“Organizzare un festival è una gran rottura di coglioni, ma che soddisfazione appena si accendono gli amplificatori…”
Le incombenze, gli imprevisti sempre dietro l’angolo, lo sperare che vada tutto liscio. Ma anche la soddisfazione di veder crescere un progetto e l’apprezzamento del pubblico partecipante. A pochi giorni dall’apertura ufficiale, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Jacopo Riccetti, presidente dell’associazione culturale Jay 27 nonché uno dei principali organizzatori e ideatori del Suburbiae Unexpected Fest di Teramo che quest’anno, il 28 e 29 agosto, alla sua terza edizione, vedrà esibirsi Wolfmother, Messa, Stoned Jesus, Bull Brigade e moltissimi altri.
Siamo con Jacopo Riccetti, presidente dell’associazione culturale Jay 27 nonché tra gli organizzatori del Suburbiae Unexpected Fest di Teramo che quest’anno raggiunge l’edizione numero tre. Partiamo dall’inizio e parlaci di come è nata l’idea, il progetto del Suburbiae, fino ad arrivare alla sua realizzazione.
Si, siamo all’edizione numero 3 ed è una cosa incredibile, nessuno ci avrebbe scommesso!
Come nasce l’idea? Sono un musicista ma soprattutto un appassionato di musica e tornando a Teramo dopo tanti anni passati fuori, mi rendo conto della totale assenza di musica di qualità, quindi insieme a due amici decido di creare un’associazione culturale che smuova un po’ le cose. Ovviamente partire subito con un festival sarebbe stato una follia e quindi il percorso inizia con delle mostre di fotografia/ pittura, Talk ecc. Tolte le piccole difficoltà iniziali, vediamo che un piccolo riscontro dalla città c’è e che il numero degli associati aumentava. Questo ci ha dato la carica, a due anni dalla fondazione dell associazione, per provare ad organizzare un festival.

Sin dalla prima edizione coi Goblin di Claudio Simonetti e poi con i Godflesh nel 2025, sembra che la parola d’ordine sia “trasversalità”, cercare di intercettare un pubblico il più diversificato possibile. Insomma, recuperare po’ il concetto primordiale di festival.
Assolutamente sì. Si parla tanto di ” abbattere le barriere ” ma se lo si fa in ambito musicale, molti storcono il naso, convinti che non si possano mischiare generi come metal, punk. rock ‘ n’ roll ecc. Beh questa è una cazzata ed è ora che ci sforziamo di aprire la mente (come d’ altronde si fa nel resto del mondo).
Quest’anno Wolfmother, Messa, Stoned Jesus, Bull Brigade… Come è stata decisa la lineup 2026?
È semplicissimo: facciamo una lista delle band che ci piacerebbe portare, a seguire un piano di fattibilità/ costi/ trasporti e vediamo quali rispettano i giusti parametri.
Il Suburbiae 2026 tra l’altro ha una sfilza di altre realtà underground ma di gran qualità. Tant’è che quest’anno avete diviso il Suburbiae in due giornate, il 28 a ingresso gratuito e il 29 con biglietto (che, tra l’altro, visto il bill proposto e i tempi odierni, il prezzo è onestissimo). Come funzionerà?
Sì, quest’anno abbiamo deciso di estendere a due giorni la durata del festival e inserire molte più realtà musicali. Le band del primo giorno sono quasi tutte abruzzesi, a testimonianza del fatto che ci sono musicisti di estremo valore, anche “vicino casa”. Gli headliner saranno i Bul Brigade che non penso abbiamo bisogno di presentazioni e abbiamo deciso di istituire l’ingresso gratuito, per il giorno di venerdì 28 agosto, per dare la possibilità a chiunque di poter prendere parte al festival.
Sabato 29 agosto sarà a pagamento essendoci band internazionali con cachet importanti, ma abbiamo comunque messo un biglietto ad un prezzo calmierato, come abbiamo fatto nelle edizioni passate.

Senza girarci troppo intorno, realizzare un festival è bello, ma anche una gran rottura di coglioni. Quali sono le sfide che avete dovuto affrontare e come le avete affrontate… e come le state risolvendo?
Realizzazione un festival è un’immensa rottura di coglioni, soprattutto se non hai fondi di investimento/ banche o simili alle spalle (come nel 90% dei festival) e se vuoi mantenere un prezzo accessibile.
Le sfide maggiori sono ovviamente la ricerca di fondi, il combattere quotidianamente con chi ti addita come satanista perché promuovi musica diversa dal pop mainstream, ottenere tutti i vari permessi in tempo e via dicendo. Potrei andare avanti all infinito ma non vi tedierò oltre.
In ogni caso, tutto lo stress generato dalle difficoltà viene ripagato interamente appena si accendono gli amplificatori.
Ti faccio un paragone che per me rende perfettamente l’idea. Anni fa nei concerti non esistevano i vari, pit, pit gold e roba del genere, quindi se volevi stare davanti dovevi fare minimo 10 ore di fila, spesso sotto il sole, ore in cui il tempo sembrava non passare mai. Poi però, a un certo punto, si accendevano le luci e al primo accordo di chitarra tutta la stanchezza svaniva improvvisamente e sapevi di essere esattamente nel posto dove dovevi essere.
Chi organizza festival indipendenti lo sa benissimo che non ci si guadagna un cazzo, ma lo fai lo stesso: per la scarica di adrenalina pura, per il muro di suono dei bassi che ti prende a calci lo stomaco per la polvere sotto gli anfibi, per le birre calde e le occhiaie che arrivano a toccare terra.
Lo fai perché il rock ‘n’ roll non è un genere musicale ma una cazzo di malattia.

a cura di
Andrea Mariano

