Industrial metal, ma anche post punk, rock e tanto altro alla seconda edizione del Suburbiae Unexpected Fest. Immensi Godflesh, gran scoperta i Giuda, sempre un piacere rivedere gli Horror Vacui… C’è tanto di cui parlare
“Prevista pioggia. No, scusa, pioggia solo la notte. Oddio, forse nel pomeriggio”. Con un fine agosto più incerto e instabile delle affermazioni di un noto biondo politico estero, possiamo dire una cosa: lassù qualcuno ha avuto a cuore il Suburbiae Unexpected Fest tenendo lontane le nuvole da Teramo (e facendo tirare un respiro di sollievo a chi, come il sottoscritto, sarebbe stato sprovvisto di qualsivoglia tipologia di riparo dall’acqua piovana). Fatto sta che l’unica data italiana di questo tour europeo dei Godflesh ha soddisfatto le aspettative dei presenti.
Ma in questa mini maratona abruzzese non ci sono stati solo gli inglesi. Procediamo con ordine e vediamo un po’ cosa è successo alla seconda edizione del Suburbiae Unexpected Fest.
Jennifer in Paradise
Si parte alle 16:30 in punto con i Jennifer in Paradise, giovane band made in Roma che ha il compito di inaugurare la giornata. Il quartetto si da da fare, ha molta energia e raccoglie applausi e consensi di chi alla spicciolata sta giungendo sottopalco. Per un gruppo nato da pochissimo (2024), l’amalgama si percepisce e colpisce. Interessanti nel loro alternative rock molto energico e che spesso vira su sonorità quasi metal.

The Sade
Cambio palco piuttosto celere e ci immergiamo in atmosfere decisamente più dark, nonostante il sole sia ancora baldanzozo in cielo. Si vira sul post-punk / new wave. Un genere, questo, che il sottoscritto apprezza particolarmente e loro sono stati una piacevole scoperta. I padovani The Sade si presentano in tre, classica formazione basso – batteria – chitarra/voce, ma costruiscono un muro sonoro di tutto rispetto e che ti tirano addosso senza troppi complimenti.
Il set scorre liscio come l’olio, tra un applauso e qualche ringraziamento. Per onestà di cronaca, ho trovato la voce di Andrew un po’ in difficoltà in certi punti, ma non ha minato particolarmente la prestazione generale, con la sezione ritmica composta dal basso di Silvia e dalla batteria di Matt che è un tritacarne inarrestabile.

Little Pieces Of Marmelade
Riusciranno mai i nostri baldi giovani a strapparsi di dosso l’etichetta di “quelli di X-Factor”? Non ci è dato saperlo e francamente ce ne sbattiamo anche un po’ le balle. Il duo marchigiano si conferma un Caterpillar rock: pochi fronzoli, tanto casino e via.
Horror Vacui
Pian piano, gradualmente, la luce naturale si attenua sempre più. Perfetto preludio per i bolognesi Horror Vacui, vera e propria istituzione di quel death rock / new wave fatto di riverberi infiniti e atmosfere che si buttano a capofitto nelle cantine degli anni ‘80.
Prestazione di grande caratura, dove piccolissime imperfezioni (lo so, sono un rompicoglioni) non destabilizzano neppure di un millimetro l’ottimo impatto generale che la band ha donato al pubblico che, nel frattempo, si è fatto più cospicuo. Tanti applausi, tanti complimenti. Tanto di tutto. Bene così.

Giuda
E qui si vira su lande molto rock ‘n roll, o meglio, sul glam-punk’n’roll. Energia che ti porta a saltare, persino ballare. Ho visto darkettoni saltellare divertiti assieme ad ex capelloni vestiti di anfibi, cargo e smanicato jeans con toppe di band brutal metal. Il tutto su note scanzonate e allegrotte cucite con gran cura dai Giuda. Salutano velocemente il pubblico e poi via, non c’è spazio per le chiacchiere. Un’ora filata con brani che si susseguono senza soluzione di continuità.
Personalmente credevo fosse un azzardo piazzare una band come loro, completamente diversa dalle sonorità ascoltate fino a quel momento e in vista dei Godflesh. Felice di essermi ricreduto. Un tocco di vivacità è stato un toccasana per tutti.

Godflesh
I padrini dell’Industrial Metal arrivano sul palco e non fanno prigionieri. Per chi non li conosce, a prima vista i Godflesh potrebbero sembrare dei simpatici impiegati statali che hanno da poco staccato da lavoro. Sul palco, invece, si trasformano. Broadrick e Green sono solo due English gentlmen che scoperchiano un vaso demoniaco e trasformano il Suburbiae Fest in una sinfonia metallurgica senza pari.
Mazzate (metaforiche) a destra e a manca, un richiamo per tutti, tant’è che per un attimo mi guardo alle spalle e noto che l’area food, per la prima volta in tutta la serata, è deserta. Perché tutti sono davanti al palco, in un piacere quasi masochistico per farsi massacrare per bene da questi simpatici inglesi.
Poche parole, tanti fatti: ringraziamenti sinceri, si riposizionano gli strumenti con cura e via, i Godflesh si dirigono verso nuove lande (non prima di aver scambiato quattro chiacchiere coi fan).

Conclusioni
Con la musica di Vescovo – all’anagrafe Giovanni Di Icovo – a chiudere la serata, possiamo ritenerci più che soddisfatti di questo Suburbiae Unexpected Fest 2025. Un azzardo, quello di proporre sei artisti in certi aspetti molto diversi tra loro, che è risultato vincente, dato che la qualità media della proposta musicale era su buoni standard, sufficienti da far scattare in mente il “Costoro non li conosco, però sembrano interessanti. Vediamo un po’”. Un festival vecchia maniera, insomma. Rischioso? Sì. Azzeccato? Altrettanto.
a cura di
Andrea Mariano
Per le foto si ringrazia Stefano Nardi dell’associazione culturale Jay-27

