Abbiamo intervistato Francesco Pasquinelli ed Elena Piccari, fondatori di CDL e creatori di Long Story Short, il nuovo contest riminese che, dal 24 giugno al 10 luglio, è stato protagonista dell’estate cinematografica locale
La prima edizione di Long Story Short si è appena conclusa e, già con un pizzico di malinconia, abbiamo chiesto a Francesco Pasquinelli ed Elena Piccari, due dei fondatori di CDL, di parlarci più a fondo dell’associazione e della nascita del contest, tirarando le somme sull’evento e rivelandoci i loro piani per il futuro.
Qual è la storia di CDL e com’è nata l’idea di Long Story Short?
Francesco Pasquinelli: Possiamo dire che CDL sia nata dall’esperienza di tre ragazzi con una cinepresa montata su un tre piedi.
Inizialmente, nell’estate 2022, avevo realizzato completamente da solo un cortometraggio, “The Fridge”, che prende il nome da un frigorifero che i mie genitori avevano appena acquistato e che produceva un rumore fastidiosissimo.
Lo fa ancora?
Francesco: Sì, ma mi sono abituato!
Prima della pubblicazione, avevo bisogno di qualcuno che facesse da stand-in o da attore e, per caso, proprio nel settembre di quell’anno è arrivato in casa Matteo Bernardi, il terzo fondatore, che ho incluso nella produzione del corto.
Elena Piccari: Matteo è da sempre un grande appassionato di musica e del sonoro e, dunque, si sarebbe potuto occupare di tutta quest’altra componente, colmando quelle lacune che Francesco possedeva, essendosi focalizzato maggiormente sulla sceneggiatura e sulla regia. Il match è stato casuale, ma estremamente efficace!
Io, invece, mi divertivo tantissimo e, studiando architettura, avevo già insita in me una passione per la scenografia. Mi sono unita a loro in ottobre, quando abbiamo iniziato a lavorare a “The Wrong Address”, utilizzando come attori i loro coinquilini.
Francesco: Esatto. Matteo ha prodotto per il progetto una canzone – anche piuttosto iconica! -, mentre Elena lavorava alla fotografia e alla scenografia. Insomma, girato il cortometraggio, lo montiamo e ci rendiamo subito conto che il risultato è divertente ed estremamente interessante. Successivamente, postandolo su YouTube e condividendolo dappertutto, abbiamo iniziato a seguire una linea ben precisa, che avremmo presto fatto nostra.
Da qui nasce CDL, acronimo della via dove abitiamo.
Da qui inizia tutto.
Dopo aver prodotto un cortometraggio di maggior spessore, il primo vero segnale di svolta è arrivato nel 2024, quando abbiamo organizzato il primo Short Talks, un evento chiamato così dall’unione di un dialogo sui corti (“to talk about shorts”) e il detto “small talks”, che in slang americano significa “fare due chiacchiere”. Un evento dedicato, dunque, ai cortometraggi, dove, oltre alla loro visione, era presente anche un momento di conversazione con gli autori stessi.
Un progetto vincente, che è piaciuto fin da subito!

Inoltre, a seguito della partecipazione, nel maggio dello stesso anno, al contest bolognese “50h in Barca” (dove lo scopo è la realizzazione di un cortometraggio nel quartiere Barca, non su un’imbarcazione!) e la vincita del rispettivo premio relativo al Miglior Pubblico e alla Miglior Fotografia, con l’utilizzo di quest’ultimo abbiamo realizzato “Quarto Livello”, con il quale abbiamo realmente imparato il mestiere a tutto tondo, lavorando in modo completo e professionale. A dicembre 2024, finita la post-produzione, ha luogo la seconda edizione di Short Talks, che abbiamo impostato in modo molto diverso, realizzando una vera e propria campagna marketing e social, ed arrivando a riempire la sala del cinema di Santarcangelo, che ci ha ospitato di nuovo.
Conoscendo più gente e lavorando a sempre più produzioni, la situazione è così iniziata a cambiare: oltre ai cortometraggi, abbiamo infatti organizzato e partecipato ad eventi artistici di diverso tipo, in centri sociali a Bologna, a mostre, exibition e… perfino sulla spiaggia!
Tutto questo è stato coronato, il 24 dicembre 2025, dal passaggio da collettivo ad associazione vera e propria, e da qui inizia una corsa folle – non ancora conclusa -, che si concretizza con la partecipazione e la vincita del primo bando under 35, a soli due mesi dalla nascita vera e propria di CDL!
Elena: Questo bando regionale cerca di promuovere progetti giovanili sul territorio ed era perfetto per la nostra idea, che consisteva nel raccogliere le nostre esperienze fatte in giro per l’Italia, creando un ambiente e una situazione che permettessero di realizzare prodotti più completi rispetto ai nostri del passato. Perché 48 ore di lavoro sono sicuramente formative, ma sacrifichi inevitabilmente qualcosa a livello produttivo.
Partendo da questa riflessione, ci siamo chiesti quale fosse il minor arco di tempo che potesse risultare idoneo per la realizzazione di un cortometraggio in ogni suo aspetto e abbiamo optato per una formula di quattro giorni, prevedendo una serata inaugurale, una giornata dedicata alla sceneggiatura, una e mezzo di riprese e un’altra di post-produzione. Un limite temporale secondo noi perfetto, che – come ci hanno confermato diverse troupe – è risultato fonte di grande motivazione.
È stato anche molto interessante ragionare tutto l’evento su quei luoghi di Rimini a cui noi siamo legati e osservare come essi si trasformino attraverso gli occhi degli altri. E ha funzionato, perché ognuno li vede in modo diverso. Aspetto che traspare visibilmente nei cortometraggi, dove ogni spazio assume una valenza e un significato differente a seconda dello sguardo.
A Rimini ci sono tanti progetti cinematografici come il vostro?
Francesco: Credo che Long Story Short sia il primo vero e proprio progetto a tempo.
Elena: Il punto è proprio questo: attraverso il nostro background e le esperienze che abbiamo vissuto, ci siamo chiesti cosa potevamo portare a Rimini che non ci fosse già. Guardandoci intorno ci siamo accorti di tantissimi giovani animati dal sogno di fare cinema e ci siamo chiesti perché non provare a creare qualcosa che li aiutasse a realizzare questo sogno. Un progetto che parlasse alla comunità e che mostrasse ad essala passione verso la Settima Arte da parte delle nuove generazioni.
Long Story Short è nato con questo obiettivo: per dare voce ai giovani e mostrare la visione che li anima, prestando attenzione ai loro lavori e alle loro idee, spesso valide quanto quelle di produzioni ben più grosse.
Francesco: Mostrando sia il lavoro di qualità realizzato da queste troupe con poco budget, sia quello di CDL che con Long Story Short, attraverso finanziamenti estremamente esigui, è riuscito a realizzare un vero e proprio festival, facendo lavorare 75 persone per tutta Rimini e ottenendo un gran riscontro, sia sui social che in presenza, riempiendo la sala del Cinema Tiberio.
È un vero e proprio grido, dal mio punto di vista.
Elena: Esatto, è lì che capisci che il progetto ha funzionato: attraverso la risposta della comunità, che riversa in una sala il 10 di luglio, alle sei del pomeriggio!

Facendo un piccolo passo indietro, quando e come il Cinema si è iniziato ad intrecciare con la vostra vita?
Francesco: Potrei definirmi cinefilo da sempre, perché fin da bambino amavo le storie e i video. In realtà, poi, con le scuole superiori mi sono distaccato un po’ dal cinema, che è tornato centrale nella mia vita con l’esperienza universitaria a Bologna, attraverso la Cineteca e il Lumière, dove andavo tutti i giorni. Con il periodo del Covid ho avuto modo di recuperare tantissimi film e contenuti, appassionandomi sempre di più.
Dal punto di vista formativo, l’unica cosa che ho fatto è stato un piccolo corso di produzione, perché in realtà sono laureato in Ingegneria Gestionale, che, a dire il vero, è risultata fondamentale per il mio percorso in questo ambito.
Elena: Anche io ero molto appassionata e, arrivata a Bologna, questa città mi ha aperto ancora di più alla Settima Arte. Inoltre, mentre studiavo, un mio professore aveva organizzato una rassegna su Architettura e Cinema, che mi ha indirizzata verso la scenografia. Quindi, quando Francesco mi ha proposto di lavorare insieme al cortometraggio, mi sono buttata subito.
Inoltre, ho sempre avuto una sensibilità molto forte per l’arte, che mi spinge tutt’ora a propendere per determinate idee durante la creazione dei nostri eventi. Fin dall’università ho notato come le arti comunichino tra di loro e come funzioni tantissimo lo scambio tra le diverse discipline. Uno dei nostri eventi, realizzato al mare, ruotava tutto attorno a questo elemento e a questi concetti.
Com’è andata questa prima edizione? È stata all’altezza delle vostre aspettative?
Elena: Per me le ha addirittura superate! Non avevamo idea di quante troupe potessero iscriversi e del bacino che potevamo toccare a Rimini. Speravamo ci fosse abbastanza adesione, che si è rivelata perfetta per il contest che avevamo immaginato.
Non mi aspettavo questo riscontro e siamo rimasti molto colpiti dal passaparola che si è creato. Ma già il fatto di aver trovato un posto come il Cinema Tiberio fin da subito – con i suoi spazi, perfetti per quello che avevamo in mente -, ci aveva fatto ben sperare in partenza.
Francesco: Concordo con Elena, le aspettative sono state ampiamente superate. La cosa fantastica è che Long Story Short si sia andato effettivamente delineando in itinere: avevamo un progetto scritto per il bando, che però si è poi strutturato e definito in corso d’opera. Avevamo un certo tipo di esperienza derivata da eventi a cui avevamo già lavorato e, partendo da essa, avevamo maturato quella consapevolezza che ti permette di creare e plasmare un contest di questo tipo costruendolo man mano, senza avere un piano preciso in testa da seguire alla lettera.
Non mi vengono in mente grossi errori, anche se sicuramente ci saranno alcuni aspetti da migliorare.

Elena: Un aspetto che ci ha colpito molto è stata la ricerca sul territorio portata avanti dalle stesse troupe. Una di esse, ad esempio, ha cercato tra le sue conoscenze e i suoi legami qualcuno che si potesse occupare della colonna sonora del suo corto: un ulteriore modo per curarne minuziosamente la produzione, cercando di dare valore al lavoro di ogni comparto e raggiungere un livello più alto.
Qual è stato il processo creativo nella definizione del concept di questa prima edizione e quali sono state le difficoltà (se ci sono state)?
Elena: Fin dall’inizio siamo partiti da un’idea comune: ci dovevano essere dei vincoli che dessero un senso al contest, ma non così stringenti da andare a limitare la creatività delle troupe. Bisognava trovare, quindi, una sorta di linea guida che desse ai partecipanti la possibilità di scegliere cosa fare.
La creazione della metropolitana è stata funzionale a questa idea di partenza.
Francesco: Il progetto è nato a febbraio e, fin dal primo giorno, avevamo ben chiaro di volerlo realizzare in questo modo, presentandolo successivamente al bando. La cornice narrativa presente nel bando non doveva, a nostro avviso, fungere da paletto, mentre l’idea della metropolitana nasce dal fatto che volevamo un mood di quel tipo. Così ci siamo messi alla ricerca dei luoghi di Rimini da includere e poi li abbiamo collegati tra loro, in un processo che è durato circa un mese e mezzo.
Elena: Gli stessi percorsi tra le tappe li abbiamo inseriti in qualità di scali, sempre nell’ottica di non vincolare troppo i partecipanti e di permettere un cambio di linea. L’idea della metropolitana era, quindi, estremamente funzionale alla libertà e alla scelta che volevamo che le troupe avessero. Non avrebbe funzionato altrettanto bene in un altro modo.
Francesco: Una volta fatto questo, abbiamo passato due weekend di fila a decidere i dettagli della cornice. Per definire il regolamento non potevamo assolutamente sbagliare nulla, tutto doveva essere perfettamente stabilito. Per quanto riguarda le difficoltà, eccetto qualche piccola e sporadica divergenza di idee, non abbiamo rilevato nulla di particolare.
Elena: Direi che ci siamo divertiti!
Ci sono delle idee che avete scartato e che vorreste utilizzare per altre edizioni? Varierete la cornice o riproporrete la stessa?
Francesco: Al momento non riproporrei la metropolitana fittizia perché, a mio avviso, la cornice narrativa non può ripetersi. Per quanto riguarda altre eventuali idee, non abbiamo scartato niente proprio perché, come già detto, siamo arrivati al concept fin da subito.
Per quanto riguarda la prossima edizione abbiamo già diversi spunti. Ci piacerebbe proporre un contest della durata di sette giorni, in modo tale da offrire maggior respiro alle troupe. E anche cercare una foresteria magari, per garantire la possibilità di alloggio. Si potrebbe renderlo, inoltre, un po’ più “festival”, inserendo una serie di workshop durante la mattinata.
Dobbiamo confermarci, ma l’hype deve comunque rimanere alto.
Elena: Cambiare è fondamentale: anche se una cosa funziona, crediamo che non si debba riproporre uguale.
Cosa significa e cos’ha significato per voi realizzare questo progetto sul territorio, proprio a Rimini?
Elena: Io ho un rapporto di “odi et amo” per Rimini: è la mia città e ha un grandissimo valore, ma la amo e la odio per aspetti diversi. Realizzare qui questo progetto significa prendere quella parte che mi piace e valorizzarla di più, invece che concentrarmi su ciò che non apprezzo. Il concept dell’evento è anche questo:mostrare tutti quei posti e quei luoghi da un punto di vista diverso, non solo turistico. Rimini può ambire ad essere anche un bacino culturale forte, non solo un centro di movida.

Perché non cercare di cambiarla così come vorremmo, dato che ne abbiamo le capacità?
Siete già al lavoro sulla seconda edizione?
Elena: No, sicuramente ora ci prenderemo un momento di riflessione durante il quale porteremo avanti altri progetti, proprio perché ci piace lavorare in questo modo. Dedicarci a tante attività, che potranno fungere da ispirazione per la prossima edizione.
Francesco: Abbiamo diverse idee per nuovi eventi in cantiere, a cui ci piacerebbe dedicarci nei prossimi mesi. Progetti diversi, a cui inizieremo a lavorare a breve.
Elena: Rimanere fermi con gli occhi puntati su Long Story Short non ci consentirebbe di andare avanti ed evolverci, perché avremmo in mente solo quello che abbiamo appena realizzato.
Distogliere lo sguardo è fondamentale, sennò rischi di continuare a vedere solo quello che hai di fronte.
La prima edizione di Long Story Short si è conclusa con successo…
… non ci resta che attendere, dunque, la prossima estate e tutte le novità che la seconda edizione porterà con sé!
a cura di
Maria Chiara Conforti
foto di
Alessandro Bisognani

