggia appuntamenti capaci di attirare attenzione anche oltre il contesto locale.

Un festival vivo, nonostante (e proprio grazie) le difficoltà

Non sono mancati problemi e ingenuità organizzative: alcuni appuntamenti annullati, film proiettati per errore con audio e sottotitoli solo in inglese e diverse difficoltà tipiche di una manifestazione che continua ancora oggi a crescere e strutturarsi.

Eppure, proprio dentro queste imperfezioni, si è percepita la vitalità reale del festival. Per quattro giorni Foggia ha visto le proprie strade riempirsi di spettatori, studenti, appassionati e curiosi. Le sale hanno ospitato discussioni, incontri e momenti di condivisione che raramente si vedono in una città spesso lontana dai grandi circuiti culturali legati al cinema.

L’impressione più forte lasciata da questa edizione è forse proprio questa: vedere una nuova generazione interessata a vivere il cinema non solo come consumo, ma come esperienza collettiva, culturale e persino urbana. L’entusiasmo dei ragazzi davanti ai film di Terry Gilliam, la partecipazione alle masterclass, il desiderio di incontrare gli ospiti e discutere di cinema hanno dato forma all’idea di una città che prova a costruire un nuovo rapporto con la cultura audiovisiva.

Un festival che guarda avanti

Con oltre sessanta eventi tra proiezioni, incontri, concerti e masterclass, Mònde si propone oggi uno degli appuntamenti culturali più ambiziosi del territorio pugliese. Il festival ha saputo mettere insieme cinema internazionale, musica, formazione e partecipazione cittadina, creando un’esperienza diffusa che ha coinvolto sale, teatri e spazi urbani diversi.

Al di là dei singoli ospiti o degli eventi di richiamo, ciò che resta è soprattutto l’idea di un festival che tenta realmente di costruire comunità attraverso il cinema. E vedere una città come Foggia accogliere figure come Terry Gilliam, Kevin Spacey o Matthew Modine vivendo per quattro giorni un’atmosfera così partecipata dimostra che, con le giuste intenzioni, qualunque città può diventare un luogo vivo di cinema, confronto e immaginazione.

a cura di
Alfonso La Manna

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