Queer – Intervista a Luca Guadagnino e Daniel Craig con le nostre impressioni sul film!

Il regista Luca Guadagnino e l’attore Daniel Craig presentano in anteprima Queer. Il film, tratto dal romanzo di William S. Burroughs, vede nel cast Daniel Craig, Drew Starkey, Jason Schwartzman, Lesley Manville e Henry Zaga. In Italia il film è distribuito da Lucky Red e arriverà in sala il 17 aprile.

Luca Guadagnino (Chiamami col tuo nome, Suspiria, Challengers) assieme a Daniel Craig (007, Knives Out, La truffa dei Logan) hanno presentato in anteprima Queer al cinema Colosseo di Milano. L’evento, ripreso dalle telecamere, è stato mostrato in vari cinema d’Italia prima dell’inizio del film. Qui di seguito l’intervista integrale.

Prima parte dell’intervista

Luca, da quando hai letto per la prima volta Queer e ne hai scritto una sceneggiatura, sono passati un po’ di anni. Qual è stato per te il viaggio di Queer e qual è il film che oggi fai vedere a questo pubblico?

“Si tratta di una domanda difficile a cui rispondere. Perché, per quanto possa sembrare che fare questo film abbia dato conclusione al percorso personale che questo importante romanzo ha avuto nella mia vita, in realtà non è così. Ancora è come se fosse “materia viva“. Ovviamente avere il film nelle sale è fare in modo che questo immaginario creato da me, Daniel e da tutti quelli che hanno partecipato al film rimanga vivo nel tempo“.

Daniel, tu e Luca vi conoscete da un po’ di anni e avete sempre voluto lavorare insieme. È vero che hai deciso di prendere parte a questo progetto ancor prima di leggere la sceneggiatura?

“Vorrei intanto ringraziare tutte le persone qui in sala. Mi emoziona tantissimo presentare il film finalmente in Italia, il paese in cui è stato girato. Ringrazio anche The Apartment Film e Lucky Red per avermi accompagnato in questo viaggio.

Volevo lavorare con Luca da tantissimo tempo. Ho osservato da distanza la sua carriera e le sue sperimentazioni e ho seguito con grandissimo entusiasmo il suo talento. Mi ha sempre incuriosito la possibilità di lavorare con lui. Ci siamo conosciuti brevemente ad una festa anni fa, e quando mi ha presentato questo progetto ho colto l’occasione per poter collaborare insieme”.

Riguardo al lavoro fatto qua in Italia, Cinecittà è stata una componente fondamentale del film. Avete sempre avuto in mente di ricostruire in studio il mondo creato da Burroughs?

LG: ” Non ho mai pensato che il libro fosse un autobiografia di Burroughs. Lui è sempre stato un costruttore di mondi, che venivano proiettati sulla pagina dalla sua immaginazione e dalle sue capacità di associazione. L’idea di fare un film che in qualche modo seguisse il suo percorso biografico non mi si è mai posto.

Fu ripensando a David Cronerberg e al suo Pasto nudo (sempre tratto da un romanzo di Burroughs), che non riuscì a girare in Marrocco a causa dello scoppio della Guerra del Golfo, finendo per fare tutto il film a Toronto, che vidi questa vocazione a portare sullo schermo Burroughs con quest’idea dell’artificio e dell’immaginifico”.

Seconda parte dell’intervista

Daniel, come è stato il lavoro su questo personaggio? Sia esteriore, studiandone con Jonathan Anderson il look, sia interiore?

“Il mio modo di lavorare è leggere tantissimo, cercando di assorbire più informazioni possibili sul personaggio e sul progetto che mi viene proposto. Prendo tantissime cose, mi confronto con persone e rifletto sul personaggio. In realtà il primo giorno sul set, tutto questo finisce fuori dalla finestra.

Mi ritrovo a non pensare più. Lavoro insieme a tutta la troupe e ai collaboratori per riuscire a scoprire il personaggio, che emerge innanzitutto dietro la guida di Luca, che avendolo creato e immaginato sa benissimo cosa vuole. Cerco di non avere delle idee preconcette, ma di essere totalmente aperto all’esperienza del viaggio”.

Luca come è stato lavorare con un attore come Daniel e con il resto del cast? Per Daniel come è stato il lavoro di preparazione e il processo di relazione sul set con Drew Starkey?

LG: “Io non penso che il mio mestiere sia quello di dirigere un attore. Mi piace incontrare personalità che mi affascinano, m’ispirano e per la quale provo una certa curiosità. Sono un enorme ammiratore del lavoro di Daniel fin da quando vidi Love Is the Devil. Quello che a me interessava era trovare un partner, qualcuno con cui costruire insieme questo progetto.

L’idea era quella di spingerci nei punti più estremi di ciò che volevamo dire, ovvero il racconto di un’estrema solitudine e di un’estrema passione. Daniel ha una grandissima capacità di stare sul set: lo domina. Con lui è come andare a scuola”.

DG: “Devo dire che è stata davvero una fortuna incredibile il fatto che Luca abbia scelto Drew Starkey. Un attore assolutamente magnifico come anche il resto del cast, a partire da Lesley Manville. Io e Drew abbiamo dovuto imparare a conoscerci molto rapidamente. Lui è un attore maturo, molto affettuoso e devoto al suo lavoro. Abbiamo avuto la capacità di sviluppare un’intesa che andava oltre le parole, riuscendo a capirci in modo da impersonare questo rapporto tra i due personaggi del film“.

Terza parte dell’intervista

Prima citavi Love Is the Devil, che è una biografia altrettanto libera di John Maybury, dedicata a Francis Bacon. Definendo Queer un film pittorico, quali sono stati le ispirazioni in questo senso? Daniel, visto che Luca citava il tuo lavoro in quel film ad inizio carriera, lavorare per lui ti ha riportato alla memoria quel tipo di esperienza?

LG: “Siamo riusciti a convincere due enormi artisti contemporanei a partecipare al film. Loro hanno avuto una grossa influenza sul lavoro di tutti noi e nella messa in scena del film. Bacon ha un forte legame con la mia passione sul cinema e su ciò che mi forma come artista. Sono proprio due quadri di Bacon ad aprire uno dei più grandi film mai fatti, ovvero Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci”.

DG: ” Sicuramente la vita è ciclica. Come tutti noi sappiamo ci sono cose che tornano e si ripetono. Love Is the Devil è un film di cui sono tuttora molto orgoglioso, realizzato con un budget piccolissimo nel ’95/’96. John Maybury è riuscito a cogliere l’essenza di un grandissimo artista, restituendo l’immaginario che questo grande pittore ha creato. Il legame con Queer sta nella soddisfazione di essere riuscito a spingermi più possibile al limite.”

Della vostra relazione amorosa che avete portato in Queer cosa rimane?

LG: “Si tratta di una domanda assolutamente indiscreta alla quale non risponderò.”

DG: “Seguo l’esempio.”

Breve parere sul film

Queer si dimostra il film registicamente più creativo è intenso di Guadagnino. Affronta con umanità e sincera brutalità temi come la depressione, la solitudine, l’amore e la dipendenza, presentando allo spettatore un protagonista perso in se stesso. Daniel Craig regala un interpretazione intensa e incredibilmente umana, accompagnato da un cast di assoluto livello.

Il film, diviso in tre capitoli più l’epilogo, presenta però momenti di calo, soprattutto nella parte centrale risultando spesso noioso e poco incisivo. Il terzo capitolo e il magico finale regalano però l’esperienza onirica dell’anno, con idee e intuizioni esteticamente sublimi e dalle molteplici interpretazioni e significati.

Per qualcuno potrebbe essere il miglior Guadagnino, per altri il peggiore. Siamo distanti da una messa in scena più pop o accessibile ai più come Challengers e torniamo a quelle atmosfere morbose e crude di Bones and All. A livello tecnico e recitativo il film è impeccabile è deve essere assolutamente visto in sala.

a cura di
Andrea Rizzuto

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