La vegetariana è uno dei romanzi più celebri di Han Kang, scrittrice sudcoreana vincitrice del Man Booker International Prize nel 2016, proprio grazie a questa opera. Quest’anno ha vinto il Premio Nobel per la letteratura grazie a “la sua prosa poetica intensa che si confronta con traumi storici e rivela la fragilità della vita umana, un’innovatrice nella prosa contemporanea”

L’autrice è anche una musicista e si occupa di arte visiva; è la prima scrittrice coreana a essere insignita del premio Nobel per la Letteratura. 

Han Kang è tra gli autori che hanno deciso di prendere parte alla Biblioteca del futuro, progetto nato da un’idea dell’artista scozzese Katie Paterson: il suo manoscritto inedito Dear Son, My Beloved (consegnato nel 2019) verrà pubblicato nel 2114, 100 anni dopo l’avvio della Biblioteca, insieme alle opere di altri scrittori. 

In La vegetariana racconta la malattia mentale e il distacco dalla realtà di una donna, Yeong-hye, che un giorno decide di smettere di mangiare carne.  

La vegetariana
La trama di La vegetariana

La scelta della protagonista di non mangiare più carne, apparentemente a causa di un sogno, si rivela qualcosa che la porterà infondo a sé stessa fino al completo rifiuto del suo stesso corpo.

Il racconto di questa trasformazione viene fatto dapprima dal marito, un uomo completamente privo di sentimenti, che prova ad arginare questo “capriccio” della moglie chiamando la sua famiglia ed esponendo Yeong-hye all’ira del padre. 

Poi è il cognato a raccontare di lei: il corpo di Yeong-hye diventa ossessione, oggetto artistico. Qualcosa di estraneo a lei stessa.

Infine, la sorella maggiore di Yeong-hye interviene quando lei è ormai completamente distaccata dalla realtà, alla quale si ribella autodistruggendosi.

I temi centrali di La vegetariana

La vegetariana parla del corpo come l’unico luogo che possiamo controllare quando tutto intorno a noi ci appare così ostile da farci sentire oppressi e soli. 

La decisione di Yeong-hye di abbandonare la carne come alimento è il primo passo di una ribellione contro il controllo che la società esercita su di lei. 

Inoltre, nel testo c’è un altro tema ricorrente che è quello della natura assimilata al corpo femminile che contrappone la fragilità e la bellezza alla cattiveria esercitata dal patriarcato. 

Yeong-hye ha vissuto un passato traumatico, rivelato dal racconto della sorella e dal modo in cui il padre l’aggredisce solo per il fatto che ha scelto di diventare vegetariana, i suoi traumi tornano nei suoi sogni e questo fa riflettere su come la violenza, sia fisica che psicologica, possa segnare in maniera davvero profonda un individuo influendo a volte drammaticamente sulle sue scelte.

Leggendo si cerca ogni indizio per comprendere come si senta veramente Yeong-hye, ma possiamo vedere il suo cambiamento solo attraverso gli occhi di chi la circonda notando che a mano a mano che lei si allontana dalle loro aspettative rimane sempre più sola.

Lo stile di Han Kang in La vegetariana

La scrittura è essenziale ed evocativa e alcune immagini rendono il romanzo quasi surreale. È come vedere Yeong-hye attraverso delle lenti senza poter mai guardarla da vicino, ascoltare la sua voce. Piano piano si passa da una lente che ingrandisce ad una che sfoca a quella che la rende sempre più piccola fino a scomparire.

In questo modo si amplifica la sensazione di dolore abbandono e isolamento della protagonista che non potendo più portare fuori il suo dolore lo mantiene all’interno di sé fino ad implodere. 

L’atmosfera risulta a tratti onirica, soprattutto nell’ultimo capitolo davvero difficile da leggere, con momenti di forte intensità emotiva. Ma è proprio questa modalità narrativa che rende la lettura del libro una vera e propria esperienza.

Cosa ne penso

La vegetariana è un libro originale nell’impostazione e per la capacità di rendere vivide le emozioni della protagonista attraverso delle immagini forti e angoscianti rendendo la lettura indimenticabile.

Inoltre, ci invita a riflettere sul tema della libertà e di quanto possa costare ribellarsi ad un sistema che non riconosciamo e dal quale decidiamo di distaccarci. Diventare invisibili, scomparire appare l’unica soluzione. Non si tratta di una resa ma di una provocazione attraverso una scelta estrema.

Il libro non è adatto a tutti, ma lo consiglio a chi desidera immergersi in una lettura intensa e simbolica che lascia il segno.

a cura di
Anna Francesca Perrone

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