L’anime originale di diverse generazioni a livello globale, la serie che ha dato vita ad una dinastia, un sogno che va avanti dal 1 aprile 1997
Introduzione
La struttura dell’anime Pokémon è estremamente complessa, come spesso accade con opere così monumentali. Non è questa la sede per spiegare nel dettaglio come si articola, quindi si evidenzierà solo a grandi linee in che posizione si incastra Pokémon Indigo League, altrimenti nota come Pokémon Sekiei League. Questa è ufficialmente la prima stagione dell’intero anime e si posiziona come la capostipite delle tre stagioni (Sekiei League, Orange Islands e Gold and Silver) che vanno a formare la prima serie, nota come Pocket Monsters. Ad oggi, è disponibile in streaming su Netflix.
Un po’ di normativa linguistica
Prima di addentrarsi nella recensione, però, bisogna fare delle note di traduzione e nomenclatura. Innanzitutto, c’è lo shock condiviso collettivamente da moltissimi fan che hanno scoperto che la parola Pokémon deriva effettivamente da un’abbreviazione di Pocket Monsters, letteralmente dall’inglese “mostri da tasca”. Inoltre, c’è un’opinione un po’ divisa per quel che riguarda la traduzione dei titoli, dal giapponese all’inglese e dall’inglese all’italiano. Infatti, all’epoca le norme non tutelavano il rapporto tra la cosiddetta lingua fonte e la lingua target. Quindi, forse per mancanza di soldi o forse per mancanza di interpreti dal giapponese, tutte le opere che arrivavano in Italia in quel periodo erano traduzioni di traduzioni. Per dirla in parole povere, l’anime veniva prodotto in giapponese, portato in inglese per l’America e successivamente translato dall’inglese alle varie singole lingue europee.
Il pensiero degli spettatori allora si spacca a metà: c’è chi crede che gli adattatori abbiano fatto il meglio che potevano con il poco che avevano a disposizione e c’è chi è convinto che l’intero lavoro sia da cestinare. Personalmente, trovo le versioni italiane buffe ma romantiche. In effetti, non so chi abbia deciso di tradurre Adventures in the Orange Islands con Oltre i cieli dell’avventura, ma di certo è stato molto più simpatico del suo corrispettivo inglese! Poi, per il massimo divertimento, si consiglia di ascoltare una puntata nelle varie lingue: da Ash che viene doppiato da voci femminili, agli infiniti modi diversi di pronunciare Bulbasaur, a Misty che urla perché qualcuno le ha “pestato la patada”…
Intenzioni
Prima di guardare una serie del genere, bisogna farsi un esame di coscienza ed essere terribilmente onesti con se stessi. C’è da chiedersi: “ma io, questa serie, come la voglio guardare?” e allora si profilano tre risposte, tendenzialmente. La prima prevede che dall’altra parte dello schermo ci sia un critico di anime, con occhio allenato alla qualità. La seconda, invece, vede uno spasimante dei Pokémon che durante l’intervallo alle elementari faceva finta di essere Pikachu. La terza annovera un povero ignaro che, dopo aver visto letteralmente l’intero catalogo Netflix, si ritrova nelle zone oscure dello streaming tra le Winx e Barbie. Quest’ultimo, è in realtà l’unico che può apprezzare davvero Pokémon Indigo League. Non bisogna essere troppo critici su una serie così vecchia e così low budget ma neanche troppo adoranti e condonare troppi difetti. Uno può prenderla solo con molta leggerezza, riconoscere i problemi e apprezzarne i pregi.
Grafiche… accattivanti
Un altro modo per garantirsi un gran intrattenimento è guardare delle puntate di questa stagione sforzandosi di prestare attenzione ai momenti di grafica oscena. L’occhio umano, ormai, è stato educato a captare e far passare come inesistenti al nostro cervello gli inganni dello schermo. Ad esempio, quando non ci si accorge della comparsa di uno stuntman in sostituzione di un attore per un’intera scena. Sforzandosi, invece, di farci caso, sarà possibile notare la gran quantità di disegni approssimativi e solo abbozzati. Si parla di intere scene in cui Pikachu sembra un rettangolo oppure Misty che è delineata da due righe e una macchia arancione. Per non parlare dei veri e propri errori, di Pokémon disegnati male e talvolta presenti in un fotogramma prima e nel fotogramma dopo scomparsi. Il tutto è giustificabile considerata l’epoca e i fondi, ma non si può fare a meno di notare quanto siano spassosi!
La discesa negli inferi della stupidità
Che in quest’epoca gli anime prodotti non fossero tra i più profondi, intelligenti o anche semplicemente coerenti e lineari, è conoscenza comune e condivisa tra tutti gli appassionati del genere. Basti pensare a quel meraviglioso meme di Sailor Moon, dove Usagi guarda l’uomo mascherato che ha le pretese di salvarla e gli dice qualcosa sulle righe di: “ma non hai fatto altro che fare un’entrata trionfale, lanciare una rosa e poi sparire di nuovo… sei inutile”. Indigo League è sulla stessa scia, con delle battute che raggiungono una demenzialità suprema. Eppure, per quanto scemi, risultano sempre scambi divertenti e arguti. Prima che calasse la censura del politically correct, non si esitava a prendersi in giro e a fare battute per un pubblico più adulto.
Con l’avvento del politically correct invece, come si può evincere da stagioni più recenti dell’anime in questione, cambiano molte cose. Se da un lato questa sottospecie di censura tutela gli spettatori (soprattutto quelli giovanissimi, che stanno incrementando sempre di più), dall’altro cagiona una serie di mancanze. Innanzitutto non permette di ampliare la fascia di spettatori con scambi semmai un po’ osè o innuendos. Successivamente, è vero che insegna ai bambini a non chiamarsi scemi a vicenda. Però è anche vero che se qualcuno insulta per un qualsiasi motivo un ragazzino, quest’ultimo, al posto di buttarla sul ridere come Indigo League insegna, si arma di suprema arroganza e prende misure drastiche e fuori luogo, ingigantendo l’accaduto.
Trama fuori dal normale
Ribadendo che non si tratta certo dell’anime più profondo e arguto mai concepito, la trama di Indigo League è a dir poco… scontata, banale e ripetitiva. Non è che uno possa davvero fargliene una colpa, tenuti in considerazione i soliti parametri. Gli episodi sembrano un po’ ripetersi come un disco rotto: capopalestra, tizio cattivo che tratta male i Pokémon, calamità naturali… Ah, a proposito: uno studio fatto da fonti poco affidabili (ovvero la sottoscritta) dimostra che la ratio del Team Rocket che fa il suo teatrino corrisponde precisamente alle trasformazioni Winx nella serie targata Rainbow.
Conclusione
Se preso con poca serietà, non si può negare che sia utile per farsi delle gran risate. Per la qualità, 2/10, ma per il divertimento 10/10! Se con l’arrivo della stagione natalizia desiderate rilassarvi e ridere un po’ senza subire le vessazioni costanti dei cinepanettoni, questa serie fa al caso vostro. Ai critici di anime non farà molto piacere. I fan isterici della saga sicuramente saranno entusiasti di un ritorno alle origini. Per quel che riguarda i poveri che si sono trovati nel lato oscuro di Netflix saranno così attoniti che non potranno fare a meno di ridere!
a cura di
Adelaide Gotti
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