Queens of the Stone Age – AMA Music Festival, Romano D’Ezzelino (VI) – 16 luglio 2025

Esordio della band californiana in terra veneta. I Queens Of The Stone Age, finalmente ospiti all’AMA Music Festival

Può sembrare una dejavu ma non lo è, non si tratta di un secondo giro dalle parti di Bassano. I QOTSA erano effettivamente stati già annunciati dall’AMA Music Festival un anno fa, salvo aver dovuto cancellare all’ultimo la data a causa dell’aggravarsi delle condizioni di salute del frontman e fondatore della band, Joshua Michael Homme.
Tuttavia, qualche giorno dopo, prima di tornare negli Stati Uniti per permettere a Homme di operarsi, i QOTSA erano volati nella capitale francese per registrare un live in acustico nelle catacombe parigine. Formalmente nessuno spettatore presente, eccezion fatta per la crew di cameramen e fonici. Forse sarebbe meglio dire nessuno spettatore ancora in vita dato che le catacombe ospitano circa sei milioni di morti. Per riportare le parole del frontman:

“Il pubblico più grande per cui abbiamo mai suonato.”

La morte, come ben sappiamo, è un tema centrale nella vita del fondatore dei QOTSA. L’album …Like Clockwork nasce proprio in seguito a un episodio che ha visto Josh faccia a faccia con l’oscura signora. Per chi non lo sapesse, fu dichiarato clinicamente deceduto per qualche minuto a seguito di un’operazione necessaria dopo le complicanze di un’infezione da stafilococco.

“Shock me awake, tear me apart, pinned like a note in a hospital gown” è uno solo dei tanti passaggi che fanno riferimento a quegli avvenimenti e nella data a Romano D’Ezzelino il gruppo di Palm Desert ha attinto a piene mani dall’album del vampiro portando in scena ben quattro pezzi dell’LP in cui si possono annoverare le collaborazioni, tra tutte, di Dave Grohl (Nirvana, Foo Fighters), Mark Lanegan (Screaming Trees), Trent Reznor (Nine Inch Nails), Alex Turner (Arctic Monkeys), Elton John.

A proposito di orologi, riportiamo le lancette indietro fino alle 19.00 e ripartiamo a raccontare la serata da lì.

Riscatto per i The Amazons, band inglese che l’anno scorso avrebbe dovuto aprire il concerto dei QOTSA

I The Amazons sembrano aver sanamente rubacchiato più di qualcosa dai connazionali Royal Blood, in particolare nella struttura dei pezzi, nelle sonorità e a tratti nel modo di cantare. C’è spazio anche per qualche chitarra più fuzzy, collocandoli come perfetti opening act quando ancora, nell’area PIT, si contano qualche centinaia di persone a malapena. Il pubblico sembra gradire.

Poco dopo le 20.00 tocca ai The Kills, all’anagrafe Alison Mosshart e Jamie Hince, tenere alta la concentrazione. Nella loro ora di performance il duo porta dal vivo almeno un pezzo per ognuno dei cinque album in studio. Alison sul palco mette in scena un connubio dissonante di leggiadria e atteggiamenti da anti-diva. La stessa Mosshart che è stata poi avvistata, in tuta grigia e cellulare in mano, accucciata dietro le spie durante Song For The Dead, mentre riprendeva un moshpit.

Le previsioni del meteo avevano preannunciato temporali in serata

Qualche minuto prima delle 22.00 anche le nubi grigie che sonnecchiavano distanti sulle cime del monte Grappa sembrano accomodarsi in una posizione più vicina al palco. La temuta pioggia inizia timidamente a cadere sui presenti: precisa …like a Clockwork. C’è chi si è già bardato con un k-way, c’è chi non se ne accorge nemmeno. Poi la tape “The Kitchen/The Orgy”, tratta dalla colonna sonora di Conan il Barbaro, ricaccia indietro la minaccia di temporale estivo.

Si parte dagli esordi del primo album

Regular John, primo pezzo dell’omonimo album datato 1998, apre la centodecima data del tour The End Is Nero. Tour iniziato nell’agosto 2023 e interrotto solo per le vicende già raccontate sopra. Le prime parole di Josh Homme per il pubblico riguardano la famiglia, declinata in due maniere diverse:

“Oggi stavamo arrivando qui, guardavo queste montagne per la prima volta. Quando lasci a casa la tua famiglia e vai a migliaia di chilometri di distanza tutto ciò per cui vorresti farlo è questo, vedere questi posti e vedere voi. È esattamente come vorrei che fosse.”

E aggiunge:

“Stasera siamo solo noi e voi, non ci frega un cazzo del resto del mondo, vaffanculo al resto del mondo.”

Frase forse non scelta a caso poiché ha tutta l’aria di richiamare le suggestioni dell’ultimo album, The End Is Nero, dove il Nero non può che essere l’imperatore Nerone, primo piromane della storia. Dunque, parafrasando Josh il messaggio è chiaro: “fuori il mondo potrà anche bruciare ma, per favore, in questa ora e mezzo, godiamoci il concerto; potrà sembrare egoista ma è esattamente ciò che siamo venuti a fare.”

Le scale di Hogwarts non sono le uniche a cui piace spesso cambiare

La seconda e la terza canzone in scaletta sono No One Knows e Monsters In The Parasol, poi si passa a pezzi più recenti. Visionando le scalette delle altre serate ci si rende conto che è impossibile stabilire con certezza quali (e soprattutto in che ordine) pezzi potrebbero essere presenti in una delle date di questo tour. Stando a setlist.fm, parrebbe addirittura che i primi tre brani dovessero essere No One Knows, Do It Again e 3’s & 7’s.

La serata scorre velocemente. I suoni sono ottimi, non troppo alti ma decisamente giusti per un concerto di questo genere.

Troy Van Leeuwen, la vera anima del suono più acido e cacofonico del gruppo, si muove come una marionetta pilotata da un ubriaco. Un momento è lì e quello dopo si è spostato altrove ballando passi laterali su assoli non sempre fedeli agli originali, che è anche il bello della musica dal vivo. Jon Theodore, dietro le pelli, da l’impressione di non aver bisogno dei microfoni sul rullante per quanto questo viene percosso con forza e precisione; dopo essere stato disciplinato come un alunno del professor Fletcher di Whiplash si lancia in un assolo di batteria nel break di Song For The Dead. Liberatorio!

Josh Homme non è sempre perfetto con la voce, ma glielo perdoniamo poiché ha la strana umiltà di non lanciarsi dove sa di non poter più arrivare e sembra distante da quell’Homme che calciava la macchina fotografica agli addetti stampa sottopalco, qualche anno fa. Poca scenografia, scarna, tanta sostanza. Nessun encore.

“Non vogliamo far finta di uscire e fare quella stronzata di tornare. Che ne dite se rimaniamo sul palco e suoniamo ancora qualche pezzo per voi?.”

Non saranno più così stoner come una volta nella composizione dei brani, saranno pure invecchiati, il mondo fuori starà pure bruciando e la morte starà giocando a scacchi con Homme ma i Queens Of The Stone Age sono ancora vivi.

Di seguito la scaletta della serata e la gallery fotografica completa:

  1. The Kitchen / The Orgy (tape)
  2. Regular John
  3. No One Knows
  4. Monsters in the Parasol
  5. Smooth Sailing
  6. My God Is the Sun
  7. Emotion Sickness
  8. If I Had a Tail
  9. Paper Machete
  10. Made to Parade
  11. I Sat by the Ocean
  12. Carnavoyeur
  13. Better Living Through Chemistry
  14. Sick, Sick, Sick
  15. Make It Wit Chu (with a snippet of “Miss You” by the Rolling Stones)
  16. Little Sister
  17. Go With the Flow
  18. A Song for the Dead

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a cura di
Illary Terenzi

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