Tra pianoforte e sonorità globali: la visione musicale di L!O nel singolo d’esordio “Hold Me”

Con “Hold Me”, L!O unisce cantautorato intimo e respiro pop internazionale: l’intervista

Voce, pianoforte e un’urgenza espressiva che parte dalle radici più intime del vissuto per trasformarsi in emozione condivisa. Con il singolo d’esordio “Hold Me”, L!O si presenta al pubblico tracciando le coordinate di una proposta musicale che fa dell’autenticità il suo pilastro: melodie solide e suonate che incontrano un sound pop contemporaneo dal respiro internazionale. In questa chiacchierata, l’artista ci racconta la scintilla dietro il suo debutto, il rapporto tra canzone d’autore e produzione moderna, e la sua visione di un live essenziale, dove la musica torna a essere l’unica vera protagonista.

“Hold Me” è il tuo biglietto da visita: un brano viscerale in cui affronti il rimpianto e il valore del tempo speso con chi amiamo quando ormai è tardi. Qual è stata la scintilla emotiva che ti ha spinto a scegliere proprio questa traccia per presentarti al pubblico?

“Hold Me” è un brano a dir poco intimo e personale. Racconta una mia storia e nasce da una parte del mio vissuto reale. Non è una canzone nata da un istante preciso in cui ho deciso di scriverla insieme ai miei collaboratori e autori, ma è il risultato di un percorso. Credo infatti che, per essere il più possibile reali e autentiche, le canzoni debbano avere alle spalle un vissuto, un’esperienza o un trascorso personale.

Solo in questo modo una storia può trasformarsi in musica e diventare qualcosa di condivisibile. Secondo me, infatti, il vero valore della musica risiede proprio nella possibilità di essere ascoltata e compresa da chiunque: nella capacità dell’artista di trasformare sé stesso e la propria storia in qualcosa in cui gli altri possano ritrovarsi e sentirsi, a loro volta, compresi.

Ho scelto di pubblicare “Hold Me” come mio primo brano inedito proprio perché è una canzone speciale per me. È il primo brano che mi ha fatto comprendere che anch’io potevo raccontare qualcosa di mio, qualcosa che fosse realmente creato da me e che parlasse della mia esperienza.

L’importanza di essere autentici…

Devo ammettere che non è stato facile accettare che qualcosa di così personale, a un certo punto, potesse diventare di tutti, o almeno questo è ciò che spero. È stata però una scelta necessaria, anche perché ho compreso che molti degli artisti e dei cantanti pop internazionali da cui prendo ispirazione e che ammiro hanno proprio questo alla base della loro musica: l’autenticità e la capacità di mettere in musica la propria storia, facendo sì che qualcun altro possa ritrovarsi nelle loro parole. È quello che è successo a me da bambino ascoltando la musica che amavo, ed è la stessa cosa che oggi cerco di fare attraverso i miei brani.

Con “Hold Me” cerco quindi di raccontare me stesso in maniera intima e personale dal punto di vista dei contenuti, mentre, dal punto di vista sonoro, scelgo un taglio più vicino al pop internazionale. Nella mia musica cerco di costruire una base strutturata, melodica e armonicamente definita, per poi arricchirla con tutti quegli elementi e quei suoni che appartengono al pop internazionale.

Credo che “Hold Me” sia il brano giusto per essere il mio primo singolo proprio perché rispecchia pienamente la mia idea di musica: sia dal punto di vista dei contenuti, profondamente personali e autentici, sia dal punto di vista del sound, che cerco di rendere sempre più caratteristico e riconoscibile.

Nella tua scrittura si avverte un forte legame con la canzone d’autore, ma la produzione strizza l’occhio al pop contemporaneo internazionale (con echi che ricordano le atmosfere di Sam Smith o Justin Bieber). Come trovi l’equilibrio tra l’intimità di un testo personale e una produzione dal respiro così globale?

Come spiegavo prima, nelle mie canzoni c’è un legame molto forte con la parte di scrittura, soprattutto perché, oltre a essere cantante, sono anche strumentista e suono il pianoforte. Prima di arrivare alla produzione vera e propria di una canzone, sento infatti la necessità che questa sia completa dal punto di vista melodico e armonico, soprattutto nella sua forma più essenziale, quando rimane semplicemente voce e pianoforte. È proprio in questa fase, quando il brano è più scarno, che riesco a comprenderne il potenziale e a capire se la canzone riesce realmente a comunicare qualcosa.

Dopo aver creato quella che considero le vere e propria fondamenta del brano, lavoro insieme ai miei compositori e produttori per trovare un insieme di sonorità pop moderne e dal taglio internazionale che possano accompagnare al meglio la struttura musicale di partenza. L’obiettivo è mantenere una base costruita e suonata realmente, arricchendola poi con elementi elettronici e sonorità contemporanee che possano darle maggiore personalità e originalità.

Credo che questo rappresenti in qualche modo ciò che mi caratterizza, o almeno ciò che sto cercando di costruire come mio modo riconoscibile di fare musica: partire da una scrittura melodica e armonica solida e da una dimensione musicale reale e suonata, per poi unirla a una produzione pop contemporanea e internazionale.

Per me, però, rimane fondamentale che una canzone possa continuare a essere suonabile e, proprio nel senso più autentico del termine, popolare: qualcosa che possa essere ascoltato e vissuto da tutti, ma anche realmente eseguito e reinterpretato. Trovo infatti che ci sia un valore particolare nella possibilità di tornare alla bellezza di una performance realmente suonata, soprattutto in un momento in cui, anche a causa dell’evoluzione della tecnologia e degli strumenti di produzione, questa dimensione rischia a volte di perdersi.

Il nome d’arte con cui ti presenti, “L!O”, ha un impatto visivo netto e contemporaneo con quel punto esclamativo centrale. Cosa racconta di te questo nome e quanto c’è della tua quotidianità dentro questo alter ego?

Il mio nome d’arte, L!O, vuole essere, anche visivamente, la sintesi di ciò che rappresenta la mia musica: semplice, caratteristico e comprensibile.

Semplice, perché è corto, breve e immediato, facile da ricordare e da pronunciare. Caratteristico, perché vuole essere unico nel suo genere, anche grazie all’utilizzo del punto esclamativo, che diventa un elemento distintivo della mia identità. Comprensibile, infine, perché il mio obiettivo è che possa essere riconoscibile e facilmente utilizzabile anche a livello internazionale, senza perdere la propria identità.

L!O è un nome che ho scelto per rappresentarmi, ma che non vuole creare un vero e proprio alter ego. Al contrario, rimane profondamente legato alla persona che sono. È semplicemente il modo in cui scelgo di rappresentarmi artisticamente in maniera unica e caratteristica, continuando però a essere il ragazzo di sempre, con la sua infinita passione per la musica. Infatti L!O è esattamente la metà del mio nome: quella che appartiene alla musica!

Molti artisti tendono a sovraccaricare i primi brani, mentre la tua proposta punta molto sull’autenticità e sullo spogliare le emozioni da inutili sovrastrutture. Quando scrivi, qual è il momento in cui capisci che un pezzo ha raggiunto la sua forma più sincera?

Cercare di creare canzoni dal contenuto autentico è uno dei miei principali obiettivi. Cerco sempre di dare vita ad argomenti molto personali e intimi, ma allo stesso tempo autentici e sinceri, in modo che possano permettere a chi ascolta di ritrovarsi facilmente nelle mie parole e nelle mie storie.

Per me, un brano raggiunge realmente la sua forma completa nel momento in cui riesce a funzionare già al pianoforte. È proprio nella sua forma più scarna ed essenziale che riesco a capire se una canzone ha raggiunto una qualità melodica e armonica capace di valorizzare sia il mio modo di cantare sia i contenuti che voglio raccontare attraverso il testo.

Quando un brano riesce a funzionare anche semplicemente attraverso il pianoforte e la voce, o attraverso diversi strumenti reali, senza la necessità di alcun elemento elettronico, allora sento di avere trovato la canzone giusta. È in quel momento di semplicità che riesco veramente a comprenderne il valore e il potenziale.

Solo successivamente arriva la parte di produzione: la componente elettronica e tutte le sonorità pop contemporanee entrano nel brano con l’obiettivo di accompagnare, arricchire e valorizzare ciò che è già stato costruito. Per me, però, la produzione non deve mai essere ciò che rende una canzone valida: deve piuttosto essere ciò che ne esalta una qualità che deve già esistere nella sua forma più semplice.

Per una testata come The Soundcheck il palco e il concerto sono il banco di prova fondamentale per ogni artista: come immagini il live di L!O e cosa dobbiamo aspettarci dai prossimi capitoli del tuo progetto discografico?

Come idea per le mie future performance, non immagino grandi spettacoli eccessivamente costruiti, ma qualcosa di semplice e rappresentativo, che possa mettere in luce il vero valore della musica, evitando che questa passi in secondo piano rispetto a tutto ciò che può essere l’aspetto performativo e scenografico.

La mia idea di performance è quella di dare valore all’artista e alle sue qualità vocali, mettendo allo stesso tempo in risalto tutto ciò che rende possibile la performance stessa: la musica. Per me, la componente musicale deve rimanere in primo piano, soprattutto attraverso la presenza di strumenti suonati dal vivo, che considero una parte fondamentale della mia identità artistica.

Questa dimensione live verrà naturalmente accompagnata anche da una componente elettronica, che rappresenta una parte caratteristica del mio sound, soprattutto per quanto riguarda la componente ritmica e le sonorità più contemporanee.

Immagino quindi una performance intensa e introspettiva, elegante e naturale, ma allo stesso tempo fortemente emotiva e, soprattutto, pop. Una performance capace di valorizzare la voce, la musica e il rapporto diretto con il pubblico, senza che la componente visiva e scenografica finisca per prevalere su ciò che per me rimane il centro di tutto: la canzone.

Dal mio futuro progetto musicale bisogna aspettarsi tante canzoni che porteranno dentro di sé la mia storia e diversi racconti personali, legati soprattutto all’amore e a tutte le sue sfaccettature.

L’idea è quella di creare una musica che, proprio perché pop, possa essere semplice, immediata e accessibile a tutti, ma che allo stesso tempo riesca a essere intensa, soprattutto dal punto di vista dei contenuti e delle storie raccontate nei brani.

Questa intensità dei contenuti verrà però accompagnata da un sound più leggero, luminoso e positivo, creando un contrasto che considero importante per la mia musica: raccontare emozioni e situazioni anche profonde e personali attraverso un linguaggio musicale pop, piacevole e immediato, capace di arrivare a tutti.

a cura di
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di Staff

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