Presentato in anteprima al BIF&ST di Bari nella serata di sabato 22, arriva al cinema a partire da oggi, giovedì 27 marzo, Le assaggiatrici, pellicola di Silvio Soldini tratta dall’omonimo romanzo di Rosella Postorino. Noi di The Soundcheck abbiamo visto il film in anteprima e ve ne parliamo qui, in questo articolo!
Prussia, autunno del 1943.
La giovane Rosa Sauer arriva stremata nel piccolo paesino di Gross-Partsch. Si presenta sulla soglia di casa dei suoceri con notizie fresche da parte del loro figlio Gregor.
L’accoglienza un po’ brusca e la vita nella piccola realtà (ben diversa da quella della Capitale!), rendono però gli sforzi di adattamento della segretaria lenti e difficili.
“Che cos’è quello? Qui non siamo a Berlino!”, la riprende duramente Herta, fissando con disapprovazione l’elegante vestito riposto con cura in valigia. Con la stessa sprezzante diffidenza riservatele dalle coetanee del luogo, che osservano con sospetto la nuova arrivata. La “berlinese”, come si divertono a chiamarla.

Ma le barriere erette nella piccola comunità ben presto verranno meno, proprio quando a Rosa verrà offerto un lavoro dal Führer in persona! Un compito goloso, ma anche tremendamente pericoloso, che metterà la sua vita e quella di altre sei sfortunate donne nella mani di un destino tanto incerto… quanto prelibato!

Un thriller mancato
Le assaggiatrici parte da un fatto realmente accaduto, la storia di un gruppo di donne costrette ad assaggiare i piatti cucinati per Hitler per scongiurare il pericolo di avvelenamento. Una pratica diffusa fin dall’antichità, dove venivano impiegati assaggiatori regali che, presso alcune civiltà come quella macedone (in cui si diffuse la figura degli edeatroi) e quella romana (presso la quale venivano utilizzati gli schiavi liberati, i praegustatores), arrivarono a detenere privilegi e la possibilità di fare carriera.
Il film parte dunque da questo fatto sconosciuto ai più, utilizzandolo come premessa per raccontare la storia di una donna tedesca nella Germania nazista del tempo.
Un progetto che poteva forse ambire a qualcosa di più, enfatizzando la componente thriller della vicenda e tralasciando maggiormente la parte storica, che ormai conosciamo fin troppo bene. Generando più suspense e una maggiore tensione, ed aggiungendo alla pellicola… beh, sicuramente qualche assaggio in più!

I personaggi, tra luci ed ombre
Ciò in cui il film riesce meglio è sicuramente la caratterizzazione dei suoi personaggi, tratteggiati in modo preciso ed estremamente realistico. Delineandone l’indole e le differenti caratteristiche, Le assaggiatrici ci mostra le luci e le ombre di ognuno di essi, ponendoci davanti a stimolanti riflessioni in merito alla natura umana.
Come nel caso di Rosa, presentata come una donna di classe e profondamente innamorata di suo marito Gregor. La cui memoria, tuttavia, verrà presto tradita, con la brusca interruzione del periodo di lutto che aveva fortemente scosso la ragazza, portandola ad abbandonare ogni interesse per la vita.
“Oggi non rischio di morire, eppure non mi sento viva. Si può smettere di esistere anche se si è vivi?”
Rosa, Le assaggiatrici
Una decisone che la sottoporrà al giudizio dell’amica, degli stessi spettatori, e – soprattutto – a quello di se stessa. Proprio lei che, tra tutti, è il giudice più severo. Perché con la sua scelta Rosa non ha deciso solo di tradire la memoria del marito pubblicamente considerato “disperso”, ma anche i suoi stessi valori ed ideali, concedendosi ad un uomo che non stima affatto e che, più tardi, si ritroverà ad odiare profondamente.

Perché Albert, il comandante delle SS, è una figura con cui risulta difficile empatizzare. Autoritario e violento, esige il totale rispetto delle regole, senza provare mai nemmeno un briciolo di pietà o umanità. Urlando o puntando un fucile contro chi osa mettere in discussione i suoi ordini. Senza degnare di uno sguardo perfino Rosa che, contorcendosi al suolo in preda al dolore, implora l’arrivo di un medico, mentre il veleno si fa strada dentro il suo corpo, intossicandolo.
Ad onor del vero, uno sprazzo di umanità la si intravedrà in lui, ma sarà troppo tardi. Dietro quella corazza, nelle notti d’amore trascorse con l’amante, la sua parte più tenera riemergerà timidamente da sotto l’uniforme. Ma sparirà nuovamente davanti agli occhi schifati della donna, finalmente spalancati di fronte ai racconti dell’orrore rievocati dagli incubi di quell’uomo. In quelle notti insonni dove ogni cadavere – di donna, uomo, bambino e, perfino, fratello e soldato – tornerà in vita.
Chiamando il suo nome, in un grido.

“Le assaggiatrici” e la sua efficacia
“Nel 2012 a 95 anni, poco prima di morire, una donna di nome Margot Wölk ha rivelato di essere stata una delle giovani tedesche costrette ad assaggiare i pasti di Hitler. Nessuno aveva mai saputo dell’esistenza delle assaggiatrici. Margot Wölk è stata l’unica tra loro a sopravvivere alla fine della guerra. La sua vicenda ha ispirato il romanzo e il film.”
Questo rivela la pellicola, poco prima dei titoli di coda. Dopo quell’ultima evocativa immagine, fissa su Rosa. Intenta a contemplare, tra le lacrime, quel rosso vermiglio che ancora le sporca le mani. Il sangue ancora caldo dell’amica che va raggrumandosi, mentre l’urlo del treno in corsa si dissolve lentamente.

Una sequenza poetica, frutto della solida regia di Silvio Soldini che, lasciatosi ispirare dall’omonimo romanzo di Rosella Postorino, costruisce una narrazione senza fronzoli che non sembra rappresentare, però, alcuna vera novità nel panorama cinematografico contemporaneo. Soprattutto dopo la tanto celebrata La zona d’interesse, pellicola che analizza in modo sconvolgente – e decisamente più ispirato – la vita di un comandante delle SS e della sua famiglia in prossimità di un campo di sterminio.
Le assaggiatrici ci offre uno scorcio analogo sulle giornate di una piccola comunità tedesca, durante gli anni della Seconda Grande Guerra. Ne ripercorre i passi, analizzandone i tempi e scandendone i ritmi. Ma ci riesce davvero?
È questa forse la domanda giusta, da porsi a fine visione. Le foto di Hitler alle pareti, il suo culto sfrenato. La paura ed il timore di un popolo che aspetta, pieno di speranza, la resa del proprio Governo. Una dittatura che lo ha piegato trascinandolo nella polvere, stanco ed affamato. Che l’ha reso schiavo, privandolo di una libertà di azione e di scelta che solo la forza degli Alleati – di quel nemico tanto odiato – può ripristinare.

Tutto questo è presente ne Le assaggiatrici e, ad onor del vero, arriva agli occhi dello spettatore, ma con un’intensità minore rispetto a quella che si vorrebbe. Rispetto a quella che si ci aspetterebbe da un film di questo tipo, che parla di guerra e di fame, di popoli e di lotta, di terrore e di morte.
Un film che racconta troppo, forse.
Ma senza mai urlare.
a cura di
Maria Chiara Conforti

