Il Parco Fluviale di Santa Sofia si è trasformato in un enorme abbraccio collettivo per l’unica data romagnola di Mannarino.
Il concerto del 2 agosto, inserito nella rassegna musicale Acieloaperto, ha fatto registrare il tutto esaurito con tremilacinquecento biglietti terminati in prevendita e una presenza complessiva di circa cinquemila persone. Risultati che confermano ancora una volta la capacità del cantautore romano di richiamare un pubblico trasversale e fedele.
Ed è forse proprio questo uno degli aspetti più affascinanti di un concerto di Mannarino. Guardandosi intorno, il colpo d’occhio raccontava molto più di qualsiasi numero: coppie, famiglie con bambini, gruppi di amici, persone adulte, spettatori che seguono l’artista dagli esordi e altri che lo hanno scoperto soltanto negli ultimi anni. Generazioni diverse accomunate dalla stessa voglia di lasciarsi trasportare da una musica che continua a sfuggire a qualsiasi definizione.
Perché parlare di Mannarino significa inevitabilmente parlare della sua capacità di costruire un linguaggio musicale personale. Le sue canzoni mescolano cantautorato, folk, sonorità mediterranee, ritmi latinoamericani e suggestioni popolari senza mai sembrare un esercizio di stile. Tutto appare naturale, spontaneo, vivo. Sul palco questa identità si amplifica grazie a una band affiatata, capace di dare corpo a ogni brano con arrangiamenti ricchi di dinamica, dove la componente ritmica diventa il motore dell’intero spettacolo.

La scaletta ha attraversato tutta la sua carriera, alternando i brani dell’ultimo lavoro Primo Amore a canzoni ormai entrate nel cuore del pubblico. Kalanera e Bambino hanno trovato spazio accanto a classici come Apriti Cielo, Arca di Noè e Tevere Grand Hotel, accolti ogni volta da cori che hanno coinvolto praticamente l’intero parco.
Ma sarebbe riduttivo descrivere la serata come una semplice successione di canzoni. Un concerto di Mannarino vive soprattutto dell’energia che riesce a creare tra palco e pubblico. Ogni brano sembra trasformarsi in un rito collettivo, dove si canta, si balla e ci si emoziona senza distinzione di età. È una partecipazione sincera, costruita negli anni attraverso un repertorio che continua a parlare di libertà, umanità e desiderio di vivere.
Il successo della tappa di Santa Sofia conferma anche l’ottimo stato di salute di Acieloaperto, una rassegna che negli anni è riuscita a portare nel cuore dell’Appennino romagnolo artisti di primo piano, creando un contesto capace di valorizzare tanto la musica quanto il territorio.

Al termine della serata rimane la sensazione di aver assistito a qualcosa che va oltre il concerto. Cinquemila persone, provenienti da esperienze e generazioni differenti, hanno condiviso per oltre due ore lo stesso ritmo, le stesse parole e la stessa energia. È il segno di un artista che, nel tempo, ha scelto di non scendere mai a compromessi: Mannarino ha costruito il proprio percorso restando fedele alla sua visione, ai suoi pensieri e alle sue convinzioni, senza inseguire le mode o adattarsi alle logiche del mercato.
Forse è proprio questa autenticità, insieme alla forza della sua musica, a renderlo capace di parlare a pubblici così diversi. Perché quando un artista rimane coerente con sé stesso, le sue canzoni continuano a trovare persone disposte ad ascoltarle, cantarle e farle proprie.
Scaletta
- 1. Dammi
- 2. Ciao
- 3. Apriti Cielo
- 4. Cantaré
- 5. Maradona
- 6. Carne
- 7. L’Impero
- 8. Primo Amore
- 9. Kalanera
- 10. Bambino
- 11. Arca di Noè
- 12. Per un po’ d’amore
- 13. Gli Animali
- 14. Fatte bacià
- 15. Tevere Grand Hotel
- 16. Serenata Lacrimosa
- 17. Scetate vajò
- 18. Me so ‘mbriacato
- 19. Marylou
A cura di
Alex Bianchi
Foto di
Valentina Bellini







































