Pubblicato nel 1984, Il re dei bambini è uno dei racconti più conosciuti dello scrittore cinese Zhong Acheng. Riproposto in italiano nel 2018, il successo del romanzo si deve anche ad una sua trasposizione cinematografica nell’omonimo film del regista Chen Kaige (1987)
Il re dei bambini (孩子王) è il terzo libro che compone, insieme a Il re degli scacchi e Il re degli alberi, la Trilogia dei re. Queste opere sono ambientate nelle aree più povere e rurali di una Cina alle prese con i radicali cambiamenti sociali e formativi scanditi dalla Rivoluzione Culturale. Il filo conduttore che lega l’intera trilogia sono i “re”, ossia ragazzi senza alcun sostegno economico la cui unica ricchezza risiede nella grande forza d’animo. Sebbene i racconti siano stati scritti negli anni Settanta e destinati a rimanere privati, sia per censura che per gusto personale, Acheng sceglie di pubblicarli una decina di anni dopo per rendere i lettori consapevoli delle difficoltà incontrate dai giovani cinesi in quegli anni così caotici.
In particolare, la stesura di Il re dei bambini è il frutto di una sorta di desiderio interiore dell’autore di mettere per iscritto parte delle vicissitudini vissute in prima persona durante il regime maoista. Così come migliaia di altri studenti (e lo stesso protagonista del racconto), l’autore è stato costretto a soli 17 anni a dover abbandonare la vita cittadina per essere inviato nelle aree rurali del Paese e “rieducato dalle masse”.
Il lavoro manuale forzato si contrappone all’educazione accademica che permette all’individuo di crescere e sviluppare una propria personalità. Le differenze, maturate nel racconto, tra la retrograda civiltà contadina e quella del futuro sviluppo industriale diventano sempre più emergenti, svelando pagina dopo pagina le contraddizioni interne di una società che un tempo metteva la formazione accademica al primo posto.
“Avete già scritto di parecchie cose, cose che avete visto con i vostri occhi. Oggi scrivete un tema su una persona che conoscete bene. Le persone sono cose in movimento è difficile descriverle. Provate. Dovrete dirmi qualcosa in più di quello che avete scritto finora. Che cosa?”
Un maestro alle prime armi
Protagonista di Il re dei bambini è Lao Gar, soprannominato lo Stecco, un giovane studente di città inviato nelle aree agricole per essere rieducato secondo i principi del duro lavoro. Dopo sette anni, passati nella brigata di produzione, assume il ruolo d’insegnante in una scuola elementare delle campagne dello Yunnan. Lusingato e impaurito dall’incarico, si accorge ben presto dell’ambiente ostile nel quale è costretto a prestare servizio. La scuola dove lo Stecco insegna si rivela essere un edificio fatiscente dove non sono presenti sufficienti materiali idonei all’apprendimento.
Nonostante la mancanza di strumenti, gli alunni si dimostrano desiderosi di imparare quanto più possibile dal loro nuovo maestro che di competenze pedagogiche ne ha ben poche. Lo Stecco cerca in tutti i modi di instaurare una relazione di rispetto e fiducia reciproca con i suoi studenti. Oltre che a banali nozioni scolastiche, il giovane insegnante tenta di entrare nella mente dei suoi piccoli allievi impartendo lezioni anche di vita. Dopo le continue richieste di materiale didattico, allo Stecco viene consegnato un rovinato libro di retorica politica.
Per i funzionari del luogo, il maestro doveva limitarsi soltanto a ricopiare carattere dopo carattere il manuale sulla lavagna e trasmetterlo ai suoi studenti rimanendo imparziale. Sconcertato dall’inutilità dell’unico libro presente nella scuola, lo Stecco riesce a procurarsi un dizionario clandestinamente e a insegnare la scrittura spingendo i bambini ad esprimersi attraverso i temi. Tra questi alunni spicca Wang Fu, uno dei suoi studenti più brillanti che viene selezionato per partecipare a una competizione letteraria nella capitale, concorso particolarmente difficile da vincere visto l’enorme divario accademico tra lui e gli studenti di città.
“Ma che professore e professore. Ho paura di essermi dimenticato come si scrivono i caratteri, una volta laggiù dovrò cercare di non rendermi ridicolo.”
L’educazione accademica perde la sua funzione sociale
Il re dei bambini spinge a una riflessione critica sulle lacune del sistema educativo cinese e sul suo reale ruolo all’interno della società. Se ai tempi di Confucio, la Scuola garantiva un futuro roseo ai suoi studenti che potevano aspirare a cariche politiche importanti, durante la Rivoluzione Culturale la scolarizzazione perde di significato. Nonostante gli sforzi dello Stecco nell’istruire i bambini e salvarli dalla loro condizione di povertà e ignoranza, capisce da subito quanto l’educazione non sia più un fattore determinante al sucesso dell’individuo. In una società talmente stratificata e povera, le differenze sociali, economiche e politiche si intensificano a tal punto da risultare impossibili da superare.
Il tentativo disperato del giovane maestro nel cercare di emancipare i suoi allievi, rendendo la scuola un’oasi felice dove i bambini possono esprimersi e imparare, si rivela inutile. Il sacrificio dello Stecco nel diventare un modello da seguire per i suoi studenti si contrappone alla triste realtà di lavoro massacrante e miseria dei suoi piccoli allievi. Il conflitto tra ciò che l’insegnante vorrebbe fare e ciò che il sistema scolastico gli impone di fare è l’elemento più rilevante di tutto il romanzo. Non c’è spazio per la libertà intellettuale e per l’insegnamento dei valori umani nel sistema educativo della Rivoluzione Culturale e di conseguenza, l’educazione come mezzo di riscatto e ascesa sociale diventa solo un’illusione.

La ricostruzione di una nuova identità cinese
Il re dei bambini è uno degli esempi più rilevanti dei racconti di formazione ambientati e scritti durante l’epoca della febbre culturale. Nella società maoista delineata dalla semplice penna di Acheng, l’istituzione scolastica è completamente assoggettata allo Stato. La libertà di pensiero si ridimensiona drasticamente, arrivando ad essere addirittura incensurata in un sistema politico e amministrativo particolarmente rigido, dove sia il ruolo della cultura che della scuola diventano marginali. In questo contesto culturale di privazione della soggettività, la figura dello Stecco si carica di significato.
Nonostante la sua esile corporatura, il giovane maestro è la voce scelta da Acheng per affermare il proprio “Io“. Seguendo il suo pensiero critico, il protagonista insegna ai bambini come esprimere sé stessi servendosi solo di un dizionario. Comunicare la propria individualità al mondo ribellandosi al conformismo della comunità è il primo passo per un riposizionamento etico della soggettività. Da un racconto semplice e personale, lo scrittore si impegna a stimolare il lettore ad uscire dallo spazio angusto della retorica politica per affermarsi come individuo, capace di fare le proprie scelte e di decidere della propria vita. Lo Stecco è quindi una guida, un re per questi bambini, un maestro di vita. Del resto, nella lingua cinese parlata, con tono leggermente umoristico, il maestro delle elementari assume l’appellativo di re dei bambini.
a cura di
Elisa Manzini

