In arrivo nei cinema un nuovo thriller, in cui un ragazzo che soffre di iperacusia si ritrova suo malgrado in un giro di rapine.
Diretto da Daniel Roher, questo thriller parte da un’idea originale ed ha uno sviluppo semplice e gradevole. Si tratta del primo film di finzione girato dal regista, che fino ad ora si era sempre dedicato al cinema documentario, vincendo l’Oscar per il miglior documentario nel 2023 per Navalny.
Dopo la biografia politica, con questo film Roher cambia rotta per genere e stile, mettendo in scena un thriller drammatico ritmato e leggero. Al centro della narrazione ci sono anche temi importanti come la malattia e la perdita dei propri sogni. L’anima di heist movie viene infatti affiancata da una riflessione intima e una sottotrama romantica, ma il film resta principalmente un buon intrattenimento senza troppe pretese.
La trama
Niki White (Leo Woodwall) è un giovane accordatore di pianoforti affetto da iperacusia, un disturbo uditivo che comporta ipersensibilità ai suoni. Per questo, è costretto a tenere in ogni istante delle cuffie e a star lontano il più possibile dagli ambienti di rumori incontrollabili. Come accordatore, affianca Harry (Dustin Hoffman), vecchio amico di suo padre ormai scomparso e, insieme alla moglie, le persone a lui più simili ad una famiglia.
Un giorno, Harry si sente male e Niki scopre che l’uomo è pieno di debiti. Per aiutarlo, comincia a lavorare con Uri (Lior Raz), un criminale che con i suoi nipoti deruba le case dei ricchi per cui fa impianti di sicurezza. Per Uri, Niki non è solo utile, ma fondamentale: grazie alla sua profonda sensibilità acustica, il ragazzo riesce infatti ad aprire le casseforti senza doverle forzare.
Niki conosce e si invaghisce di Ruthie (Havana Rose Liu), mentre la sua vita sembra finalmente prendere una buona piega, tra soldi e amore. Però, l’ambizione di Uri e la sua avidità portano il gruppo ad imprese sempre più avventate e l’abilità di Niki lo rende suo malgrado troppo fondamentale per tirarsi indietro.

Non immagini quanto rumore ci sia nel mondo
Tuner si avvia con un buon ritmo immergendo subito lo spettatore in un film che ricorda Baby Driver di Edgar Wright. Come Baby, Niki ha un’abilità particolare che lo rende fondamentale per persone poco raccomandabili. Allo stesso modo, il suono e il ritmo rappresentano un vero e proprio elemento di trama e non solo: emerge in sceneggiatura, è dettato dal montaggio e, ovviamente, dal paesaggio sonoro.
Quest’ultimo è infatti trattato come un elemento fondamentale del film, quasi un vero e proprio personaggio: il punto di vista (o in questo caso di udito) dello spettatore spesso coincide con quello di Niki. Si viene immersi nel suo disagio, nelle problematiche che un luogo semplicemente fastidioso può scatenare per una persona affetta da iperacusia. Una cura che accentua la cacofonia del mondo.
Il sound design fa davvero la differenza nell’esperienza dello spettatore, scandendo il ritmo della pellicola tra silenzi e suoni. Il merito va principalmente al sound designer Johnnie Burn, noto per aver vinto l’Oscar per La zona di interesse (2023) di Jonathan Glazer.
C’è da dire che anche la colonna sonora è degna di nota: il jazz amato da Harry permea tutta la pellicola, dando ritmo ed energia alle scene. La tipica poliritmia della musica jazz riesce infatti a dare un tono incalzante anche ai momenti più semplici, come le scene in cui Niki guida da un posto di lavoro all’altro.
Allo stesso modo, la musica classica che circonda Ruthie (come la sua bellissima composizione, Pearl Watch Rhapsody) e il passato di Niki dà un tocco malinconico alla pellicola. In questi momenti, il focus viene spostato sulla ferita più grande del personaggio: aver dovuto rinunciare alla sua grande passione e al suo futuro come pianista a causa dell’iperacusia.
Un film grazioso
Tutti gli elementi sonori di questo film sono curati nei minimi dettagli, pensati per conferire maggiore significato alla pellicola. Rappresentano, senza ombra di dubbio, la più grande forza di Tuner, insieme alla performance degli attori che mettono in scena personaggi sfaccettati, nonostante l’ingenuità di alcuni punti della trama, specialmente sul finale.
Leo Woodwall impersona bene la complessità del personaggio, che nella sua riservatezza esprime il suo dramma personale con grazia. Niki non sembra mai disperato, ma il dolore che prova per aver perso ciò che pensava fosse il suo futuro gli si può leggere in volto in ogni momento, in ogni scena, senza che sia melenso.
Pur con poco tempo sullo schermo, Dustin Hoffman dà colore alla pellicola con la sua simpatia. Il suo personaggio è puro jazz come la sua passione. In poche scene, il grande attore riesce a interpretare un personaggio a tutto tondo, che ruba la scena.
In conclusione, Tuner è un film con una trama piuttosto classica. Una bella visione serale, senza troppe pretese, che dà alcuni spunti interessanti di riflessione pur rimanendo un buon prodotto sostanzialmente di intrattenimento.
Adatto a chi vuole vedersi un film d’azione ritmato, ma anche a chi apprezza le storie d’amore, che sia un amore famigliare o romantico.
a cura di
Francesca Maffei

