Dalila Spagnolo e i colori della fragilità

Dalila Spagnolo e i colori della fragilità
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Dalila Spagnolo è una talentuosa cantautrice leccese dall’animo soul.

Nonostante la giovane età, Dalila si fa portavoce di uno stile musicale complesso e prezioso che unisce le sonorità della musica black alla componente testuale italiana: il risultato è racchiuso in “Giallo Fiore“, suo ultimo inedito.

Ricordi quand’è stato l’esatto momento in cui hai deciso di voler intraprendere il tuo percorso artistico nel mondo della musica?

Ricordo nitidamente la sera in cui mi incontrai con la donna che ha smosso le mie pieghe interiori, maestra e mentore Tyna Maria. Quella sera prendemmo una puccia al duomo di Lecce e parlammo, tra le altre cose, del mio futuro. Allora pensavo che la musica sarebbe stata una passione di sfondo ad un altro lavoro, pur sapendo che non mi avrebbe mai gratificata.

Da quel giorno mi consegnò un esercizio ben preciso: stilare 10 motivi e, quindi, scopi per cui mi sentivo al mondo. Da questi 10 mi è stato chiesto di cerchiarne 3 e di numerarli a seconda dell’importanza. Al primo posto c’era la Musica! Da allora non ho più voluto fare altro e ho iniziato nel tempo a muovermi solo in quella direzione.

Il tuo primo inedito è in lingua inglese. Cosa ti ha spinto a passare in seguito alla scrittura di testi in italiano?

In verità ho sempre prediletto la lingua inglese nella scrittura, nonostante abbia composto dal principio anche in lingua italiana. Venendo da un percorso di Gospel, e da ascolti Soul e R’n’B ho sempre avuto una vena Black che dettava il genere e, di riflesso, anche la lingua dei miei brani.

Adesso il mio desiderio è quello di arrivare ai cuori della gente, ancor prima delle orecchie. Perciò sebbene potrei esaltare le mie doti canore, ho scelto la semplicità di chi ha proprio bisogno di parlare agli altri, con un linguaggio semplice, musicale e orecchiabile, ma che strategicamente lascia nell’orecchio messaggi di positività.

In particolare la mia “sfida” è rivolta ai giovani, che spesso non parlano di problemi, fragilità, insicurezze perché discorsi di questo tipo sono visti ancora un po’ come dei tabù agli occhi di una società disattenta, repressa e alienata.

Ho ascoltato “Giallo Fiore”, tuo ultimo singolo, e la prima cosa a cui ho pensato è “La ginestra” di Leopardi, una lirica ispirata proprio a questo particolare fiore giallo che cresce spontaneamente sulle pendici vulcaniche: non esiste forse ambiente meno adatto per la vita di un fiore così delicato, eppure la ginestra ha un’intrinseca capacità di resilienza. Come mai è proprio un fiore giallo a dare il titolo al tuo nuovo brano?

Non ho fatto mai caso a questo parallelismo. Probabilmente è anche uno di quei capitoli di letteratura italiana che ho studiato superficialmente solo per l’interrogazione. Ti ringrazio per questo.

“Giallo Fiore” è un colore o semmai un’immagine che si riferisce alla gratitudine sviluppata in particolare durante il periodo di lockdown, di una  primavera vista sbocciare un po’ da lontano, “dal balcone di casa”. In particolare non è un fiore giallo, ma la tonalità di giallo che appartiene ai fiori di campo. Come macchie gialle in un campo verde: così ho visto sbocciare la primavera da casa mia.

“Giallo Fiore” è, ancora, un dialogo tra timori legati al periodo di lockdown che ci ha visti uniti in esperienze simili, come quella della solitudine, della mancanza, dell’instabilità. La paura del cambiamento, di perdere l’equilibrio dialoga con la gratitudine verso le piccole cose, il valore dei piccoli gesti.

Saluta gli amici di The Soundcheck con la citazione di un tuo brano.

“Giallo Fiore” in-segna che “imparare a volare è meglio che cadere come niente”. Ciao The Souncheck!

a cura di
Annalisa Senatore

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Annalisa Senatore

Annalisa Senatore

Annalisa all’anagrafe, ma sul web e nel cuore lei è @annamatita_. Nata e cresciuta a Siracusa, ha una laurea in psicologia, una in neuroscienze, un master in comunicazione digitale eeeee Macarena! Vive a Bologna dal 2015 ed è proprio in questa meravigliosa città che ha conseguito la prestigiosa specialistica in “Casi umani: dove trovarli (e lasciarli)”. Social media manager, press officer, sniffatrice seriale di libri, sosia ufficiale di Amy Winehouse e orgogliosissima Serpeverde.

2 pensieri su “Dalila Spagnolo e i colori della fragilità

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