I due leggendari chitarristi Joe Satriani e Steve Vai, uniti nella formazione della SatchVai Band per il Surfing the Hydra Tour 2025
Che ci crediate o meno, non esiste una definizione formale del celebre termine Guitar Hero. Nemmeno la cultura più pop può aiutarci a racchiudere il significato in limiti ben precisi. Basti pensare all’omonimo videogioco per consolle che nel corso dei vari capitoli ha inserito al suo interno i chitarristi più disparati e non necessariamente i più tecnici.
Chi sono i Guitar Hero, dunque? Quelli che macinano assoli a 170 bpm? I virtuosi? Quelli che danno del tu allo string skipping e allo sweep picking? Inutile e pericoloso voler definire limiti. Qualsiasi parametro si voglia utilizzare per misurare se un chitarrista è degno di appartenere a questo gotha di musicisti o meno, Steve Vai e Joe Satriani non solo ci rientrerebbero ad occhi chiusi, ma vi farebbero spuntare parecchie, se non tutte, di quelle caselle in stile scheda di valutazione. Pionieri? Barrare sì. Tecnici? Barrare sì. Fonte di ispirazione per centinaia di migliaia di persone sparse in tutto il mondo? Barrare sì. Innovatori? Barrare, ancora una volta, sì. Non penso serva continuare.

Surfing the Hydra Tour 2025
Cosa succede dunque quando due chitarristi del calibro di Vai e Satriani uniscono le forze? La risposta, in realtà, è sotto gli occhi di tutti dal 1996. In quell’anno, infatti, prendeva vita il primo G3, la manifestazione/concerto ideata da Joe Satriani che lo ha visto calcare i principali palchi mondiali accompagnato da altri chitarristi tra cui, spesso e volentieri, proprio Vai. Non c’è da sorprendersi tutto sommato: Steve Vai, classe 1960 è stato l’allievo di Joe Satriani, classe 1956. Leggenda vuole che un amico di Vai gli abbia detto:
“Ehi Steve, guarda che nella tua stessa via abita questo ragazzo che con la chitarra se la cavicchia, perché non vai a prendere lezioni da lui?”.
Il resto è storia.

Il destino di Vai e Satriani sembra intrecciato da tante coincidenze: la quasi coetaneità, la stessa città, le stesse origini italiane – da parte dei nonni -, l’amore per la musica suonata sulla chitarra.
È strano, a pensarci, che i due, dopo anni e anni di tour insieme, non avessero mai provato a comporre dei pezzi a quattro mani. Forse sarà stata questa la riflessione alla base del loro progetto SatchVai che ha fatto tappa al Sequoie Music Park di Bologna. Una sorta di G-tre-meno-uno che ha visto avvicendarsi sul palco i due chitarristi italo-americani la cui performance si è aperta con i due pezzi composti insieme, I Wanna Play My Guitar e The Sea of Emotion, Pt 1, prima di continuare con le esibizioni singole e l’encore finale di cover.
Pubblico eterogeneo, presenti anche i più piccoli
La data emiliana non è sold out, complice forse anche l’elevato prezzo dei biglietti e il fatto di dover assistere al concerto da seduti. La platea è inoltre abbastanza distante dal palco. Questo particolare contribuisce a creare un’atmosfera un po’ tiepida e dispersiva nonostante il pubblico sia spesso sul pezzo. Proprio nel pubblico abbiamo scorto anche qualche bambino, il che aiuta a non far spegnere quel barlume di speranza di cui i live avrebbero bisogno.
La sinergia di Vai e Satriani è di quelle da musicisti rodati e abituati a darsi il cambio nei fraseggi con precisione metronomica, ma anche la chimica con il resto della band, composta da Kenny Aronoff alla batteria, Marco Mendoza al basso e Pete Thorn alle chitarre ritmiche non è assolutamente da meno.
La scenografia è minimale ma curiosa: tra le altre, ci sono vari ritratti, in stili molto diversi tra loro, dei due Guitar Hero, forse un tributo dei fan più appassionati.

Chitarre magiche e gran finale
Gli apici emotivi del concerto, quelli capaci di cambiare il barometro emozionale del pubblico, sono stati essenzialmente due. Il primo è coinciso con l’entrata della chitarra Hydra di Vai che è una sorta di coltellino svizzero del chitarrista. È dotata di tre manici: uno a dodici corde per metà fretless, uno canonico e un terzo che è niente meno che un basso. Hydra, viene svelata da sotto un telo, come in un gioco di magia alla The Prestige, producendo un’ovazione da parte del pubblico. Il secondo momento da ricordare sopraggiunge durante l’encore con Born To Be Wilde sul quale i due virtuosi chiedono al pubblico di alzarsi e raggiungerli sotto palco.
L’esibizione sfiora le due ore. Due ore dense di note ma anche di musica, dense di tecnica ma anche di emozioni. È proprio guardando i più piccoli nel pubblico che portiamo a casa la speranza, speranza che possa nascere un altro Guitar Hero, magari un altro eroe delle sei corde alla pari di Matteo Mancuso che ha già ricevuto l’endorsement proprio da Mr. Steven Siro Vai.
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a cura di
Illary Terenzi

