Settimana scorsa un gruppo di (generosi) studenti dell’Università di Roma Tre ha organizzato una conferenza sul giornalismo investigativo tutto intorno al controverso caso di Emanuela Orlandi. La conferenza ha ripercorso le tappe principali di questi dolorosi 30 anni di mutismo con la partecipazione del fratello di Emanuela, Pietro Orlandi, i giornalisti Emiliano Fittipaldi, Fiore De Rienzo e Francesco Di Frischia e l’avvocata Laura Sgrò.
The Sound of Silence
Roma, 9 giugno 2023, Università degli Studi di Roma Tre.
La sala conferenze del dipartimento Umanistico di Roma Tre è gremita. Studenti, giornalisti ed interessati al caso sono riuniti davanti ai volti di chi è invecchiato inseguendo la giustizia di una storia piena di incisi ma priva di punto fermo.

William Guarriello, Giovanni M. Zinno, Valeria Todaro ed Elisa Valiante sono l’intraprendenza e la voglia di sapere fatta studenti che hanno pensato di non darla vinta al silenzio e si sono rimboccati le maniche per costruire di una giornata di informazione e formazione.
The Sound Of Silence – Quarant’anni di non verità è la conferenza che ha ripuntato i riflettori sul caso della “ragazza Vaticana” (come soprannominata nella docu-serie Netflix). Quell’incontro che aveva l’obiettivo di formare la platea di futuri giornalisti ed esortarla ad essere insaziabilmente devota alla verità. «[…] dovere morale» lo denota il professore e giornalista Francesco Di Frischia.
Le 5W
Per i meno informati, un piccolo riassunto della vicenda.
Città del Vaticano, estate 1983. Emanuela Orlandi è giovane studentessa vaticana di 15 anni che coltiva la passione per la musica. Il 22 giugno esce per dirigersi, appunto, alla sua lezione di musica.
Non tornerà mai più a casa.
Secondo alcune testimonianze, Emanuela sarebbe stata avvicinata da un “rappresentante Avon” che le avrebbe proposto di lavorare nella distribuzione di volantini per una cifra esorbitante.
Nella pausa dalla lezione di musica, Emanuela contatta la sua famiglia per raccontare, entusiasta, l’offerta ricevuta. Quella sarà l’ultima volta che averbbero sentito la sua voce.
Perché ad Emanuela non è stato offerto nessun lavoro reale. Perché il rappresentante della Avon è in (presunta) realtà, Enrico De Pedis, Il Presidente della Banda della Magliana.
Emanuela sparisce nel nulla e per sempre.
La famiglia Orlandi inizia a preoccuparsi non vedendola tornare a casa e la cerca per tutti i 44 esigui ettari dello Stato del Vaticano. Denunciano la sua scomparsa alle autorità che rassicurano “sarà un allontanamento volontario. Poi non è nemmeno tanto bella, non le sarà successo nulla” – ricorda il fratello Pietro -.
Querceto di ipotesi
Da questo momento la realtà si fonde con «[…] la fantascienza. […] perché nessuno ha avuto la possibilità di verificarla.» come giustifica il giornalista De Rienzo una delle papabili piste.
Emanuela poteva rappresentare il riscatto di un debito che la Santa Sede aveva con l’organizzazione criminale della Magliana. Poteva rappresentare il prodotto del baratto per la scarcerazione del terrorista Mehmet Ali Ağca. Poteva essere l’oggetto del desiderio di uno dei Veleno (come la Torres definiva prelati e oligarchi). Poteva essere rinchiusa nell’ostello religioso di Clapham o Chapman Road di Londra. Potrebbe ancora essere viva e vivere in cattività o da libera lobotomizzata.
Emanuela potrebbe essere (stata) tante cose, ma non lo possiamo ancora sapere.
Conclusioni
Mentre pendevo dalle labbra del giornalista Fittipaldi ipotizzavo la stesura di questo articolo: quali e quante piste avrei dovuto appoggiare? Come riassumere 30 anni di rumorosi silenzi e opportunismi? Chi doveva essere il capro espiatorio di questo pezzo?
E proprio in questo pensare, in realtà, ho capito che aveva ben poco senso provare a cercare il colpevole. Perché i racconti dell’autore di Lussuria hanno stimolato pelle d’oca ed un unico pensiero: “chissà che paura deve aver avuto una ragazzina di 15 anni“. Che fosse stata trasportata in Germania e poi a Londra, o rinchiusa in uno scantinato del Municipio XI, quanto deve aver sofferto una studentessa ignara del simbolo che rappresentava per i Poteri velenosi?
Perché, effettivamente, quello di Emanuela non è il caso intrigante da speculazioni e puntate con gli amici. Non è quel delitto imperfetto da ricostruire ad una “cena con delitto”.
Il caso di Emanuela è uno di quelli che ti fa odiare lo Stato e le istituzioni. Uno di quelli che ti fa perdere le speranze nel sistema giuridico italiano. È una di quelle vicende che ti fa sentire tremendamente impotente e ti spinge ad accettare l’arresa; rinunciare a giocare contro squadre (o squadroni) intoccabili.
Per me Emanuela è viva e la cerco viva.
Pietro Orlandi
Alla fine dello scorso anno è stata aperta la terza inchiesta per la scomparsa della Vatican girl ben voluta dal Papa rioplatense.
«Tutta la verità non si potrà mai sapere», delude De Rienzo.
Magari tutta no, ma forse il misericordioso Papa che viene quasi dalla fine del mondo, potrà donare alla famiglia Orlandi un po’ di SS. Verità.
a cura di
Enzo Celani

