ParaNorman torna al cinema dal 23 al 26 ottobre per Nexo Studios. Preceduto dal cortometraggio inedito ParaNorman: The Thrifting, il capolavoro della Laika torna in veste rimasterizzata per permettere a vecchi e nuovi spettatori di godere di questo gioiello nel massimo della sua forma.
Nello sfondo di una cittadina permeata fin dalle sue fondamenta dall’immaginario dei film horror degli anni ’70 e ’80, c’è un gruppo male assortito di ragazzi di diverse età, tutti un po’ strani a modo loro. Si ritrovano, contro la loro volontà, coinvolti in un’avventura: devono combattere contro una maledizione che si è scatenata nella loro cittadina, come in un racconto di Stephen King.
No, non sto parlando di Stranger Things, ma di ParaNorman: straordinario film d’animazione in stop motion uscito nel 2012, ben quattro anni prima della serie che avrebbe avuto tanto successo, sfruttando la medesima formula vincente.
ParaNorman è la seconda opera della Laika, studio che solo tre anni prima aveva presentato il suo Coraline come manifesto assoluto di chi voleva assolutamente imporsi con la propria idea di cinema audace e anticonvenzionale.
La pellicola, diretta da Sam Fell e Chris Butler, è stata candidata agli Oscar 2013 e a distanza di dodici anni ha saputo affermarsi come un grande cult, soprattutto tra gli appassionati di animazione, sempre alla ricerca di proposte alternative. Il film ha saputo replicare la formula che Laika aveva già proposto con Coraline, grazie alla sua enorme spessore narrativo e a un mix irresistibile di horror per ragazzi, film d’avventura e umorismo.
Il ritorno in sala
Dopo l’enorme successo della riedizione di Coraline dello scorso anno, Laika ha deciso di riportare in sala anche questa sua seconda splendida pellicola. In Italia distribuita da Nexo Studios in partnership con MYmovies, e con i media partner Cultura Pop e ArteSettima, dà l’appuntamento nelle sale dal 23 al 26 ottobre.
Prima che il pubblico si cimenti nuovamente nell’avventura – o per i fortunati che la vedranno per la prima volta in questa edizione – li attende prima la visione del cortometraggio inedito, ParaNorman: The Thrifting, diretto dal character designer Thibault LeClercq e scritto ancora una volta da Butler.

La premessa
Nella città di Blithe Hollow, una sorta di Salem, vive Norman, il perfetto protagonista che ci aspetteremmo in un film di Tim Burton. Appassionato di film horror, lo conosciamo mentre trascorre le giornate a guardarli insieme a sua nonna. Ma quello che in un altro film avremmo scoperto in fase avanzata, qui ci viene messo in chiaro fin dal primo istante: la nonna è morta da tempo, ma Norman riesce a parlare con il suo fantasma.
Ebbene lui ha questo dono speciale, ma la cosa non viene affatto creduta da nessuno, neanche dai suoi genitori. Questo lo porta inevitabilmente a essere lo “strambo“ della città e il ragazzo pazzo che sta cercando solo un modo di attirare attenzioni.
L’unico a credergli è l’amico di classe Neil, altro ragazzo non proprio sulla cresta della popolarità. Ma il suo solo sostegno non gli basta a evitare di essere sistematicamente emarginato e maltrattato da tutti gli altri compagni e concittadini. Un giorno, però, si reca a fargli visita il fantasma di suo zio che vuole avvertirlo di un imminente pericolo che sta per scatenarsi e che lui solo può affrontare: la maledizione di Agatha Prenderghast, una strega che che i cittadini di Blithe Hollow hanno condannato in passato.
La notte in cui l’avventura ha inizio
Seguendo le indicazioni dello zio, Norman si reca al cimitero dove Agatha dovrebbe giacere per leggerle un certo libro che dovrebbe prevenire che la sua ira si scateni, ma viene interrotto dal compagno di classe e bullo Alvin. I due non hanno neanche il tempo di confrontarsi, prima che decine di zombie inizino a spuntare dal terreno e a scatenare il terrore in tutta la città.
Norman e Alvin, a cui poi si uniranno Neil e altri ancora, assemblano senza volerlo una squadra improbabile di personaggi, tutti alla ricerca della tomba di Agatha sperando di porre fine a tutto, prima che l’invasione degli zombie degeneri nel caos più totale.
Ed è qui che prende il via l’avventura: Norman dovrà riuscire a risalire all’origine della maledizione della strega. Si ritroverà faccia a faccia con una situazione affine alla condizione di disagio e incomprensione che egli stesso vive nella società. Un viaggio di crescita personale, di autodeterminazione, ma che non mancherà di divertire e spaventare a più non posso.

Norman, un protagonista che ha il dono di essere diverso
Norman è una celebrazione della diversità, l’archetipo di freak burtoniano che potrebbe ricordare tanto la giovane Winona Ryder, quella che grazie alla sua empatia sembrava essere l’unica in grado di comunicare con lo spirito di Beetlejuice nel film omonimo.
In mano a registi e sceneggiatori così abili, il fascino di un personaggio come quello di Norman è nella duplicità della sua natura. Lui ha delle abilità speciali e fa cose che gli altri non possono fare, che non riuscendo a credergli lo deridono come zimbello della città. Ma d’altro canto è anche un ragazzo dal cuore d’oro, una persona profondamente empatica, con un’intelligenza emotiva già molto oltre quella delle persone che lo circondano.
Le due cose hanno una sorta di relazione, dove è difficile stabilire quale sia la causa e quale l’effetto, ma lui non potrebbe mai essere altro se non questo. Quello che per gli altri è sinonimo di burla e derisioni è solo il suo più grande dono.
Se intorno lo circonda un mondo ipocrita e falso, Norman non vorrebbe vedere barriere per nessuno e questo lo capiamo già da come nelle prime sequenze lo vediamo interagire e chiacchierare amichevolmente con i fantasmi della città. Con chi non riesce a stabilire un reale dialogo è la sua famiglia, perché spaventati della paura del giudizio altrui: lo spingono a essere una persona che non è, a nascondere la sua reale natura.

ParaNorman stupisce continuamente per la sua maturità
Fin dalle prima battute, appare evidente la profonda maturità del film, che riesce a dialogare con tutte le età. I personaggi parlano apertamente dell’accettazione della morte, della vita, senza mai nasconderlo dietro giri di parole.
E non solo le parole, anche tante battute, spesso veicolate dal tono comico, ci danno un’idea di quanto il film riesca a parlare sfacciatamente della società come se fossimo in un film di Romero. Quando il popolo insorge contro gli zombie ci sono davvero gli echi de la saga dei Morti Viventi, quando senza un minimo di esitazione i cittadini imbracciano i fucili, quasi come se aspettassero la legittimazione a sparare su qualcuno. E sentire battute come “sparare ai civili, lo fa solo la polizia” sbalordisce non poco.
ParaNorman ci tiene a parlare di come le persone, quando mosse dalla paura davanti a ciò che non comprendono, reagiscano sempre nel modo sbagliato. Di come la paura del diverso li porti solo a compiere efferatezze, e a innescare un ciclo dove iniziano le ripercussioni di chi vuole ricambiare la violenza subita. Il film non fa sconti a nessuno in questo, ad eccezione di Norman, un protagonista così puro e innocente da farci desiderare di essere come lui.
Ne deriva una parabola sull’uguaglianza, sull’importanza del dialogo e della comprensione, della possibilità di essere perdonati e potersi lasciare alle spalle tutti gli errori commessi. E per quest’ultima possibilità risulta chiara la scelta di dare dei poteri ESP al protagonista. Il film utilizza sapientemente il concetto secondo cui gli spiriti rimangano vincolati a questo mondo finché il loro scopo non è compiuto. Un’idea non certo originale, ma che viene usata brillantemente.

Come Stranger Things, ma 4 anni prima
La pellicola è a tutti gli effetti quello che ci aspetteremmo di trovare se portassimo nell’animazione il film d’avventura per ragazzi degli anni ’80, come potevano essere E.T. o I Goonies: tutto quell’immaginario anni 70-80 ormai sedimentato nella cultura pop.
Per capire le influenze che sono state rielaborate per il film, ci basta pensare a quello che Norman e sua nonna stanno guardando in tv: un film di zombie probabilmente di serie b, detto nell’accezione più lusinghiera del termine. Un tipo di immaginario che nel film ritroviamo disseminato dappertutto, non è solo Romero a essere citato, da Venerdì 13 ad Halloween, a Sam Raimi, è tutto permeato nella pellicola. Ma non sono citazioni fini a sé stesse, perché queste si riflettono anche nel linguaggio e nelle svolte che la trama prenderà, quando a quest’ultima inizieranno a confluire streghe, maledizioni, fantasmi, libri di favole, ma che hanno quasi la funzione di un Necronomicon di turno.
E nonostante siano queste le premesse della vicenda, il film riesce a divertire costantemente, anche nelle sue battute più graffianti. L’umorismo accompagna lo spettatore continuamente con gag a raffica, a momenti davvero brillanti. E questo riesce a bilanciare perfettamente una pellicola che sa quando ha bisogno di alleggerire i toni e quando, invece, prendersi sul serio.
ParaNorman è un film irresistibile che per un giovane può essere anche motivo di grande folgorazione e spavento. Le scene macabre non si sprecano e non fatico a credere, come per un’intera generazione, sia stato il primissimo passo verso un amore che li ha condotti alla passione per il cinema horror.

Regia e comparto tecnico
Il regista Chris Butler precedentemente aveva lavorato come storyboard artist per Coraline e La sposa cadavere. Non sorprende quindi se dietro un esordio al lungometraggio di questo calibro, ci sono in realtà alle spalle già produzioni di altissima caratura. E infatti il risultato è di un’eccellenza assoluta.
Tutti gli elementi che vediamo in stop motion sono curati con un livello di dettaglio impressionante, i personaggi sono così fluidi da sembrare realmente vivi in quel mondo. Ma ciò che stupisce davvero della regia è la direzione artistica. Assistiamo a dei movimenti di macchina che riflettono le soluzioni che troviamo nei film horror più disparati, seguendone le stesse regole.
La fotografia alterna scene con tagli di luce cupi, dove si prediligono le ombre e l’oscurità, ad altri coloratissimi, dove c’è un uso esageratissimo di colori pop psichedelici come neon verdi e viola, che ricordano tantissimo le assurde e meravigliose palette cromatiche che trovavamo nei lavori di Dario Argento, di Mario Bava.
Ma tra tutte, quella che colpisce davvero per fotografia, regia e messa in scena è la sequenza finale, quella del confronto. Qualcosa di assolutamente atipico anche solo visivamente da un film d’animazione occidentale. Una sequenza d’impatto che difficilmente si dimentica.

Considerazioni finali
Grazie alla rimasterizzazione in 3D, ora possiamo godere nella sua massima forma di uno dei film più belli della Laika e in generale di tutti quelli mai fatti in stop motion. A distanza di tredici anni, ParaNorman rappresenta tutto ciò che oggi dovrebbe essere l’animazione. Non un genere, come viene erroneamente definita, ma un luogo dove far confluire stili e forme differenti. L’animazione è un linguaggio che oggi si è evoluto e che meriterebbe ancora tantissime operazioni come questa.
Oggi tutti gli studi dovrebbero imparare dal coraggio di questo film, che ha saputo sfruttare pienamente le potenzialità del media animato, che quando usate correttamente danno anche maggiori possibilità espressive del cinema “dal vero”.
Produzioni di questo tipo dovrebbero imparare a prendersi più rischi con film che hanno questo coraggio e che sanno rivolgersi così al proprio pubblico. I bambini non sono da sottovalutare, e ParaNorman dimostra che con il modo giusto si può dialogare con loro in modo serio. L’animazione diventa il veicolo perfetto per una sceneggiatura che vuole dire tanto, piuttosto che essere una giostra fine a sé stessa. La Laika è sempre stata abilissima nel seguire questa direzione e per questo si aspetta con grande trepidazione Wildwood l’anno prossimo, il loro progetto più ambizioso mai realizzato.
a cura di
Alfonso La Manna

