Quindici brani tra relazioni, cadute e ripartenze. Levante racconta i fallimenti senza rinunciare all’ironia e alla voglia di ballare
Levante torna con “Dell’amore il fallimento e altri passi di danza”, il suo sesto album, uscito il 9 ottobre. Il titolo mette subito le carte in tavola: qui l’amore non è una passeggiata romantica e il fallimento non resta una parola da evitare.
Nei quindici brani, Levante si muove tra relazioni che vacillano, finiscono o non riescono nemmeno a cominciare. Non si limita a raccontare una storia arrivata al capolinea. Guarda anche alle aspettative, agli errori e a quei comportamenti che spesso riconosciamo solo quando il rapporto è già cambiato.
Il disco raccoglie alcuni singoli pubblicati nei mesi scorsi: “Maimai”, “Niente da dire”, “Dell’amore il fallimento”, “Sono blu”, “Sei tu” e “Malìa”. Inseriti nel progetto completo, i brani partecipano a un racconto più ampio, che passa dall’attrazione alla disillusione senza cercare risposte facili.
Una danza, ma senza passi già pronti
La danza del titolo non ha bisogno di coreografie perfette. Qui i rapporti si costruiscono con avvicinamenti, distanze e movimenti che a volte si ripetono. È un’immagine che tiene insieme le canzoni, senza obbligarle a raccontare tutte la stessa storia.
Anche il suono cambia passo. La scrittura di Levante incontra sonorità pop, aperture elettroniche e momenti più ritmici. L’album alterna brani immediati e passaggi raccolti, mentre la voce della cantautrice resta il punto di riferimento. Non tutte le canzoni guardano all’amore dalla stessa distanza, e questa varietà dà respiro all’ascolto.
“Abissale”, che chiude il disco è probabilmente il brano più duro a livello emotivo. A metà percorso arriva invece “Monellerie”: non è uno dei quindici brani, ma un cameo speciale in cui Alma Futura, la figlia di Levante, legge una sua composizione. Un’interruzione breve e intima, che porta nel disco una voce diversa da quella della madre.
L’amore senza risposte facili
Il racconto non si ferma alle storie finite. Levante guarda anche a chi prova a lasciarsi amare, ma fatica a mettere da parte le proprie paure. E a chi si accorge di tornare sempre sugli stessi schemi. Da qui nasce una domanda che attraversa il disco: quanto spazio lasciamo all’altra persona quando l’ego prende il sopravvento?
Il tono cambia da una traccia all’altra. Ai momenti più seri si affiancano passaggi leggeri e divertiti, senza cancellare quello che il disco ha appena messo in discussione. L’alternanza evita che l’album diventi una sequenza uniforme di confessioni.
Levante non consegna una morale già pronta e non promette formule per aggiustare ogni relazione. Mette al centro le contraddizioni, gli inciampi e quello che resta quando una storia cambia forma. Poi lascia alle canzoni il compito di accompagnare chi ascolta.
Un disco da ascoltare
“Dell’amore il fallimento e altri passi di danza” segue i rapporti nei loro momenti meno lineari: quando le aspettative si scontrano con la realtà e non tutto va come speravamo. Levante non prova a trasformare ogni caduta in una lezione. Preferisce raccontare il percorso, con le sue esitazioni e qualche cambio di ritmo.
E già che ci siamo, Levante: per un’intervista abbiamo una proposta seria. Tu porta le storie, noi mettiamo sul tavolo il vino delle cantine Garrone. Scrivici!
a cura di
Luca Nicolini

