“Canterò soltanto il tempo” il percorso espositivo con Francesco Guccini

Abbiamo partecipato alla conferenza di presentazione della mostra dedicata a Francesco Guccini, visitabile dal 18 aprile, che rivela lo stretto legame tra il cantautore e la regione Emilia Romagna

Dal 18 aprile al 18 ottobre 2026, Spazio Gerra a Reggio Emilia ospiterà la mostra Francesco Guccini. Canterò soltanto il tempo, un progetto espositivo dedicato a uno dei più importanti protagonisti della canzone d’autore italiana. Il progetto, che prende il titolo dal verso Canterò soltanto il tempo del brano Il tema (1970), riassume uno dei nuclei della poetica di Francesco Guccini: il rapporto tra parola, memoria e lo scorrere del tempo, tramite un racconto immerso nella sua poetica, musica e letteratura.

Come ha affermato il sindaco di Reggio Emilia Marco Massari presentando la mostra questa detiene una determinata importanza per tutto il territorio, non solo per Reggio Emilia. Difatti, la città rappresenta uno dei molti luoghi della regione presenti e radicati nella poetica e nell’attività di Francesco Guccini. Ha poi aggiunto che il tributo vuole evidenziare alcuni degli aspetti meno noti della sua produzione artistica e della sua vita attraverso una scelta di nove canzoni. Saranno presenti anche disegni e due importanti mostre fotografiche, per lasciare emergere i valori condivisi nella nostra realtà. Valori culturali, etici, sentimentali e politici.

Un legame che affonda le proprie radici lungo la Via Emilia, crocevia di storie e identità, da cui prende forma una parte significativa della sua produzione, e che trova un momento simbolico nella laurea ad honorem conferita a Guccini proprio a Reggio Emilia nel 2002 .
[…] Il progetto espositivo propone uno sguardo ampio, che va oltre i luoghi biografici per restituire il forte radicamento dell’autore nell’intero territorio regionale, pur riconoscendo in Pavana, sull’Appennino tosco-emiliano, un luogo centrale della sua memoria e della sua ispirazione. Celebrare il “maestrone” significa così rendere omaggio a parole che hanno definito, e continuano a farlo, l’identità delle nostre terre. Noi che portiamo orgogliosamente nel nome della nostra città quell’Emilia “sognante, tra l’oggi e il domani” cantata da Guccini, riconosciamo in questa iniziativa un’occasione preziosa per rinnovare il valore della cultura come memoria viva e condivisa.

Oltre alla laurea ad honorem, il sindaco Massari ha menzionato anche altri due episodi che legano Guccini alla città: nel 2016 il dialogo sul percorso culturale ed artistico (Emilian West), e nel 2022 nel suo ultimo disco la ripresa della strage di Reggio Emilia del 7 luglio.

Proseguendo con l’illustrazione della mostra Stefania Carretti, la curatrice, ha spiegato come il progetto sia nato dopo una serie di incontri e conversazioni, durati circa due anni e mezzo, con Guccini stesso, cercando l’approccio adatto per avviarla. Rendendo la mostra non solo su Guccini, ma proprio con Guccini, dal momento che l’artista ha partecipato alla sua creazione. Carretti ha poi spiegato che al centro della mostra si è voluta mettere proprio la voce del cantautore, i suoi racconti e le sue parole, attribuendo al ricordo e alla memoria un valore trasformativo. La memoria, quindi, non è nostalgia per ciò che è andato, ma un occasione per recuperare delle possibilità che erano sfuggite, e raccontarle nel presente. La mostra nasce attorno al filo conduttore del tempo, con concezione esistenziale.
Una parte sarà dedicata al background e alla formazione di Guccini, per mostrare tra le varie questioni il suo interesse per la cultura popolare, i linguaggi, le espressioni folcloristiche e in generale l’erudizione inclusa nelle sue canzoni.

L’idea di fare una mostra su Francesco Guccini è nata quasi per caso, da incontri e dialoghi che ci hanno portato a pensare a un tributo, più che ad una “antologica”. Una figura così grande, umanamente e artisticamente, non si può raccontare in modo tradizionale. Il massimo che potevamo fare era omaggiarla con rispetto e umiltà. […] Fin dall’inizio abbiamo coinvolto illustratori e artisti contemporanei per rendere attuale la sua poetica, anche perché Guccini ha sempre avuto un legame forte con il fumetto e l’illustrazione. A questo abbiamo affiancato la fotografia, elemento importante anche per il nostro territorio, creando un dialogo tra linguaggi diversi.

L’assessore alla cultura Marco Mietto ha rimarcato l’importanza della mostra su Guccini, fatta insieme al cantautore. Mietto ha affermato di non aspettarsi una mostra autobiografica, ma una nella quale lui, in quanto spettatore, possa ritrovarsi, e spera in un forte contenuto politico.
Pone poi un interessante questione sul termine parola, su quanto spesso essa ricorra nel discorso riguardante l’esposizione, così come termini che la evocano, quali voce e racconto. Ha sottolineato come nella nostra quotidianità, sia nella sfera pubblica che privata, anche tramite semplici espressioni quali non ho parole emerga il problema dell’essere padroni delle parole, delle narrazioni e dei racconti. Secondo lui, nell’opera di Guccini viene mostrata proprio questa potenza che si può avere quando si ha la capacità di padroneggiare le parole.
Infine ha chiuso il discorso ricordando come il tema della padronanza, dell’essere padroni di governare la propria vita e il futuro è tipico della civiltà dell’Emilia Romagna.

Come ricordano il Presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale e l’Assessora alla Cultura della Regione Emilia-Romagna Gessica Allegni

L’opera di Francesco Guccini è un bene estremamente prezioso del patrimonio culturale di questa terra, quella delle sue radici e della crescita artistica. La mostra ne restituisce il valore in tutta la sua autenticità e attraverso linguaggi diversi

Spalanca una finestra sulla bellezza e complessità della sua arte: è un’occasione per le generazioni adulte di ritrovare emozioni vissute anche attraverso le sue canzoni, le sue parole, e per quelle giovani di conoscere meglio e apprezzare uno dei grandi protagonisti della musica cantautorale italiana. L’Emilia di Guccini, quella della voglia di vivere, delle notti in osteria, delle albe, del sole nei cortili e delle nebbie, quella vista da un osservatore ‘dal fondo della sua città’ è la testimonianza poetica di un legame forte con la comunità e con il territorio che si fa ispirazione e riferimento identitario per il Paese senza dimenticare la capacità unica di raccontare e anticipare i tempi e i cambiamenti della società, con uno sguardo fine, impegnato e libero. Per tutto questo, a Francesco Guccini va la gratitudine della comunità regionale, e il plauso al Comune di Reggio Emilia, agli organizzatori e curatori della mostra per aver dato vita a un progetto che sa valorizzare questo straordinario patrimonio

Michele de Pascale e Gessica Allegni

La mostra

Promossa dall’Assessorato alla Cultura e Giovani del Comune di Reggio Emilia, con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna e realizzata da ICS – Innovazione Cultura Società ETS, la mostra è curata da Stefania Carretti, Lorenzo Immovilli ed Erika Profumieri all’interno della programmazione culturale di Spazio Gerra, luogo dedicato alla cultura popolare contemporanea. L’iniziativa ha il contributo della Fondazione Palazzo Magnani e della Fondazione Manodori. La mostra, il cui ingresso sarà gratuito, propone un ritratto intimo e insieme pubblico di Francesco Guccini: cantautore, scrittore, narratore e figura di riferimento culturale per diverse generazioni. 

Il percorso espositivo si sviluppa lungo i quattro piani di Spazio Gerra, per circa 350 metri quadrati ed esplora nove gruppi tematici attraverso nove canzoni, unendo materiali d’archivio (fotografie, oggetti originali, riproduzioni) a nuove opere di illustratori e fotografi. Queste creazioni si collegano ai temi e ai testi delle canzoni, creando un percorso che richiama le principali fonti di ispirazione di Guccini, illustrazione,cultura popolare, letteratura, storia e radici.


La trasposizione su carta di alcune canzoni si inserisce in una prassi di rielaborazione culturale consolidata, che ha visto la celebre matita di autori come Sergio Staino e Andrea Pazienza, solo per citarne due presenti in mostra, confrontarsi con le composizioni di Guccini.

La mostra include le illustrazioni di Maurizio Mantovi che realizza un tributo ispirato al primo album di Guccini, “Folk Beat n. 1”, capace di evocare con forza l’atmosfera vibrante e inquieta della fine degli anni Sessanta, Silvano Scolari che rivisita Libera nos domine”, costruendo un grande affresco fatto di parole vuote e miserie umane accumulate come macerie di una Gaza dei giorni nostri; Veronica Ruffato che crea un flashback emotivo per la canzone “Van Loon”, che Guccini dedica al padre, intrecciando amore familiare e cultura; Gianmario Taurisano trasforma La canzone della bambina portoghesein un racconto grafico, con una luce che passa dal morbido all’abbaglio, mantenendo il mistero finale; Arianna Lerussi lavora su Vorrei”, mostrando momenti intimi e straordinari della vita quotidiana. Infine, Simona Costanzo utilizza sacchetti di pane per dare vita a creature oniriche che dialogano con la realtà e con i protagonisti di Incontro”. 

Alle illustrazioni si aggiungono due nuove produzioni fotografiche: “Pavana e ricordi di Paolo Simonazzi, che esplora i luoghi simbolo dell’universo gucciniano tra Bologna e l’Appennino, creando una mappa visiva fatta di paesaggi, oggetti e dettagli legati alla cultura popolare e alla memoria e “Zeitraum di Kai-Uwe Schulte-Bunert, che rappresenta il tempo e il ricordo attraverso immagini di componenti di vecchi orologi in caduta, evocando la natura frammentaria della memoria.

L’intero progetto ha l’obiettivo di restituire la complessità della figura di Guccini e del suo universo creativo, andando oltre la dimensione musicale per esplorare la ricchezza culturale e intellettuale della sua opera. Il progetto proseguirà anche in forma editoriale con la pubblicazione di un volume dedicato, pensato come opera autonoma capace di approfondire i legami tra parole, oggetti e biografia dell’autore.

a cura di
Eleonora Maria Cavazzana

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