“Capolinea” – intervista con la troupe Vision, vincitrice di Long Story Short per il Miglior Sonoro e il Premio Stampa “Nuovi Sguardi”

Abbiamo intervistato la troupe Vision, vincitrice del Premio Stampa “Nuovi Sguardi” e del Miglior Sonoro alla prima edizione di Long Story Short. Qui l’intervista completa!

Durante la serata finale della prima edizione di Long Story Short, tenutasi venerdì 10 luglio sul palco del Cinema Tiberio di Rimini, la troupe Vision ha trionfato con il suo Capolinea, aggiudicandosi meritatamente il Premio Stampa “Nuovi Sguardi” e il Miglior Sonoro.

Dopo una premiazione ricca di sorprese ed emozioni, la regista Vittoria Casarini e la troupe hanno risposto a qualche domanda relativa al suo visionario cortometraggio.

Com’è stata per voi l’esperienza vissuta in queste ultime settimane a Long Story Short e come avete accolto le vittorie ai Premi Miglior Sonoro e “Nuovi Sguardi”? Nella realizzazione del vostro corto, il sonoro contribuisce a conferire alla narrazione una dimensione fisica, collocandola nell’immaginario distopico in cui si muovono i personaggi. Come avete lavorato in tal senso?

Abbiamo accolto con grande entusiasmo il progetto di CDL e abbiamo deciso di metterci in gioco, scegliendo di affrontare un tema a noi molto caro e particolarmente sentito negli ultimi anni.

Trovare una squadra che, nonostante le mille difficoltà, le piccole discussioni, il poco tempo e i mille impegni lavorativi, abbia creduto in questa visione è stato davvero fantastico. Siamo tutti ex compagni di classe delle superiori, fatta eccezione per Alessandro, che reputo una persona dalla spiccata sensibilità, oltre che un bravissimo musicista e cantautore. Quando Marco Lorenzi ha proposto questo progetto, l’abbiamo colto come un’opportunità per rivederci e raccontarci. La cosa più bella è stata proprio la naturalezza e l’armonia che si sono create all’interno della squadra.

Foto di Alessandro Bisognani

Appena abbiamo saputo di aver vinto questi due premi eravamo increduli ed emozionati. Essendo la nostra prima esperienza, la vittoria è stata doppia. Personalmente sono davvero felice che l’idea sia arrivata.

Il sonoro svolge un ruolo portante ed è ciò che sostiene l’intero cortometraggio: per questo, un grazie particolare va a Christian Baldisserra e Alessandro Fabbri, che hanno perfettamente centrato il punto, lavorando con la sceneggiatura e attraverso le emozioni che suscitavano le riprese.

Tatto, vista, udito: ogni dimensione sensoriale si annulla nell’universo di Capolinea, schiacciata dalle rigide regole imposte da una sorta di Grande Fratello riminese. Partendo quindi da un’idea molto concettuale, si può dire che vi siate concentrati principalmente sulla resa di una dimensione più sensoriale?

Abbiamo deciso di mantenere come fil rouge la Metropolitana fittizia pensata dai ragazzi di CDL perchè ci è sembrato un ottimo connettore per sviluppare la nostra idea. Quindi direi che, sì, ci siamo principalmente focalizzati su una resa sensoriale, simbolica e meno narrativa.

Il vostro corto presenta allo spettatore un mondo lontano, governato da leggi e dinamiche a noi (per ora) estranee. Parlando di distopia, secondo voi esistono già scenari distopici nel mondo in cui viviamo? La distopia che avete immaginato sarà secondo voi un giorno realtà o rimarrà uno scenario lontano e immaginifico?

La società contemporanea fondata sul costante sviluppo tecnologico, seppur in modi differenti, presenta delle caratteristiche distopiche. Per questo motivo, credo che l’estremizzazione da noi rappresentata (per quanto possa sembrarci visivamente distante) non sia poi così lontana dalla realtà di altre parti del mondo.

Foto di Alessandro Bisognani

Questo cortometraggio si presenta come una piccola denuncia al capitalismo (piccola perché si tratta di un’idea che mi piacerebbe sviluppare in modo più ampio), ma soprattutto vorrei che facesse riflettere, ponendosi come stimolo per risvegliare gli animi. Pensare che gli smartphone siano diventati fondamentali per la nostra stessa esistenza, custodi dell’intera nostra vita e ormai in possesso di chiunque, ha già in sé qualcosa di distopico.

Dal mio punto di vista, si tratta a tutti gli effetti di una dittatura venduta come libertà. Questa riflessione è nata quando Giulia, una delle due ragazze protagonista del corto, durante una vacanza a Madrid andò nel panico più totale perché aveva perso il telefono, iniziando ad urlare: “C’è tutta la mia vita! Ora come faccio?”

A breve, sarà disponibile sui nostri canali social la videointervista completa con Vittoria e i ragazzi della troupe Vision.
Vi aspettiamo presto, con tante novità!

a cura di
Maria Chiara Conforti
foto di
Alessandro Bisognani

Seguici anche su Instagram!
LEGGI ANCHE – Il trailer e il poster ufficiali di Sheep in the box di Hirokazu Kore’eda, dal 27 agosto al cinema
LEGGI ANCHE – “Spider-man: Brand New Day” – La recensione in anteprima

Related Post