“Ritratto di Jennie”, d’amore e memoria

“Ritratto di Jennie”, d’amore e memoria
Condividi su

Era il 1940 quando in America veniva pubblicato Ritratto di Jennie per mano di Robert Nathan, scrittore e poeta nato a New York. Sono solita contestualizzare i libri, così come le opere d’arte, perché senza questa cornice difficilmente si riesce a esserne partecipi. Non possiamo essere solo fruitori passivi.

Esiste qualcosa che è fame non di cibo ma di altro, di più, e questa era a fame che avevo. Ero povero, la mia opera sconosciuta, spesso saltavo i pasti, e l’inverno era freddo nel mio piccolo studio nel West Side. Ma tutto questo in fondo era nulla.

Ritratto di Jennie, di Robert Nathan, portato al cinema nel 1948 da William Dieterle e interpretato da Joseph Cotten e Jennifer Jones, in foto. Foto da internet.
Ritratto di Jennie: libri che fanno bene

Cosa vuol dire quando un libro fa bene? Vuol dire trovare una lettura che smuove, scalda, abbraccia e accoglie. Robert Nathan è l’autore che più consiglio per godere di queste sensazioni, non importa quale sia il suo romanzo. Ho deciso però di raccontarvi di Eben Adams, giovane pittore che attraversando Central Park incontra una bambina che indossa abiti antiquati e sta giocando sola.

Cos’è che fa sì che un uomo e una donna sappiano che, tra tutti gli uomini e le donne del mondo, essi si appartengono? Nient’altro che il caso e l’essersi incontrati? Nient’altro che l’essere vivi in questo mondo contemporaneamente? O forse c’è un’anima tra tutte le altre – tra tutti quelli che sono stati vivi, generazione dopo generazione, da un capo all’altro del mondo – che deve amarci o morire? Che, a nostra volta, dobbiamo amare, che dobbiamo cercare per tutta la vita, ovunque e nonostante tutto, fino alla fine?

Ritratto di Jennie, di Robert Nathan, portato al cinema nel 1948 da William Dieterle e interpretato da Joseph Cotten e Jennifer Jones, in foto. Foto da internet.

Ritratto di Jennie, che inizialmente appare come un tentativo mancato di colmare le orme lasciate da Il dolore del giovane Werther di Goethe, si rivela una coperta calda tradotta da Simone Caltabellotta, editore di Edizioni di Atlantide. Una passeggiata in un mondo onirico, circondato da una leggera foschia percepita fra le pagine, dove emerge un conflitto fra lo spazio e il tempo. Un pittore che ritrae il volto di una donna ancora bambina che chiede di essere aspettata.

Ritratto di Jennie: fiato sospeso e non siamo in un thriller psicologico
“Vorrei che tu aspettassi che io diventi grande”, estratto da Ritratto di Jennie, pag. 14.
Foto di Ylenia Del Giudice

Il fiato sospeso è una conseguenza di una trama senza tempo, una New York che non conosciamo e senza punti di riferimento. Non si possono collocare i personaggi che sembrano anime fluttuanti, rese concrete solo dalle immagini del film del 1948 diretto da William Dieterle.

Per un artista c’è un altro tipo di sofferenza che è molto peggio di qualsiasi cosa che l’inverno o la povertà possano causare; è come un inverno della mente, nel quale il fuoco del proprio genio, la linfa vitale del proprio lavoro, sembrano ghiacciati e senza vita, bloccati – forse per sempre – in una stagione di morte; e chi può dire se una primavera verrà di nuovo a liberarli?

Eben vive nell’incertezza e nella stessa incertezza entra Jennie. Entrambi con un passo lento, vengono raccontati da Nathan come si racconterebbe qualcosa di etereo, con delicatezza, lasciando spazio a pensieri e note musicali. Un valzer delle anime, ecco cosa racconta Robert Nathan.

My Funny Valentine, Chet Baker
Ritratto di Jennie: la carta è importante

Per citare Shakespeare, “Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, e nello spazio e nel tempo d’un sogno è raccolta la nostra breve vita“: Eben e Jennie sono così, al punto che una comune carta usomano da 70 o 80 gr. avrebbe reso questa storia priva del suo peso specifico, lasciandola evaporare negli scaffali delle librerie. Atlantide sceglie invece un interno da 100 gr. della cartiera Favini, regalando al lettore la possibilità di dare un corpo al romanzo.

Il lettore ha fra le mani un libro che si sente, una carta che può accarezzare e della quale sente il fruscio voltando le pagine. Ritratto di Jennie assume tutte le caratteristiche per essere una lettura che stimola la memoria, che si insinua nei pensieri come un ricordo quasi svanito riacceso da un odore, da una nota. Un libro che resta nel tempo.

a cura di
Ylenia Del Giudice

Seguici anche su Instagram!

LEGGI ANCHE – Letto singolo: tre libri per riprendersi il proprio spazio

LEGGI ANCHE – Il Giappone sotto l’ombrellone

Condividi su
Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *