Controverso e innovativo, Una vita privata è il romanzo più celebre della scrittrice cinese contemporanea Chen Ran. Tanto amata dal suo pubblico quanto disprezzata dalla critica, Chen Ran si dedica in ogni sua opera ad un’indagine acuta dell’interiorità dei suoi personaggi femminili portandone alla luce diversi aspetti. In particolare, il disagio sociale della donna e la sua incredibile fatica nel guadagnarsi un posto nel mondo vengono smantellati da una ritrovata individualità femminile
La terza ondata di femminismo che si riversa nella letteratura cinese nasce durante i primi anni Novanta ed è ancora oggi in corso. Questa fase di transizione viene definita femminismo postmoderno (cit. He Jing, Farewell to Gender) perché attinge sia dal postmodernismo, e da tutti i cambiamenti politici e sociali che ne conseguono, sia dal femminismo occidentale. Nel cercare di comprendere a pieno la travagliata condizione delle donne, le autrici cercano di scavare a fondo nell’Io femminile. Le differenze di genere sono sì riconosciute, ma demolite piano piano dalla singola percezione dell’individuo, dove il concetto di maschile e femminile assumono contorni distorti.
In Una vita privata, Chen Ran rompe con la tradizione scrivendo un inno all’essenza delle donne. L’introspezione psicologica di personaggi, con un preciso bagaglio d’esperienze drammatiche, diventa il punto di partenza per un’analisi più ampia della condizione femminile contemporanea. La scrittura intima dell’autrice le permette di sviscerare apertamente la vita privata delle donne inserendo temi quali: solidarietà femminile che sfocia in amore, rapporto madre-figlia e il delicato dialogo con l’altro sesso.
Una giovane dimenticata da tutti
Ni Niuniu è una ragazza comune che passa le sue giornate dando libero sfogo alle frustrazioni tipiche del famigerato periodo adolescenziale. I suoi pensieri contraddittori si scontrano con l’unica figura autoritaria della famiglia: il padre. Il loro conflittuale rapporto le impedisce di provare nei confronti delle figure maschili, anche future, serenità. L’unico legame che Niuniu custodisce con cura è quello con la madre e con le donne che compariranno nella sua vita. Sempre sola, la giovane viene emarginata anche dai suoi compagni di scuola, ma non dall’insegnate Ti con il quale avrà la sua prima relazione amorosa.
Affascinata dalle trasformazioni del suo corpo in periodo di pubertà tende a studiarlo come se fosse un’entità separata da lei. Pensieri perversi tormentano Niuniu che si avvicina sentimentalmente alla vicina di casa, la vedova Ho, molto più grande di lei. In quell’età di profondi cambiamenti fisici, la ragazza cerca disperatamente di trovare una propria identità sessuale. Frequentando il college, la ragazza si invaghisce di quello che lei reputa l’amore della sua vita, un suo compagno di studi, che la ricambia.
Tuttavia, la storia passionale tra i due si interrompe bruscamente quando lui viene coinvolto nelle proteste di piazza Tiananmen con conseguenze gravissime. Sconvolta da questa perdita e dalla morte tragica della madre e della vedova Ho, Niuniu si chiude ancora di più in sé stessa. Innamorata solo del proprio corpo e del proprio Io, viene dimessa dall’ospedale psichiatrico, dove era in cura, passando le sue giornate immersa nel suo unico rifugio: la vasca da bagno.

Un femminismo individualista
Nelle opere di Chen Ran, la figura maschile si scontra spesso con quella femminile. Il rapporto turbolento che Niuniu ha con il papà viene impiegato come metafora per descrivere e criticare l’ancora sentito sistema patriarcale cinese. Attraverso il ricordo di alcuni fatti accaduti in casa, il lettore è cosciente della lenta ma inesorabile ribellione interiore della ragazza verso il genere maschile. In particolare, dopo che la giovane scopre che l’anziana governante era stata cacciata di casa dal padre per aver osato mettere in discussione la sua parola, Niuniu inizia ad elaborare tra sé riflessioni significative sull’uomo.
Una di queste riguarda il comportamento meschino del padre nei confronti dei membri femminili della famiglia. Tutte le donne presenti nella casa, persino lei da piccola, gli avevano sempre ubbidito ciecamente, con conseguenze terribili per loro. Il padre si è sempre concesso di agire come meglio credeva, calpestando i loro diritti sapendo che mai si sarebbero opposte. Niuniu capisce, quindi, che la colpa dei loro stessi mali è, in parte, la loro remissività tipicamente femminile.
L’unico modo per riappropriarsi dei propri diritti è sfidare l’autorità paterna e maschile che impedisce alle donne di vivere degnamente la loro vita. Niuniu sa perfettamente che non può entrare in conflitto apertamente con il padre, non ne ha le forze, deve trovare una via d’uscita da sola che possa renderla finalmente libera: l’indipendenza economica. L’unica salvezza ad una condizione di subordinazione sociale femminile è l’emancipazione finanziaria, che permetterebbe a tutte le donne di rivendicare la propria individualità di Donna, non soltanto in chiave politica e sociale.
“A quel punto, un singhiozzo si formò nella mia gola, minacciando di sgorgare dalle mie labbra da un momento all’altro. Così non aspettai che le trovasse, quelle parole: rapidamente, come se dovessi affrettarmi a tornare a casa a sbrigare delle faccende, e con un odio inspiegabile in fondo al petto,
le dissi: «Tata, aspetta che sia grande. Che abbia guadagnato dei soldi. Ti riporterò qui, e caccerò via lui. Ti vendicherò!» Su quell’ultima parola, poi, mi voltai, e corsi in casa senza più guardare indietro. Lui, naturalmente, era mio padre.”
Quella normalità da sempre taboo
Descrivere l’estro creativo di Chen Ran è difficile. La sua penna delicata ma fredda e distaccata permette al lettore di entrare nelle emozioni di Niuniu senza pregiudizio. Le tematiche complesse messe in evidenza in Una vita privata sono spesso lo specchio di esperienze che, seppur siano classificate come intime, si scagliano contro la società rea di essere l’artefice dell’insoddisfazione dell’individuo. L’autrice sceglie di raccontare una normalità che è meglio tener nascosta per criticare e condannare l’impossibilità di vivere la propria vita senza catene.
L’odio per il padre, la pazzia, il piacere carnale e l’amore passionale per lo stesso sesso vengono finalmente liberati sotto forma di sensazioni. L’Io narrato è un io che comunica con sensibilità, che si distacca dal proprio corpo per guardarsi con occhi diversi, non suoi. Il ricorrere a temi censurati dal Partito comunista cinese, come l’omosessualità, è necessario al fine di riappropriarsi del proprio corpo individuale contrastando così la mancanza di libertà.
a cura di
Elisa Manzini

