PARMA 360 – Un viaggio alla scoperta della luce e dei suoi linguaggi

Dal 18 aprile al 2 giugno torna Parma 360, il festival che, snodandosi per la città e in alcuni dei suoi edifici storici, propone al suo pubblico Lux. Visioni sulla luce, nella quale l’arte contemporanea sperimenterà varie tecniche e tecnologie con lo scopo di esaltare l’elemento naturale e tutto ciò che ne può scaturire.

Il 18 aprile ha avuto inizio la mostra che, fino al 2 giugno, accompagnerà Parma in un viaggio nello spazio e nel tempo, portando i suoi visitatori a riscoprire uno degli elementi più potenti – eppure anche più silenti – di questo universo: la Luce. Il festival, organizzato da Parma 360, si concentra su opere contemporanee, realizzate con linguaggi e tecniche differenti. Colori, video, fotografie, specchi e intelligenza artificiale sono solo alcuni degli strumenti utilizzati per dar vita alle creazioni degli artisti scelti.

A cura di Chiara Canali e Camilla Mineo, Lux. Visioni sulla luce festeggia il decennale del festival, sviluppando un percorso che coinvolge diversi punti della città (il Torrione Visconteo, la Galleria San Ludovico, la Casa del Suono, il Palazzo Pigorini), trasformando Parma in un ponte che collega le opere moderne e d’avanguardia con i monumenti e la storia locale.

La Luce

La Luce, con le sue mille sfaccettature, è qui presentata come linguaggio universale, fondamentale per interrogarsi sul rapporto tra la realtà e la percezione. L’obiettivo infatti è quello di un percorso sensoriale che possa stimolare riflessioni, emozioni, sensazioni e ricordi. Tutto questo grazie a “giochi di luce e ombre”, suoni che rimbombano all’interno di stanze buie, led, fotografie, video, ma anche tramite l’intelligenza artificiale, la fluorescenza e tanto altro.

Dove tutto ha inizio

La mostra inizia il suo percorso all’interno del Torrione Visconteo, a pochi passi dal Parco Ducale. Disposte su diversi piani, sono presenti le opere del Duo Es (Nicola Evangelisti e Silvia Serenari), che, in collaborazione con l’omonimo compositore Nicola Evangelisti, esplorano il concetto del sublime nell’arte contemporanea.

Ciò che rappresentano è un vero e proprio viaggio ascensionale di verticalità, ripreso non solo tramite le opere, ma anche dalla struttura dell’edificio. Rispecchiando ed evocando il sublime, un sentimento di elevazione che trasporta dal sensibile al sovrasensibile, anche attraverso emozioni negative. Fondamentale è il ruolo della natura, richiamata costantemente tramite fulmini ed elementi frattali, che vengono riportati ad un ordine geometrico, cosmico.

L’Arte vista come scienza

Si procede poi verso la Galleria San Ludovico, dove sono esposte le opere di Antonio Barrese. L’artista – o forse sarebbe meglio dire lo scienziato – si concentra sul concetto della luce vista come struttura generativa: essa è infatti in grado di creare e definire volumi e luoghi immateriali, alterando la percezione dello spazio.

Barrese fa una vera e propria ricerca sul rapporto tra Arte e Scienza, siccome le sue opere non sono solo in grado di generare emozioni, ma anche vere e proprie forme e strutture, coinvolgendo in maniera attiva lo spettatore.

Le nuove tecnologie si confrontano con l’Arte

La tappa successiva è la Casa del Suono, al cui interno saranno esposte le opere di Andrea Crespi, Ex.Favilla, Hariel, Manuel Macadamia e Vandalo Ruins e Svccy fino al 9 maggio. Ciascuno di questi artisti (tutti under 35) ragiona sull’utilizzo delle nuove tecnologie nel mondo dell’arte, in modo tale da permettere al pubblico di interrogarsi su vari concetti esistenziali, come ad esempio la memoria, l’identità, la guerra, i conflitti della società, o un possibile futuro distopico.

Certe immagini turbano, altre allietano. Una cosa è certa: chiunque entri all’interno della Casa del Suono, non potrà fare a meno di rimanere sopraffatto da un travolgente senso di curiosità.

La fine del tour

La mostra si conclude a Palazzo Pigorini, dove possiamo trovare le opere di Jean Mallard, Clément Thoby, Florian Pigé, Piergiuseppe Molinar e Michael Kenna.

Ciascuno di loro elabora le proprie creazioni giocando con la luce e i suoi effetti. Michael Kenna espone la raccolta Michael Kenna. Il fiume Po. Scritture di luce, realizzata nell’arco di 12 anni (tra il 2007 e il 2019), in cui vengono messe in mostra le fotografie scattate lungo tutto il percorso del fiume – dalla sorgente alla foce -, con una cura minuziosa per tutte le condizioni atmosferiche che, grazie ad osservazioni di breve o lunga durata, trasformano la nebbia, i riflessi sull’acqua e i diversi tipi di clima in materia visiva.

Molinar decide invece di generare la luce tramite l’inchiostro. La raccolta Quadrifluox ridefinisce il rapporto tra carta, immagine e percezione. Alcune opere semplicemente si “accendono”, altre cambiano radicalmente, illuminando ciò che ad occhio nudo resterebbe nascosto. Tutto ciò avviene grazie alla luce di Wood, trasformando la carta, generalmente mezzo passivo, in un corpo attivo, in grado di emettere luce.

Una mostra illuminante

Sicuramente si tratta di una mostra particolare, diversa da quelle a cui siamo abituati. Le opere esposte nei vari edifici storici della città creano un percorso che permette ai visitatori di conoscere sia la storia di Parma, sia di entrare in un mondo a parte, parallelo, in cui si ha la possibilità di riflettere su concetti che da sempre turbano l’essere umano.

Parma 360 ha reso possibile tutto ciò grazie a una scelta accurata degli artisti che, tramite le loro creazioni, hanno avuto modo di sviluppare concetti, pensieri, paure ed emozioni. Prendendo in prestito l’essenza della Luce, essi la rendono trasversale: le diverse tecniche con le quali hanno creato le opere dimostrano che non c’è un unico modo per fare arte, ma che bisogna sempre osare e sperimentare.
Perché, dopotutto, l’Arte è anche questo.

a cura di
Marianna Conforti

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