4 metà, un film sul concetto “utopistico dell’ anima gemella”: la recensione

4  metà, un film sul concetto  “utopistico dell’ anima gemella”: la recensione
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4 metà è il nuovo film di Alessio Maria Federici, uscito il 5 gennaio su Netflix, tratto dall’omonimo romanzo di Martino Coli, che è anche sceneggiatore del film. Sono due gli ingredienti del film: anima gemella e sliding doors.

Gli ingredienti di 4 metà

Esiste l’anima gemella? Questo è l’interrogativo su cui ruota 4 metà, che è il file rouge del film facendo riferimento al mito delle due metà che è stato raccontato nel Simposio di Platone la cui leggenda narra così:

“Un tempo gli uomini erano esseri perfetti, non mancavano di nulla e non v’era la distinzione tra uomini e donne. Ma Zeus, invidioso di tale perfezione, li spaccò in due: da allora ognuno di noi è in perenne ricerca della propria metà trovando la quale torna all’antica perfezione…”

Alla leggenda dell’altra metà della mela” troviamo l’ altro “ingrediente” del film che è lo Sliding Doors, ovvero il cosiddetto “cosa sarebbe successo se “ reso celebre dal omonimo film del 1998 con Gwyneth Paltrow.

4 meà: trama e cast

Il film inizia con la cena di Luca e Sara, una giovane coppia sposata che nel corso di una cena con una coppia di amici ci si interroga sull’esistenza dell’anima gemella e i due ragazzi hanno visioni completamente diverse, il primo ci crede fermamente a differenza di Luca, e a quel punto Sara interviene in questo modo:

“Vi raccontiamo una storia e alla fine ci dici se ci credi ancora all’anima gemella oppure no”

Questa storia raccontata risale a 2 anni prima e da lì inizia il film con il seguente flashback.

Luca e Sara sposati da poco decidono di invitare a cena sul loro terrazzo: Chiara (Ilenia Pastorelli), Giulia (Matilde Gioli) Matteo (Matteo Martari) e Dario (Giuseppe Maggio), quattro trentenni risolti lavorativamente ma no sentimentalmente parlando.

Dario è un avvocato, decisamente uno che preferisce “una notte e via” ad un impegno sentimentale, l’unica persona che ama è se stesso.

Il suo alter ego femminile è Giulia, matematica che lavora in una società di modelli finanziari. Una donna sicura di sé, arrogante, tutta la sua vita si concentra sulla sua carriera e apparentemente sembra essere immune dai sentimenti.

Gli opposti di Dario e Giulia sono Matteo e Chiara, il primo è timido, un po’ goffo e romanticone, disposto a lasciare tutto per amore. Chiara è un medico, dolce e romantica, un po’ tra le nuvole che non si accorge nemmeno che tutti gli uomini sono ammaliati dal suo sorriso, dalla sua “aura”, la cosiddetta “donna calamita” , così chiamata da “Luca”.

La struttura narrativa: una “montagna russa”

La struttura narrativa è decisamente particolare, per certi versi originale, lo spettatore si trova in una sorta di “montagna russa”, in un sali e scendi fatto di presente e sling doors, anche se all’inizio di questo tornado si è un po’ spaesati, e viene da chiedersi: ma quando è successo? Ma forse è un sogno? Poi una volta capito lo spettatore entra in questo meccanismo leggermente confusionario.

Forse all’inizio questo può essere un punto a sfavore e uno svantaggio narrativo, in quanto lo spettatore rimane spiazzato e perso.

Forse era necessario un espediente di montaggio o di avvisaglia o qualche tipo di cambiamento fisico nei personaggi, oppure fa finire prima la prima combinazione di coppia e poi l’altro quartetto.

Anche se per dover di cronaca a un certo punto in una scena in cui vediamo Matteo e Chiara sul finale compare in sovraimpressione il famoso espediente narrativo del 2 mesi dopo… ma no riporta più a loro due, ritroviamo Matteo in un altro contesto ma soprattutto con un’altra protagonista femminile.

Oppure vediamo Giulia entrare in una stanza dopo un incontro con Dario e poi una volta rientrata in scena in stanza la vediamo protagonista della storia con Matteo.

Matilde Gioli in una scena di 4 metà

Questi mini spoiler sono necessari per sottolineare il fatto che quell’avvisaglia in ogni caso non aiuta per niente, anzi si ha sempre la sensazione del dubbio, ovvero di quell’interrogativo che appartiene allo sliding doors e a tutta la struttura filmica di 4 metà.

Un file rouge chiamato amore

L’amore vuoi non vuoi è il nostro file rouge del nostro esistere, l’amore da sempre è protagonista di canzoni, poesie, film, in cui viene raccontato in tutte le sue sfumature, con la consapevolezza che non ha una definizione univoca per tutti, ma è soggettivo ed è capace di far smuovere i pensieri, le coscienze, l’anima con dibattiti e riflessioni.

L’amore è un sentimento così astratto ma allo stesso tempo così concreto cosi radicato con quello che proviamo, che lo percepiamo in tutta la sua essenza.

Le commedie romantiche esistono da sempre e non smettono di appassionare, divertire, far battere il cuore e anche di far scendere sul nostro volto qualche lacrimuccia, per questo casualmente, molto casualmente alcuni di noi, di voi, tende ad avere una scatola di clinnex accanto alla propria postazione “guarda film”.

L’amore non è un’equazione matematica il cui il risultato è quello ma è la combinazione di tanti fattori, il cui risultato è un mix assolutamente ignoto, quante volte ci siamo chiesti “ma perché mi sono innamorat* di quell* “che con me non c’entra nulla oppure “eravamo troppo simili ma non ha funzionato lo stesso”.

E da questo pensiero sul somigliarsi o sull’essere opposti che spinge a fare determinate scelte solo perché in teoria funzionerebbe meglio, ma magari fosse così semplice e lineare e il film lo dimostra totalmente.

Una commedia che fa riflettere

4 metà raffigura filmicamente come una semplice cena con amici possa essere spunto di riflessione sulla nostra vita e come a volte un semplice evento possa cambiare la nostra esistenza a e che a volte dei sliding doors ci portano ad A anzichè a B.

Il film ci mostra come bisogna andare oltre a queste idee di base e come quella che viviamo è solo una delle tante vite che potremmo vivere, anche se la nostra essenza, i valori sono gli stessi ma il fulcro di tutto è l’incontro con l’altro che ci cambia in un certo senso come ci mostra il film.

Amare vuol dire proprio trovare quei punti di incontro e avere quella complicità, dialogo, comprensione che non dipende dal somigliarsi o almeno non è assolutamente un requisito essenziale, ma è quel cosa in più che va oltre tutto.

Infatti vediamo come Matteo e Giulia nonostante la loro diversità siano così complici, pieni di volontà nel far continuare le cose e apparantementie senza problemi sostanziali.

L’anima gemella è così utopistica?

4 metà è una commedia si romantica ma con tratti profondi che ci spinge a porci tante domande e a identificarsi con i personaggi e a un certo punto ti chiedi a te stess* ma in tutto questo Luca ha ragione quando afferma che :

“ dentro una relazione cambi e quindi tutte le altre possibilità smettono di esistere, non è questione di trovare la propria anima gemella ma un’anima gemella”

Sarà così? Esiste l’anima gemella, l’altra mela, l’altro puzzel, cioè quella assoluta o semplicemente esiste un’anima o più anime con cui riusciamo a sentirci a casa e semplicemente noi stessi.

Ma poi veramente siamo delle metà o siamo completi già da soli?

Ci sarebbero tante cose di cui parlare al riguardo ma mi dilungherei troppo ma comunque voi cosa ne pensate?

Conclusioni

Un film che vi consiglio di vedere, di viverlo e di attraversare le tappe che vivono i protagonisti nonostante la montagna russa narrativa ma alla fine si rivela un punto di forza che coinvolge ancora di pù, quindi vedetelo e rivedertelo anche una seconda volta perché ne vale la pena.

A cura di
Francesca Cenani

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