Giovedì 28 agosto Bugonia è arrivato a Venezia e… che serata! La prima assoluta brilla nelle notti veneziane della 82ª edizione della Mostra e si conclude tra scroscianti applausi, in una standing ovation durata ben 7 minuti. Il film con protagonisti Emma Stone e Jesse Plemons arriverà al cinema solo il prossimo 23 ottobre, ma noi siamo pronti ad offrirvi qualche piccola anticipazione!
Bugonia nasce da un’antica storia, le cui radici affondano nella tradizione romana partendo proprio dal suo sommo poeta, Virgilio. Il quale, nel IV libro delle Georgiche, racconta la vicenda dell’apicoltore Aristeo, punito con lo sterminio delle sue api dagli dei, a seguito della morte della bella Euridice. Sotto consiglio della madre, l’uomo avrebbe poi eseguito un rito purificatorio sacrificando alcuni tori ed assistendo alla Bugonia, la straordinaria rinascita degli insetti dalle carcasse degli animali.
Emblematico, dunque, il modo in cui Lanthimos decide di alzare il sipario: con un primo piano insistente su un’ape operaia intenta a volare di fiore in fiore, mentre le parole di Teddy ci svelano i segreti di questa specie talmente organizzata da aver strutturato una vera e propria società.
“Tutto ha inizio con qualcosa di magnifico. Un fiore, poi un’ape. Le operaie raccolgono il polline per la regina, ma stanno morendo. È stato pianificato così: per farci fare la fine delle api.
Teddy, Bugonia, Yorgos Lanthimos, 2025
Ma adesso non hanno più il controllo.”
La vita delle api è però in pericolo, minacciata dall’utilizzo dei pesticidi o da qualche complotto più grande: Teddy lo sa e farà qualsiasi cosa per salvarle.
Allo stesso tempo, esse diventano metafora della condizione umana, asservita ad una specie aliena, gli Andromediani, e al loro Imperatore, che comandano il nostro mondo. L’umanità sembra perduta, ma l’apicoltore sa come spezzare le pesanti catene che gli esseri umani stanno inconsciamente portando ed il suo piano metterà a rischio più di una vita, partendo proprio da quella di Michelle, CEO di una multinazionale farmaceutica, scambiata erroneamente per “uno di loro”.

Quegli spazi bucolici, immersi nel verde e nella solitudine di una vita condotta in ritiro, lontano dalla società capitalista di cui Teddy e Don non vogliono far parte, assumono quindi un carattere ostile, dove anarchia e violenza prendono il sopravvento. Dove assurde teorie vengono elevate a verità, regnando all’interno della piccola casa e conducendo ad inevitabili conseguenze.
Così si presenta ai nostri occhi Bugonia, l’ultimo folle e disturbante thriller di Yorgos Lanthimos, in uscita al cinema dal prossimo 23 ottobre!

Un thriller da cardiopalma
Nonostante la durata di due ore, Lanthimos riesce ancora una volta ad ipnotizzare lo spettatore, confezionando una pellicola da cardiopalma in grado di mantenere alta la tensione dal primo all’ultimo minuto. Una corsa contro il tempo, in attesa della fatidica notte lunare che farà di Teddy e Don degli eroi, salvando finalmente l’intero pianeta dai suoi oppressori.
Bugonia avviluppa lo spettatore tra le sue spire con bugie e menzogne, in uno scambio di ruoli repentino e costantemente mutevole. La colonna sonora intensa e vibrante di Fendrix (la cui collaborazione con Lanthimos appare ormai consolidata) partecipa anch’essa a questo gioco, accelerando e scandendo il ritmo dei nostri cuori. Rallentando e riprendendosi inquietantemente, con toni acuti e stridenti.

L’elevato livello recitativo, inoltre, rappresenta sicuramente una buona premessa iniziale: determinanti, infatti, risultano le prove attoriali della ormai indiscussa musa del regista, Emma Stone, e del brillante Jesse Plemons, alla sua seconda collaborazione – dopo Kinds of Kindness – con Lanthimos.
I primi piani dei due si alternano sullo schermo, dando vita ad un intenso botta e risposta non solo verbale, ma anche fisico e concettuale. Quello di due individui distanti anni luce per educazione ed estrazione sociale, caratterizzati da una visione del mondo totalmente diversa e radicale, ma anche da una ferocia e una violenza comune.

Manipolazione, torture e soprusi appaiono come l’arma vincente, il solo mezzo per piegare il proprio nemico – l’odiato oppressore – alla propria volontà. La violenza è gratuita, brutale, e Lanthimos ce la mostra apertamente, attraverso i tagli, le ferite e le botte inflitte. Spingendosi fino all’elettroshock, osando realmente.
Fino a quello schiaffo inferto in pieno viso, che più di ogni altra cosa ci fa trasalire. Perché ormai vaccinati, assuefatti di ogni tipo di massacro o di torture che il mondo – o, per meglio dire, il web – ci propina, appariamo indifesi dinnanzi a quell’atto che nel cinema non è più etico mostrare. La scena si paralizza, per un istante: nella cantina di Teddy non ci sono più una vittima e il suo aguzzino, ma solo una donna ed un uomo. E quella violenza, per un attimo, diventa reale.
Complottismo o verità?
Al centro del film – e suo stesso motore d’azione – si inseriscono le teorie complottiste dell’apicoltore, che lo portano al rapimento di Michelle.
Un tema estremamente attuale, riguardante non più solo la parte più fragile e mentalmente instabile della popolazione, ma un fenomeno dilagante, che confonde i confini tra fantasia e realtà.
Ma che cos’è, di fatto, la realtà, se non quella in cui decidiamo di credere? E se ce ne fossero di più, se ne esistesse una differente da quella che reputiamo tale? Come potremmo risvegliare le nostre coscienze dalla simulazione, dove si trova la tanto decantata pillola rossa da assumere?
Rabbit Hole, il dark web, cospirazioni e complotti.
Il grande disegno – o, per meglio dire, il temuto piano dell’Imperatore – dilaga nella mente di Teddy e ci viene debitamente svelato da quest’ultimo nel corso della pellicola.

Con crescente intensità e quel pizzico di comicità proprie di Lanthimos, Bugonia ci svelerà pian piano tutte le sue carte, mostrandoci i motivi del risentimento di Teddy, cosa significhi sposare completamente la causa e le inevitabili conseguenze che ne deriveranno.
Un pizzico di originalità in più
Dopo la visione, mi sono a lungo interrogata su cosa mancasse a Bugonia. Che cosa, dell’ultima opera di Lanthimos, non mi avesse convinta a pieno.
L’unica risposta che, al momento, sono riuscita a trovare?
L’originalità.
Perché nell’ultimo film di Lanthimos non troverete una realtà stravolta nelle sue regole e nei suoi costumi. Nessuna famiglia isolata dal resto del mondo, nessuna grottesca norma che regoli la scelta del proprio partner sulla base dei medesimi difetti fisici. E neppure una estenuante lotta a due per ottenere i favori della regina.
Bugonia è calata nel nostro mondo, così come i suoi protagonisti, Teddy, Don e Michelle, i quali corrono i nostri stessi rischi, soffrono i nostri stessi mali e vivono le nostre stesse ingiustizie.
Il nostro stesso dolore.

La scoperta della pellicola sudcoreana di Jang Joon-hwan, Jigureul jikyeora! (2003), e il fatto che questo film ne rappresenti, pertanto, un remake, ha cementificato la mia idea riguardo esso: quella di un ottimo thriller, reso folle e travolgente dall’evidente firma del suo regista, ma dalla trama un po’ prevedibile.
La svolta arriva, senza stupire e senza far gridare al miracolo, con un finale telefonato intuibile già a meno di dieci minuti dall’inizio. Ma, sebbene distante dai film più iconici di Lanthimos, Bugonia rimane comunque un’opera ipnotica e folle, il titolo di fine ottobre assolutamente da non perdere.
a cura di
Maria Chiara Conforti

