I Ragazzi del Massacro si raccontano

I Ragazzi del Massacro vengono da Milano hanno da poco pubblicato il loro terzo album: Babylon Club. È un disco in inglese che si presenta come una sorta di concept album che narra un’epopea western in versione moderna, ma ambientata in una metropoli contemporanea invece che nel lontano ovest.

Andiamo a scoprire il disco insieme al cantante e chitarrista Davide De Santis de I Ragazzi del Massacro!

Il vostro terzo album, “Babylon Club”, rappresenta un’evoluzione rispetto ai lavori precedenti. Quali sono le principali differenze stilistiche e tematiche rispetto ai vostri primi due album?

Sicuramente quest’ultimo album ha meno sovraincisioni, è più diretto e con brani più brevi, rispetto a Juvenile Street che aveva un’orchestrazione più complessa, grazie anche all’utilizzo dei fiati e delle tastiere. Proprio le tastiere in quest’album sono state ridotte all’essenziale, solo per dare colore: abbiamo voluto tenere un’atmosfera simile al live. Inoltre i primi album avevano una narrazione molto più personale, mentre in quest’ultimo abbiamo voluto raccontare la città dal punto di vista di vari personaggi. Per questo la narrazione risulta meno legata a eventi personali.

Qual è il significato del titolo “Babylon Club” e come si collega ai temi trattati nelle tracce dell’album?

Babylon Club è il nome di un club underground immaginario, anche se ha molti riferimenti a locali milanesi esistiti negli anni ’90. È un rifugio dove una generazione ormai sorpassata e in declino si ritrova una volta alla settimana per sfuggire alle costrizioni della quotidianità della metropoli e sentirsi libera solo per poche ore, rivivendo sensazioni passate. Sicuramente il tema del tempo che scorre è una cosa che abbiamo raccontato anche in altri album. Ma qui ha un’essenza più liberatoria. Un rifugio a tutte le nevrosi, le dipendenze e gli obblighi della vita metropolitana.

Ci sono brani nell’album che ritenete particolarmente significativi o rappresentativi del vostro percorso artistico? Se sì, quali e perché?

Sicuramente Babylon Club, che dà il titolo all’album, ma anche il brano di apertura Noise Inside My Mind e quello di chiusura Where Is My Town che si distaccano un po’ dal sound dei brani centrali e che hanno rappresentato una svolta sia in termini sonori che di arrangiamenti rispetto al passato. Ma soprattutto ci hanno consentito di elaborarli in studio di registrazione, anche da un punto di vista di mixaggio e di lavoro sulle voci. Sono poi i brani con i testi più significativi, esaltando il messaggio di quest’ultimo disco. In particolare per la dipendenza frustrante di un lavoro che spesso ci costringe a lunghe giornate di apatia e abnegazione. Un lavoro che spesso è un’attività obbligatoria per sopravvivere, che occupa la maggior parte del nostro tempo ma che non è esattamente la nostra passione. Portando a una serie di costrizioni e di sfruttamento che logora il nostro stato mentale.

Vi sentite più legati o influenzati dalla scena musicale italiana o da quella internazionale?

A entrambe, ma purtroppo molto nel passato. Siamo molto legati alla scena musicale italiana degli anni ‘90: Afterhours, Massimo Volume, Carnivals of Fools e ai cantautori degli anni ‘60 e ‘70. Ma a me ad esempio piace molto Lucio Corsi come nuova scena italiana. La scena internazionale, oltre al classico punk e post-punk 70-80, la amiamo molto per il country blues americano. Come nuovi gruppi certo troviamo interessanti i vari Fontaines D.C., Idles ecc. Comunque i gruppi nuovi in Italia ci sono, è che si dovrebbe smettere di fare solo monografie sul passato e tribute band e cercare di ascoltare anche gruppi nuovi che, come noi credo, mantengono una certa continuità col passato, ma con una visione più moderna e personale.

Cosa può aspettarsi una persona che viene a vedere I Ragazzi del Massacro dal vivo? Ci sono differenze fra la resa dei brani in studio e la loro trasposizione live?

I nostri show sono molto energici e abbiamo un piglio molto punk con pochi fronzoli. Proprio il fatto di non usare molte sovraincisioni rende i nostri live molto simili al disco. Però venite e lo scoprirete!

Che tipo di persone sono I Ragazzi del Massacro quando non suonano? Cosa vi piace fare e vi appassiona nel tempo libero extramusicale?

Abbiamo tutti altre passioni, come il cinema e la letteratura noir, soprattutto il teatro per quel che mi riguarda, poi qualcuno è anche sportivo. Io sicuramente no, almeno come sport praticato, anche se seguo molto il calcio. All’interno del gruppo c’è un derby acceso tra Inter e Milan. Diciamo che però non passiamo più le serate a ubriacarci al pub.

Quali sono i vostri obiettivi futuri come band in seguito alla pubblicazione di questo terzo album?

L’unico obiettivo è quello di fare più live possibile e magari suonare all’estero: ci piacerebbe suonare molto negli States visto che abbiamo un buon riscontro di ascolti in Nord America. Invitateci a suonare, siamo sempre disponibili!

a cura di
Staff

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